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Attentato a Trump, nello stesso hotel nel 1981 l’agguato a Ronald Reagan che però fu ferito gravemente

John Hinckley Jr. sparò sei colpi contro il presidente per attirare Jodie Foster. Nell’agguato davanti all'albergo rimasero feriti, oltre al presidente, il portavoce della Casa Bianca James Brady e l’agente di polizia del Distretto di Columbia Thomas Delahanty
Attentato a Trump, nello stesso hotel nel 1981 l’agguato a Ronald Reagan che però fu ferito gravemente
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Corsi e ricorsi dello storia, ma in questo caso si tratta di luoghi. Il Washington Hilton dove un uomo ha tentato di colpire Donald Trump – rappresenta da decenni uno dei luoghi simbolo della vita politica americana: sede della tradizionale cena dell’White House Correspondents’ Association, ma anche teatro di uno degli attentati più drammatici contro un presidente degli Stati Uniti. Il 30 marzo 1981, proprio all’esterno dell’hotel, il presidente Ronald Reagan fu bersaglio di John Hinckley Jr., che esplose sei colpi di pistola in pochi secondi contro il corteo presidenziale. Le immagini dell’epoca- diffuse anche da agenzie come Reuters e conservate nella Reagan Library-– mostrano il momento dell’attacco e la reazione immediata degli agenti della scorta, che neutralizzarono e arrestarono l’attentatore.

Il ricordo di quell’attentato resta vivido non solo nella storia politica americana, ma anche nella memoria collettiva: per molti, quelle immagini televisive rappresentano uno dei primi contatti con la violenza politica contemporanea, un’esperienza capace di segnare profondamente l’immaginario. Proprio per questo precedente, ogni evento ospitato al Washington Hilton è oggi protetto da imponenti misure di sicurezza. La cena dei corrispondenti della Casa Bianca, in particolare, è considerata un appuntamento ad altissimo rischio: accessi limitati, controlli multilivello e coordinamento tra agenzie federali e locali sono diventati la norma.

Nell’agguato rimasero feriti, oltre al presidente, il portavoce della Casa Bianca James Brady e l’agente di polizia del Distretto di Columbia Thomas Delahanty. Un proiettile, deviato dalla limousine, colpì Reagan al torace: mancò il cuore per pochi centimetri ma provocò una grave emorragia al polmone. Trasportato d’urgenza al George Washington University Hospital, fu operato con successo e riuscì a riprendersi completamente. Una conclusione diversa da quella di Trump, rimasto illeso durante l’attacco di Cole Tomas Allen, che ha colpito un agente del Secret service.

Il movente dell’attentato a Reagan emerse presto in tutta la sua drammaticità: Hinckley, affetto da gravi disturbi psichici, aveva agito nel tentativo di attirare l’attenzione dell’attrice Jodie Foster, di cui era ossessionato. Il processo si concluse con un verdetto di non colpevolezza per incapacità di intendere e volere. Hinckley venne quindi internato presso l’ospedale psichiatrico giudiziario di St. Elizabeth a Washington, dove rimase in regime di degenza coatta per oltre tre decenni, dal 1982 al 2016, con alcune limitate licenze negli anni 2000.

A rendere ancora più complesso il quadro, emerse nelle settimane successive – grazie ad alcune inchieste giornalistiche – che il padre dell’attentatore, John Hinckley Sr., era un uomo vicino alla politica e aveva sostenuto finanziariamente la campagna di George H. W. Bush nelle primarie repubblicane, proprio contro Reagan. Un elemento che suscitò grande attenzione mediatica, pur senza indicare alcun legame diretto con l’attentato. Dopo decenni di ricovero e un percorso graduale di reinserimento, John Hinckley Jr. ha ottenuto la piena libertà nel 2022. Oggi vive in Virginia e tenta di ricostruire la propria vita dedicandosi alla musica: scrive canzoni, pubblica video online e prova a intraprendere una carriera da cantautore.

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