Vi racconto di un giovane 67 enne torinese in Albania e di come ricordarlo. Giorgio Faraggiana. Docente di Scienza delle Costruzioni al Politecnico (da poco in pensione), autore della ricerca fotografica del volume Le Alpi in fondo alle strade di Torino, militante della sinistra radicale negli anni 70, recentemente militante ecologista, ambientalista, No Tav, ciclista urbano. Protagonista della lotta contro il grattacielo Intesa San Paolo, cofondatore di Non grattiamo il Cielo di Torino  (compresa l’occupazione della gru del cantiere). Attivista di Mountain Wilderness, in particolare nella lotta contro l’asfaltatura delle strade di montagna. Impegnato con la lotta dei ricercatori universitari e degli studenti del Politecnico. Promotore della targhetta No oil sul retro delle bici. 

Figlio di una famiglia di ricercatori, scienziati, esploratori, con un respiro internazionale (madre inglese). Padre di Lucia e di Emilio. Più recentemente compagno di Alma Bazhdari Naraci, albanese residente da 25 anni a Torino. Con lei concepiscono l’idea di trasformare in ostello una vecchia casa di famiglia recuperata nel centro di Scutari. Nasce così Mi casa es tu casa Hostel, ostello particolarmente dedicato ai backpackers e a fare da base alle escursioni nelle Alpi Albanesi del Nord, della zona di Scutari. Giorgio e Alma vanno avanti e indietro da Torino a Scutari solo ed esclusivamente a bordo di un furgone che trasporta le cose e che può esser usato anche da camper. L’ostello apre nel maggio del 2013 e segna l’inizio di una fase completamente nuova nella vita di Giorgio, insieme con Alma. ( E’ per questi motivi che la notizia della sua morte viene data dalla Repubblica di Torino come “Faraggiana il professore del Politecnico anti-grattacielo” e da un giornale albanese come “Giorgio l’italiano che amava Scutari.”)

Contesto progettuale estate 2014
In questi mesi in particolare Giorgio era appassionato dall’idea di realizzarsi pienamente come attore e realizzatore di ecoturismo con Alma (la parola imprenditore gli avrebbe fatto impressione). In Italia, attorno alla casetta che aveva progettato e costruito personalmente nell’oliveto di Levanto accanto alla Torre medioevale, meditavano di allestire delle piattaforme di legno per “dormire sugli alberi” e avviare la situazione come piccolo ostello o abitazione in affitto. Anche a Torino avevano ipotizzato di far funzionare parte della sua casa come bed and breakfast. Ma il cuore del progetto era su Scutari e dintorni. Città di lago e fiume a pochi chilometri dall’Adriatico e dalle Alpi Albanesi. Giorgio e Alma stavano allestendo un piccolo terreno di Alma al mare – località Rjoll – come campeggio. Dal terreno su una vecchia piattaforma in legno si passa su una piccola laguna e si arriva in una vasta spiaggia sabbiosa che si estende per chilometri, su una riva ancora poco costruita. Per arricchire e consolidare l’attrattività di Mi casa es tu casa e di Scutari Giorgio stava inoltre studiando e sperimentando nuovi percorsi da proporre agli escursionisti. Le valli e le montagne a nord di Scutari sono incantevoli e selvagge, con le loro gole, fiumi e laghi, case tradizionali e piccola agricoltura di montagna.

