Ma cosa c’entra Tibor Navracsics, uomo forte del governo ungherese di Viktor Orban, con le politiche giovanili europee?

Tibor Navracsics, 48 anni, ungherese, è stato nominato da Jean-Claude Juncker Commissario Ue Educazione, Cultura, Politiche giovanili e Cittadinanza. Una nomina che fa rabbrividire se pensiamo che Navracsics è espressione del governo autoritario di Viktor Orban in Ungheria, uno dei cervelli pensanti del suo partito, Fidesz. Si tratta del partito che in Ungheria detiene la maggioranza assoluta in parlamento, grazie alla quale negli ultimi anni il governo Orban – rieletto a furor di popolo – ha potuto far passare delle leggi e delle riforme costituzionali a dir poco estremiste. Parliamo di forti limitazioni alla libertà di stampa, minacce all’indipendenza della magistratura e un tentato golpe nei confronti della banca centrale, queste ultime scongiurate da un sonoro intervento di Bruxelles.

Se Navracsics passerà l’esame del Parlamento europeo – e non sarà facile – si troverà a gestire la direzione generale Educazione e cultura, il Centro comune di ricerca (Ccr), parte dell’Agenzia esecutiva per l’istruzione, gli audiovisivi e la cultura, nonché svariati programmi su educazione, cultura e cittadinanza. Tra tutti questi, il programma Erasmus +.

Le associazioni giovanili – tra cui l’European Youth Forum, il più grande network di associazioni giovanili europee ed internazionali – si dicono giustamente preoccupate per questa nomina. Anche la presidente della commissione cultura del Parlamento europeo, l’italiana Silvia Costa, ha precisato che Navracsics “dovrà dare risposte esaurienti su valori e diritti fondamentali dell’Ue”.

Il fatto è che Navracsics da qualche parte doveva andare. L’Ungheria ha diritto a un commissario Ue, e visto che a Budapest comanda il governo Orban – democraticamente eletto – a Bruxelles non si è potuto fare altro che prendere atto di questa candidatura. Discutibile, invece, la scelta di attribuire il portafoglio Politiche giovanili e Cittadinanza al rappresentante di un Paese che, molto probabilmente, se dovesse entrare adesso nell’Unione europea, non soddisferebbe tutti i requisiti in termini di democrazia, rispetto delle minoranze e libertà dei media.

L’impressione è che le politiche giovanili siano state prese sottogamba, che siano state considerate un portafoglio di serie B dove si poteva “sistemare” un personaggio scomodo come Navracsics. Se così fosse, tutte le belle parole sulla Garanzia giovani, la lotta alla disoccupazione giovanile e il ruolo che si vuole attribuire alla generazione Erasmus nella costruzione dell’Europa del futuro andrebbero a farsi benedire. E come spesso accade, a pagare il prezzo della mala politica, saranno i più giovani.

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