L’invito è arrivato anche a Gianroberto e Davide Casaleggio. Il cofondatore del Movimento 5 stelle e il figlio (socio-fondatore della Casaleggio associati) non hanno ancora risposto, ma l’incontro ci sarà lo stesso. “Meeting e-democracy“, è l’appuntamento organizzato a Montecitorio da alcuni deputati M5S, tra cui Massimiliano Bernini e Cristian Iannuzzi. Il 12 settembre, alle ore 16 in streaming, si parlerà di democrazia diretta: piattaforme, modi di interazione con i cittadini e dialogo con la politica. Ospite l’informatico e attivista Federico Pistono e il consigliere regionale Davide Barillari, accompagnato da un responsabile di Parelon, progetto di parlamento elettronico attivo nel Lazio. L’idea di sedersi intorno ad un tavolo per parlare di democrazia in rete era nata già a luglio scorso, ma solo nelle ultime ore è stato annunciato l’appuntamento.

“Sarà l’occasione”, ha scritto su Facebook Iannuzzi, deputato che più di una volta ha espresso posizioni critiche e chiesto un confronto con i colleghi, “per discutere di e-democracy e di sistemi per la condivisione e la partecipazione dei cittadini in rete. Speriamo possa essere questa l’occasione per riprendere il filo e trovare un percorso comune, che ci porti a realizzare la democrazia diretta e partecipata, valore costituente della rivoluzione a 5 Stelle”. Il primo a parlare dell’evento è stato l’ospite Pistono che sui social network ha scritto: “Buone notizie, sono stato invitato a parlare di democrazia online e di strumenti collaborativi, per complementare e migliorare quelli attualmente in uso dall’M5S Avanti”.

Una parte dei parlamentari e degli attivisti spera in un’evoluzione e per questo chiede che venga riaperto il dibattito sul tema. “Sarò presente”, ha detto il consigliere Davide Barillari, “per parlare dell’esperienza di Parelon. Si tratta di una piattaforma open source che nel Lazio stiamo già cominciando ad usare. Per ora l’esperimento coinvolge mille persone e permette agli attivisti di fare proposte di legge, presentare interrogazioni e interagire con i rappresentanti politici”. Già una volta Barillari era andato in Parlamento per parlare del progetto, ma in quel caso venne stoppato dal blog che definì il suo uno “strumento non ufficiale”. “Il nostro è un progetto indipendente”, continua Barillari, “Il sistema operativo M5s è un altro. Però a luglio abbiamo incontrato Casaleggio e i suoi sviluppatori e sappiamo che presto il blog permetterà di coinvolgere gli iscritti anche sulle questioni regionali. E’ una notizia importante e spero che i due percorsi in realtà possano un giorno unirsi o almeno collaborare”. Tra i punti di forza di Parelon: la possibilità di avere un controllo diretto da parte degli utenti: “La piattaforma non ha amministratori. Tutti possono controllare i voti degli altri nel rispetto della privacy. E soprattutto possono ricontare le preferenze espresse per verificare che non ci siano stati abusi”.

La democrazia diretta è uno dei temi fondanti dell’intero Movimento, ma spesso si è trasformato in un tabù. Nel Movimento 5 Stelle fa capo al blog di Beppe Grillo e dunque alla Casaleggio associati. Un’intermediazione che nei mesi ha visto molte critiche. Tra i più polemici ci sono stati i senatori espulsi Luis Alberto Orellana, Lorenzo Battista e Francesco Campanella. Ma non solo. Tanto che alcuni raccontano che una parte sempre più consistente del gruppo M5S in Parlamento starebbe pensando di fare pressioni per una maggiore trasparenza. Tra le altre cose si chiede anche una società terza che certifichi le votazioni online (il blog l’ha utilizzata solo in occasione delle votazioni per la scelta del candidato M5S al Quirinale). Dall’arrivo a Roma, la democrazia diretta dei 5 Stelle è cambiata: prima la scelta dei candidati, poi le consultazioni su espulsioni e attività parlamentare e infine la possibilità di emendare le leggi sul portale “lex” e il voto sul sistema elettorale. Un percorso in crescita che però a molti non basta ancora. Un esempio fra tutti: a luglio scorso la commissione difesa ha indetto una votazione online senza chiedere il permesso di Casaleggio. Un esperimento contestato, ma che, dicono, nasce dall’esigenza di parlare con gli elettori velocemente e in modo efficace “per essere dei veri portavoce”.