Contesto dell’incidente
“Abbiamo subito capito che per quel signore purtroppo non c’era più niente da fare, mentre per gli altri ancora vivi si correva per portarli su dal burrone, e poi giù verso l’asfalto, le ambulanze, l’ospedale. L’abbiamo portato su, l’ho guardato, abbiamo subito capito che non era del posto come gli altri passeggeri, aveva quelle belle mani, e una specie di cordino attorno a polso che qui un uomo non metterebbe”. (Suor Sandra, della missione di Kir, soccorritrice).
Giorgio e un giovane di Kolmani Llake avevano già tentato giovedì 7 agosto di trovare il collegamento a piedi tra la valle del lago Koman e quella adiacente a nord ovest che scende giù da Theth, ma non ci erano riusciti. Mario Molla – conduttore del traghetto – li aveva accompagnati in barca là dove presupponevano di trovare un possibile sentiero. Ci sono riusciti, non senza fatica, il giorno dopo, l’8. Alle 18 parlando al telefono con Alma, lei proponeva di mandare un taxi a prenderli, ma più tardi Giorgio ha chiamato che avevano trovato un passaggio. Si intende per tale un passaggio che viene pagato all’autista, in genere un taxista informale. In questo caso aveva un Range Rover. Poco a valle di Kir (inteso come chiesetta, poche case, edificio della missione) il veicolo con sei persone a bordo compreso l’autista è precipitato giù da un tratto esposto della strada. Probabilmente si è trattato di un errore dell’autista che ha fatto una manovra azzardata – cioè è andato con le ruote di destra troppo sul ciglio della strada – per aggirare un veicolo che stava salendo: la strada è spesso troppo stretta.
I soccorsi sono stati molto lenti perché ad arrivare lassù da Scutari ci si mette due ore. Gli abitanti della zona, comprese le Suore, hanno portato su i feriti e poi il morto (il nostro) a braccia e poi li hanno portato fino all’asfalto, alle ambulanze, con i loro mezzi.

Considerazioni sull’incidente
Sarebbe paradossale per Giorgio – tendenzialmente ostile all’asfaltatura delle strade – concludere che è morto perché la strada era sterrata. O perchè si è fidato di un tipo di autista evidentemente incosciente e spericolato. Certo quella è una strada che può essere pericolosa. Nell’85 ci furono 30 morti al rovesciarsi di un camion che faceva da bus. Ci sono poi stati due altri incidenti mortali (con 3 e poi con 7 vittime) a metà degli anni ’90 e nel 2007. Tutti e tre sono ricordati con cippi e lapidi sulla strada. 
Ma statisticamente il rischio non è così alto. Nel 2013 in Albania ci sono stati 250 incidenti mortali (in leggero calo sull’anno precedente nonostante la crescita costante del parco auto) dei quali 240 su strade asfaltate ( causa principale la velocità) e solo 10 su sterrate. La strada che scende da Theth e da Kir non è molto frequentata ma comunque si tratta pur sempre di migliaia di viaggi all’anno e da anni (se non erro 7) non c’erano incidenti mortali.
Quello che appare intollerabile – ma riguarda non solo gli incidenti stradali, ma anche eventuali infarti, cadure in montagna o altro – è la lentezza dei soccorsi. Cosa ci stanno a fare al mondo gli elicotteri se non vengono usati per queste situazioni? Certo l’elicottero inquina e costa ma per salvare vite umane può essere l’unico mezzo. Non avrebbe in questo caso salvato Giorgio ma l’albanese  morto nel tragitto.

Volontà, eredità, ecologia
Colpisce la grandissima simpatia suscitata dalla personalità di Giorgio, in Albania come in Italia. Un mix particolare di virtù molto interessanti per il 21 esimo secolo: sobrietà, energia, creatività, pacatezza. Un personaggio molto amato dai giovani e dagli studenti e non solo per le sue attività di “fiancheggiatore” dei movimenti studenteschi, ma per la vitalità del suo rapporto con le cose, con i materiali, con la fisicità, col territorio. Si inseguono, dopo la sua morte, le foto che lo ritraggono sulla bici, su un monte, sulla gru del grattacielo, o mentre brandisce il cerchione di una bici facendo una lezione. Diversamente o forse autenticamente ingegnere. E’ morto come un giovane, con un colpo netto, sul campo. Ha lasciato chiarissima, anche se non scritta la sua volontà. Infatti, è considerando la sua volontà che l’Ostello Mi casa es tu casa non ha chiuso neanche per un’ora, nel culmine della stagione, con i giovani turisti (quasi mai italiani) che campeggiano nel giardino della casa strapiena. La sua volontà è che questa esperienza vada avanti, come buona pratica di ecoturismo, come pressione per salvare il paesaggio albanese, come sperimentazione, come luogo cosmopolita, e , naturalmente, come sostegno e amore che continua per la compagna Alma, che è rimasta senza Giorgio.

Per questo andremo e/o torneremo in Albania, terra di contraddizioni di speranza e di spirito giovane.