Uomini dell’esercito di Bashar al-Assad in marcia nel deserto verso la morte. Senza divisa, hanno addosso soltanto la biancheria intima e camminano nella sabbia. Tutti in fila, circondati dagli islamisti armati dell’Isis che sfilano accanto a loro con le bandiere nere del Califfato. Sono circa 250 e saranno uccisi poco dopo. 

 

Ma a loro si aggiungono altri morti nell’ennessima giornata di barbarie nelle aree del Medio Oriente, dove un gruppo militante jihadista con base in Sinai, noto come Ansar Bayt al-Maqdis o Ansar Jerusalem, ha pubblicato su Twitter un video shock in cui vengono decapitati quattro egiziani accusati di essere spie del Mossad israeliano. Lo riporta il quotidiano israeliano Jerusalem Post, spiegando che le vittime vengono accusate di avere fornito a Israele informazioni di intelligence per un attacco aereo in cui sono stati uccisi tre combattenti del gruppo. Tutte esecuzioni documentate da video postati sul sito di microblogging e che hanno subito iniziato a circolare su YouTube.

Diversa dai video amatoriali di al-Qaeda ai tempi delle Torri Gemelle, la comunicazione dei jihadisti all’epoca del Califfato non è più amatoriale. Le immagini sono nitide (come nel caso di James Foley, il giornalista americano decapitato dallo Stato islamico) e vengono utilizzate più telecamere per filmare le esecuzioni. Crudeltà 2.0 che mostra al mondo, come ha spiegato a il fattoquotidiano.it il presidente del  Centro Studi Internazionali Andrea Margelletti, “un gruppo di combattenti poco addestrati ma molto abili nel convincere e motivare i propri miliziani”. E nella stessa giornata della marcia della morte dei militari siriani e delle quattro presunte spie del Mossadun’altra milizia legata ad al-Qaeda, il Fronte al-Nusra, ha rapito 43 caschi blu dell’Onu delle Fiji in Siria, sulle alture del Golan. Altri 81 peacekeeper filippini sono invece confinati nelle loro posizioni nei dintorni di Ar Ruwayhinah e Burayqah.

Nel filmato si vedono i quattro in ginocchio e dietro di loro uomini armati del gruppo Ansar Bayt al-Maqdis a volto coperto, mentre uno dei militanti legge una dichiarazione. Pochi minuti dopo avviene la decapitazione. Nel video inoltre Ansar Bayt al-Maqdis presenta quelle che il gruppo sostiene siano delle confessioni dei quattro: due dicono di avere trascorso del tempo nelle prigioni israeliane per contrabbando; gli altri due dicono invece che il Mossad li ha pagati per avere informazioni. Fonti della sicurezza riferiscono che questo mese quattro corpi decapitati erano stati trovati nella penisola del Sinai; le vittime erano state rapite due giorni prima da uomini armati mentre erano in machina nella città di Sheikh Zuwaid, che è a pochi chilometri dalla Striscia di Gaza

Il nuovo video richiama alla memoria il filmato pubblicato il 19 agosto dallo Stato islamico in cui si vedeva la decapitazione del giornalista statunitense James Foley. Questo “suggerisce che Ansar Bayt al-Maqdis potrebbe essersi ispirato al gruppo”, scrive il Jerusalem Post, aggiungendo però che si ritiene che “i militanti del Sinai non siano ufficialmente legati allo Stato islamico”. Stando a fonti di intelligence egiziane citate dallo stesso quotidiano, però, l’Isis avrebbe influenzato militanti egiziani che hanno base in Libia vicino al confine, i quali avrebbero a loro volta stabilito contatti con Ansar Bayt al-Maqdis.