Rio de Janeiro – Sono stati sufficienti quattro tweet del mediatico pastore evangelico Silas Lima Malafaia per far sì che Marina Silva, candidata alla Presidenza della repubblica nelle elezioni presidenziali del 5 ottobre in Brasile – togliesse in meno di ventiquattro ore dal suo programma di governo qualsiasi riferimento che menzionasse la tutela dei diritti della comunità gay e lesbiche brasiliana. L’evangelica e ambientalista Marina sfiderà nuovamente l’avversaria politica di sempre, la presidente Dilma Rousseff che tenterà la sua rielezione assieme al Partido dos Trabalhadores. La Silva ha avuto paura non solo degli anatemi lanciati dal pastore che, secondo la rivista Forbes, possiede un patrimonio di 150 milioni di dollari, ma ha dato ascolto soprattutto ai “marqueterios”, i stregoni del marketing politico, i quali hanno rammentata alla candidata che ci sono, secondo le statistiche, 42,3 milioni di elettori evangelici che non sono a favore dei matrimoni tra gay e contrari a una proposta di legge che criminalizzi l’omofobia. Le sette pentecostali sono una possente forza organizzata e conservatrice che ha influenzato tutte le elezioni politiche avvenute negli ultimi anni in Brasile.

Dopo l’inattesa morte di Eduardo Campos, il candidato del Psb (Partido socialista brasileiro) con cui la Silva correva per la vicepresidenza, la campagna presidenziale brasiliana è diventata una scatola di Pandora. L’ex seringueira ha ereditato dal Psb – inaspettatamente per tutti, incluso a lei stessa – la candidatura un tempo detenuta da Campos. Marina è di nuovo oggi la spina nel fianco della Rousseff e il Partido dos Trabalhadores (Pt). Nonostante gli istituti di ricerca hanno registrato una parziale ripresa della Rousseff negli ultimi sondaggi, gli stessi darebbero Marina vincente al secondo turno nel caso in cui avvenisse oggi un ballottaggio tra le due donne. Prima della scomparsa dell’ex alleato di Lula e della Rousseff, accaduta il 13 agosto in un incidente aereo ( il veicolo aveva la scatola nera inspiegabilmente spenta durante il volo), le statistiche davano appena il 9 per cento delle preferenze dei brasiliani a Campos e Marina, mentre il socialdemocratico Aecio Neves, (Psdb) con poco più del 20 per cento, era l’avversario più accreditato di Dilma, la quale avrebbe vinto al secondo turno contro di lui.

La morte dell’ex governatore del Pernambuco è stata un’altra sorpresa per il popolo brasiliano che aveva già visto perdere la propria selezione per 7-1 contro la nazionale tedesca. La fine di Campos è stata vista per l’elite e le forze conservatrici brasiliane come una tragica breccia politica venuta dal Cielo, con cui potrebbero riprendere il potere rimasto nelle mani del Pt per 14 anni. La cosiddetta “Terza via” che avrebbe dovuto tracciare Campos come possibilità a quelle indicata dal Pt o dal Psdb, sarebbe ora diventata per i conservatori un cammino possibile da perseguibile grazie alla figura di Marina Silva, la quale è venduta dai pubblicitari, come un personaggio venuto dal popolo, proprio come fece il Pt con Lula. Dopo l’ex metalmeccanico sindacalista divenuto presidente con il più alto numero di voti della storia elettorale brasiliana, l’ex seringueira Silva è l’unico personaggio politico di un certo rilievo emerso negli ultimi anni dall’intrigato mondo politico brasiliano.

Nel 2010 Marina Silva ottenne inaspettatamente venti milioni di voti, un fatto che ritardò la vittoria al secondo turno della Rousseff, la quale, per ottenerla, dovette trattare proprio con i leader evangelici, i quali possiedono i voti di milioni d’elettori ubbidienti e la più grande lobby politica presente in quasi tutti i partiti brasiliani. I movimenti di protesta temono, con Marina Silva, l’avvento di uno stato evangelico governato da pastori di destra, intolleranti nei confronti di tutto ciò che potrebbe modernizzare il Brasile. In effetti, è difficile credere che Marina rappresenti qualcosa di nuovo per il paese, anzi potrebbe essere proprio l’opposto. La vittoria della Silva potrebbe essere una dolosa sorpresa per i brasiliani, i quali oggi vedono sì il Pil del paese crescere pochissimo, ma mantengono un tasso di occupazione che farebbe invidia a qualsiasi governo del mondo.

Il piano di governo di Marina è chiaramente liberista ed è una minaccia alla spesa pubblica che necessita di fondi per mantenere in piedi lo sviluppo delle classi meno agiate, ma soprattutto ridurre la cronica povertà. Il piano di governo della Silva – la quale ha numerosi legami con gli Stati Uniti – è stato tracciato da mega imprenditori brasiliani. La coordinatrice del programma e principale raccoglitrice di fondi per la campagna elettorale è Maria Alice Setubal, azionista della Banca Itaù. Molti in maniera ironica dicono che Marina sia in realtà la candidata del Psdb, anziché del Psb. Ovviamente non è così, ma certamente il leader del partito di Neves tifano sulla vittoria dell’ex seringueria, poiché andrebbero con lei anche loro al potere. In caso di vittoria il Psb chiamerà sicuramente il Psdb per formare il nuovo governo, assieme al vecchio e intramontabile Pmdb, il quale, nonostante sia il partito alleato al Pt e abbia Temer come vice presidente della Rousseff, ha sempre governato con qualsiasi tipo di governo avuto dopo la fine della dittatura militare in Brasile.

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