Scarsa “capacità amministrativa”. “Identificazione ancora insufficiente degli interventi strutturali necessari per riguadagnare competitività”. Assenza di una “vera strategia” sull’Agenda digitale e sulla difesa del patrimonio culturale. Troppo poche risorse destinate al contrasto dell’abbandono scolastico. Sono sono alcuni tra le decine di rilievi critici espressi dalla Commissione europea sull’Accordo di partenariato dell’Italia, cioè il documento che spiega come saranno utilizzati gli oltre 41 miliardi di fondi europei che il Paese riceverà per il periodo 2014-2020. La lettera, i cui contenuti sono stati resi noti da Repubblica, è arrivata al governo un mese fa, dopo che Bruxelles ha letto e valutato il testo preparato da Roma con la regia del sottosegretario Graziano Delrio e spedito a Bruxelles il 22 aprile. I giudizi della Commissione non sono certo un fulmine a ciel sereno, considerato che anche nelle Raccomandazioni del 2 giugno sul Documento di economia e finanza si chiedeva all’Italia di migliorare “la capacità di amministrazione, la trasparenza, la valutazione e il controllo di qualità” nell’uso delle risorse comunitarie. Peraltro la pessima gestione e il solo parziale utilizzo dei soldi arrivati dall’Europa negli ultimi sette anni sono questioni ben note. Così come l’incapacità di valutare gli effetti delle spese effettuate. Ma stavolta in ballo ci sono 32 miliardi per la politica di coesione più 10 legati al Fondo agricolo: la somma più alta dopo quella che andrà alla Polonia. Fondi che l’Italia “non rischia di perdere”, come ha chiarito David Hudson, portavoce della Commissione europea, in un’intervista all’Adnkronos. Ma di sicuro l’esecutivo di Matteo Renzi dovrà rimettere mano al dossier per “migliorarne i contenuti”.

Insomma: l’ennesima grana da risolvere in vista dell’autunno. Infatti a metà luglio, durante la visita a Pompei del commissario alle Politiche regionali Johannes Hahn, la deadline per la firma definitiva dell’accordo è stata fissata a settembre. Renzi, per ora, ostenta indifferenza: parlando a Milano durante la visita ai cantieri dell’Expo prima ha scherzato chiedendo “Bruxelles chi?”, poi ha detto di “non vedere dove sia la notizia” perché “tutti i Paesi inviano i documenti, ricevono risposte critiche e dopo fanno le loro valutazioni”. Quanto ai ritardi e alla cattiva gestione del passato, “io ci ho fatto due primarie” e “il nostro governo cercherà di cambiare modello”.

Entrando nel dettaglio, scrive Repubblica, nei 249 punti della lettera si legge innanzitutto che l’Italia confonde “assistenza tecnica” e “capacità istituzionale”. Per migliorare il primo aspetto ben venga la neonata Agenzia per la coesione coordinata da Palazzo Chigi, ma la cosiddetta “governance” richiede invece “ampie e orizzontali riforme” della pubblica amministrazione che permettano di chiarire “il ruolo delle diverse istituzioni”, “definendo chi fa cosa, quando e come”. In modo da evitare duplicazioni tra centro e periferia. La Commissione critica poi le cosiddette “strategie di specializzazione intelligente“, cioè i programmi di trasformazione economica che dovrebbero far ripartire il Paese valorizzando l’innovazione. Ebbene, il governo italiano “non ha per il momento” adottato queste strategie “a livello nazionale e regionale”. Per di più a Roma “manca una vera strategia sul fabbisogno di infrastrutture, contenuti e servizi” per l’Agenda digitale e si rileva un “calo significativo dei fondi” per l’innovazione. Per quanto riguarda le misure per le aziende, è “ancora insufficiente l’identificazione degli interventi strutturali necessari per riguadagnare competitività“. Sul fronte del patrimonio culturale, non c’è traccia di “un progetto strategico” né di “cenni alle lezioni apprese nel periodo di programmazione 2007-2013”. Periodo durante il quale, per esempio, le risorse destinate a Pompei sono inspiegabilmente rimaste nel cassetto: “Solo l’1% dei fondi è stato speso”, ha denunciato il commissario Hahn durante il sopralluogo sugli scavi. Quando ha firmato con il ministro Dario Franceschini e lo stesso Delrio un “piano d’azione congiunto” per “accelerare” i lavori. Bruxelles ricorda poi che i fondi strutturali non devono andare a sostenere “eventi culturali e turistici che sono considerati a basso valore aggiunto”, ma solo “interventi strutturali”. 

Mal distribuite anche le spese per l’istruzione, stando ai rilievi  della Ue: “Le percentuali di risorse destinate all’abbandono scolastico per le regioni meno sviluppate (12%) e la partecipazione all’istruzione superiore (2%) sembrano basse rispetto alla portata dei problemi in queste aree”. Più in generale, infine, mancano o sono “solo parzialmente soddisfatte” le condizionalità in materia di “gestione delle acque, trasporti e politiche del lavoro”.