Domani, se non ci sarà un nuovo rinvio, Maryam Al-Khawaja comparirà di fronte a un giudice del Bahrain per aver “umiliato e aggredito agenti di polizia nell’esercizio delle loro funzioni”: l’ennesima accusa pretestuosa, un’ulteriore prova dell’accanimento della famiglia reale Al-Khalifa nei confronti degli Al-Khawaja.

Abdulhadi, il padre, il più noto difensore dei diritti umani del Bahrein, già presidente del Centro per i diritti umani del Bahrain e fondatore del Centro per i diritti umani del Golfo, sta scontando l’ergastolo per aver organizzato manifestazioni pacifiche e aver denunciato le violazioni dei diritti umani con cui le autorità del regno – aiutate nel 2011 dalle truppe saudite e degli altri paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo – hanno stroncato e continuano a stroncare la rivolta partita il giorno di San Valentino di tre anni fa.

Abdulhadi Al-Khawaja è in sciopero della fame dal 24 agosto.

Il 28 agosto la sua figlia maggiore, Zainab, al settimo mese di gravidanza, è stata incriminata per “ingresso illegale in una zona ad accesso ristretto”: si era presentata di fronte al carcere per sincerarsi delle condizioni del padre, dopo che questi aveva avuto un collasso al quarto giorno di rifiuto del cibo. Rischia di essere processata a ottobre e, se condannata, di partorire in carcere.

Le condizioni del padre hanno spinto Maryam, la figlia più piccola, a rientrare dall’esilio. Il 30 agosto l’hanno bloccata, appena atterrata all’aeroporto internazionale di Manama, perché sul suo passaporto danese non c’era il visto d’ingresso. Maryam, oltre che cittadina della Danimarca, è cittadina del Bahrain.

Secondo l’accusa, quando i poliziotti le hanno chiesto di andare a fare il visto, Maryam li avrebbe aggrediti. Il tanto pubblicizzato referto medico che attesterebbe le ferite riportate da un agente non è ancora stato reso pubblico. L’altra versione è che sia stata Maryam a essere aggredita da quattro agenti, che volevano strapparle il telefono dal quale stava twittando in tempo reale cosa stava accadendo.

La scandalosa situazione dei diritti umani in Bahrain rimane nascosta a gran parte dell’opinione pubblica internazionale e anche in Italia se ne sa poco. Stati Uniti d’America e Gran Bretagna proteggono il regno. A Washington e a Londra molte agenzie di pubbliche relazioni sono al lavoro, pagate profumatamente, per tutelare l’immagine del regno.

Amnesty International ha lanciato un appello per l’annullamento di ogni accusa nei confronti di Maryam Al-Khawaja e per la sua immediata scarcerazione.

Aggiornamento del 16/09/2014: l’udienza è stata nuovamente rinviata, a quanto pare al 1° ottobre