Unicredit ha già più del 55% di Commerzbank, ma Berlino insiste: “Approccio aggressivo, Francoforte resti indipendente”
Nel giorno della chiusura dell’offerta di Unicredit su Commerzbank, con gli italiani che hanno già in mano, tra azioni e derivati, oltre il 50% della banca di Francoforte, il governo federale tedesco torna a dire no all’offerta di Andrea Orcel. Il comitato direttivo interministeriale del Fondo di stabilizzazione dei mercati finanziari (Fms), si legge in una nota dell’Agenzia delle Finanze tedesca, sostiene la “strategia di indipendenza di Commerzbank e respinge l’approccio aggressivo di UniCredit”.
L’accettazione dell’offerta da parte di Berlino che ha ancora in mano il 12% circa di Commerzbank, come noto da tempo, era già “economicamente fuori discussione, poiché non prevede un premio adeguato rispetto all’attuale quotazione del titolo”. Tuttavia, a parte rifiutare di vendere le sue azioni agli italiani, la Germania non ha messo a punto nessuna contromossa che sia stata resa nota e, secondo quanto emerso nelle scorse, non intende fare ricorso a strumenti difensivi tipo golden power che nell’ordinamento tedesco non sono paragonabili a quello italiano. Quindi di fatto si tratta di una resistenza di posizione.
Commerzbank svolge un ruolo “importante nel finanziamento dell’economia tedesca e del settore delle medie imprese, il cosiddetto Mittelstand – ribadisce quindi l’Agenzia delle Finanze tedesca -In quanto importante datore di lavoro, la banca è fondamentale anche per il centro finanziario di Francoforte. Entrambi questi aspetti devono essere garantiti anche in futuro”.
Intanto però, almeno sul fronte economico l’offerta offre ai titolari di azioni Commerz un premio del 3,6%, considerando l’andamento dei titoli in Borsa: Unicredit ha chiuso a 77,7 euro, questo significa che il valore corrente dell’offerta sulle azioni Commerzbank è di 37,67 euro, mentre le azioni dell’istituto tedesco hanno chiuso a 36,2 euro. A mezzanotte del 16 giugno si chiude la prima parte dell’operazione, mentre dal 20 partiranno due settimane di tempi supplementari.
Stando ai dati diffusi martedì 16 giugno dalla banca milanese, le adesioni all’offerta sono arrivate al 12,41% quota che, sommata al 26,77% già in mano a Unicredit, porta la presa in azioni di Unicredit sulla seconda banca tedesca al 39,18%. Resta invariata la parte in derivati (che sono solo a regolamento in contanti e quindi non prevedono la consegna di ulteriori azioni) che è al 13,19%. Così come è immutato il 3,22% in strumenti convertibili in azioni. Tra questi ultimi e le azioni il totale è del 42,4%. Considerando anche i derivati sia arriva poi a un’esposizione potenziale del 55,59 per cento. L’obiettivo di Unicredit era di superare il 30% del capitale di Commerzbank.
Proprio su questi numeri, l’ultima puntata della saga ha registrato nei giorni scorsi il deposito di due esposti speculari alla Consob tedesca, la BaFin, con Commerz che ha messo in dubbio la correttezza dei dati diffusi da Unicredit sulle adesioni mettendone in dubbio la qualità e la quantità, mentre la banca italiana definisce le accuse dei tedeschi una “narrazione fuorviante” sollecitando le “opportune verifiche“, respingendo “fermamente ogni insinuazione” e ribadendo “di aver sempre operato nel rispetto delle normative”. Il riferimento, in particolare, è alle “insinuazioni secondo cui il numero effettivo di azioni conferite (all’offerta, ndr) sarebbe inferiore, in quanto tali titoli sarebbero stati presi in prestito, risultano infondate e prive di qualsiasi riscontro”, è in sostanza la posizione di Milano che evidenzia ancora di non aver “posto in essere operazioni di prestito titoli sulle azioni Commerzbank detenute” e che “le azioni conferite sono da considerarsi tali a tutti gli effetti e irrevocabilmente impegnate”.
Al di là del dovuto intervento della Procura di Francoforte per chiarire le cose dopo essere stata chiamata in causa dai rappresentanti dei lavoratori tedeschi che siedono nel cda della banca, la questione non è di lana caprina nel giorno in cui sono attese le decisioni dei grandi fondi sull’adesione all’offerta e la credibilità delle due versioni dei fatti può ovviamente influenzare la scelta degli investitori. In ogni caso, tra un tergiversare e l’altro, l’operazione andrà avanti con i tempi supplementari dal 20 giugno al 3 luglio come previsto dalla normativa tedesca.