L’epidemia di Ebola in Liberia è ormai fuori controllo. Quella che è annunciata dall’Oms è una nuova ondata dell’epidemia che sta sconvolgendo gran parte dell’Africa occidentale. “Dobbiamo prepararci a un aumento esponenziale dei casi in Liberia nelle prossime tre settimane”, è l’avvertimento contenuto nell’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tra le cause, il fatto che gli interventi per il controllo dell’epidemia di Ebola “non stanno avendo un impatto adeguato in Liberia, sebbene sembra si stiano dimostrando efficaci in altre aree dove la diffusione del virus è limitata, come Nigeria, Senegal e Congo”. L’Oms afferma dunque la necessità di maggiori aiuti internazionali: “I Paesi che stanno attualmente supportando la risposta contro Ebola in Liberia e altrove – avverte l’Organizzazione mondiale della sanità – devono prepararsi ad intensificare i loro attuali sforzi di tre-quattro volte”.

Nella capitale Monrovia, sottolinea ancora l’ente dell’Onu, “taxi stipati di intere famiglie, con membri che si pensano essere stati infettati dal virus, attraversano la città alla ricerca di un letto per il ricovero. Ma non ci sono posti liberi. Lo staff Oms in Liberia conferma che nessun letto per il ricovero e il trattamento della malattia è ormai disponibile nel Paese”. Tanto che sono gli stessi taxi e mezzi pubblici con cui si muovono le persone infettate dal virus ad essere un “potenziale mezzo di trasmissione”. Un’altra necessità urgente, sottolinea l’Oms, è inoltre trovare un tetto ai tanti orfani a causa dell’epidemia. La Liberia registra attualmente il più alto numero di persone colpite dall’epidemia, con circa 2.000 contagiati e oltre 1.000 morti. Continuano anche i casi di professionisti che contraggono la malattia. L’ultimo, un medico del team Oms che è risultato positivo ai test per il virus Ebola in Sierra Leone, Paese tra i più colpiti, dove a inizio settembre erano stai istituiti quattro giorni di quarantena nazionale. Il medico lavorava in un centro per il trattamento dell’epidemia. Per “assicurare la sicurezza di tutti, l’Oms raccomanderà che le nuove ammissioni siano limitate”, continua l’organizzazione mondiale.

L’emergenza è, però, anche economica. Per questo, undici gruppi multinazionali presenti in Africa occidentale, tra cui il gigante dell’acciaio ArcelorMittal, hanno lanciato un appello per rafforzare la lotta contro l’epidemia e togliere “ogni restrizione ai viaggi”. Una necessità sottolineata anche dall’Unione africana, riunita ad Addis Abeba per definire una strategia contro il dilagare del virus: l’Unione ha infatti lanciato un appello perché i paesi africani tolgano tutte le restrizioni agli spostamenti al fine di favorire gli scambi e l’economia, sottolineando al contempo la necessità di meccanismi di sorveglianza ai punti di entrata e uscita dai vari Paesi. Gli Stati Uniti, intanto, stanno considerando ulteriori aiuti da stanziare per i Paesi colpiti. E secondo la stampa statunitense, il presidente Barack Obama avrebbe chiesto al Congresso 88 milioni di dollari per inviare personale esperto in Africa occidentale. Ciò porterebbe i fondi devoluti dagli Usa alle popolazioni colpite ad oltre 250 milioni di dollari. “Se non facciamo uno sforzo ora – ha affermato Obama – c’è la prospettiva che il virus si diffonda oltre l’Africa in altre parti del mondo, diventando più facilmente trasmissibile e quindi un serio pericolo anche per gli Stati Uniti”. Nelle scorse settimane, erano state proprio ricerche di scienziati americani a rivelare il meccanismo con cui il virus impedisce l’innesco di una risposta immunitaria dell’individuo infettato.

Che lo scenario stia peggiorando lo conferma anche una mappa elaborata da un team di ricercatori internazionali guidati dall’università di Oxford, che allarga di molto il raggio di azione del virus rispetto a quelle precedenti: almeno 22 milioni di persone in venti paesi africani sarebbero a rischio. Al contempo, tuttavia, un’analisi dell’università di Tulane, rileva che al momento sono 1.800 le persone in Africa occidentale immuni al virus, ma secondo alcuni virologi potrebbero essere molte di più, dal 2% al 20%. A fronte di quella che la stessa Oms definisce la peggiore epidemia di Ebola da decenni, non mancano tuttavia le polemiche. Il mondo della ricerca attacca infatti le multinazionali farmaceutiche per il loro “disinteresse” in questi anni nel trovare un vaccino contro ebola, non perché impossibile ma perché non c’era un mercato adeguato. L’atto d’accusa arriva in particolare da Adrian Hill, professore ad Oxford e direttore dello Jenner Institute, che sta per iniziare le sperimentazioni per un vaccino contro il virus.