“C’è troppo grasso che cola”. Matteo Renzi è convinto che i tagli alla pubblica amministrazione restino una delle mosse fondamentali per le riforme. Così ribadisce quello già annunciato dal ministro Marianna Madia nei giorni scorsi: “Anche nella macchina del pubblico alcuni tagli vanno fatti, c’è troppo grasso che cola. E’ un’operazione che fa chiunque in una famiglia normale”. Il presidente del consiglio ha parlato all’inaugurazione del nuovo stabilimento del gruppo Bonomi a Brescia, davanti anche al presidente di Confindustria. “Con il premier”, ha detto Giorgio Squinzi, “abbiamo lo stesso obiettivo: tirar fuori il Paese da questa spirale. Magari le soluzioni possono anche essere diverse perché nei momenti di grande transizione nessuno ha la verità in tasca, ma una costante ci accomuna: cuore, passione e determinazione”.

Nonostante le polemiche dei giorni scorsi per il blocco dei contratti, Renzi continua a insistere che sia la buona strada. “Chi è che non ha fatto sacrifici finora – ha aggiunto Renzi – è la macchina pubblica, dove non si è intervenuto nei centri di costo. Non si va da nessuna parte con le riforme senza cuore: continueremo a fare le riforme costi quel che costi ma non basta” per far ripartire davvero l’Italia. Quindi, “un’Italia credibile in Europa e in casa nostra, perché i nostri figli devono tornare a credere nel Tricolore”. In un altro passaggio Renzi aveva ringraziato per l’invito alla cerimonia per la possibilità “di dire che tutti insieme crediamo nel futuro dell’Italia”. E ha ripetuto: “Noi non molliamo di un centimetro”. Davanti agli imprenditori bresciani ha sostenuto che il cammino delle riforme non si dovrà fermare e che “la differenza tra chi è capace e chi parla è che chi è capace i problema no li enuncia ma li risolve”.

Renzi ha partecipato all’inaugurazione di Brescia mentre in contemporanea a pochi chilometri di distanza si svolge il Forum Ambrosetti, il workshop di finanza ed economia dove ha deciso di non presenziare. “Vai alle rubinetterie e non al convegno, mi chiedono. Sì perché dobbiamo difendere chi si è rotto la schiena creando dei settori in cui siamo leader. Se l’Italia”, ha detto spiegando il motivo per cui non è andato ai tanti convegni, “è quello che è, è perché gli uomini e le donne delle piccole e medie imprese che spesso sono diventate grandi si sono spaccate la schiena”.

L’attacco, ancora una volta, a “chi non accetta il cambiamento”. “Le riforme le stiamo facendo e continueremo a farle costi quel che costi ma dalla crisi si esce solo con le storie come questa di Brescia” dove degli imprenditori “si mettono in gioco ogni giorno. L’Italia è fatta di quelli che criticano, che schiaffeggiano anche le nuvole, che sono quelli che da 30 anni occupano sempre gli stessi posti e dicono a noi che non ce la facciamo”, aggiunge il premier che ricorda come il provvedimento dello Sblocca Italia “non serve a mettere nuovi soldi ma a dire che i soldi che già ci sono li dobbiamo spendere”. E conclude: “Siamo in una forte crisi energetica e non estraiamo in petrolio che c’è in Basilicata in Sicilia. Io la norma per tirar su il petrolio la faccio, anzi l’ho già fatta. Potrò perdere qualche voto ma creeremo nuovi posti di lavoro”.

La polemica delle scorse ore ha riguardato soprattutto il blocco dell’aumento dei salari per le forze di polizia che hanno annunciato per la prima volta uno sciopero. Il ministro del lavoro Giuliano Poletti si è detto in merito aperto al dialogo: “Si è avviato un momento di confronto e il presidente del Consiglio è stato chiaro: si può fare, ma bisogna tenere conto del contesto e del quadro”.