L’America è tornata a bombardare l’Iraq. E mentre il presidente Barack Obama, in conferenza stampa alla Casa Bianca, non dà tempi certi sulla fine della missione e conferma che “i raid continueranno finché sarà necessario”, almeno venti jihadisti sono stati uccisi negli ultimi bombardamenti nel nord del paese e 55 persone ferite. Lo riporta il sito di informazione di Dubai, Gulfnews, spiegando che si tratta di un raid mirato nell’area di Khazar, ovvero tra Mosul, la città in mano ai miliziani, e la città curda di Arbil. Inizia così la conta dei morti, proprio negli stessi istanti in cui Obama conferma che “i raid in Iraq hanno avuto successo” perché hanno permesso di distruggere “armi e attrezzature”.

Operazioni militari intensificate nelle ultime ore
“Sono stati uccisi dei terroristi“, ha dichiarato il Pentagono questa mattina, dopo aver confermato che gli Usa hanno effettuato due nuovi attacchi aerei contro obiettivi mirati dell’autoproclamato califfato islamico che dal nord dell’Iraq sconfina in Siria. Il primo raid è stato condotto venerdì poco dopo le 10 (le 16 in Italia) da un drone contro una postazione di artiglieria da dove i jihadisti sparano contro le forze curde; il secondo è avvenuto circa un’ora dopo, quando due caccia hanno colpito un convoglio di sette auto e un mortaio vicino a Erbil. Operazioni militari che hanno seguito i bombardamenti di venerdì mattina, quando due caccia hanno sganciato bombe contro l’artiglieria e un camion dello Stato islamico, nei pressi di Arbil.  Continua anche il lancio aereo di aiuti umanitari per i migliaia di profughi intrappolati nella montagne del Sinjar, le ultime attaccate dal Califfo. 

L’attivista: “Isis minaccia di uccidere 4.000 Yazidi”
I jihadisti minacciano di “giustiziare” circa 4.000 Yazidi residenti di due villaggi a sud della città irachena di Sinjar se non si convertiranno all’Islam. A lanciare l’allarme è un attivista Yazidi, Ali Sanjari, parlando con un sito di notizie curdo. L’uomo afferma che i suoi correligionari, seguaci di una fede pre-islamica e considerati miscredenti dai fondamentalisti dello Stato islamico, sono bloccati dai miliziani nei villaggi di Haju e Hatemiya, 25 km a sud di Sinjar, la città conquistata dall’Isis domenica scorsa da cui decine di migliaia di altri Yazidi sono fuggiti.  

I miliziani: “Obama codardo, manda i marines e non i droni”
In un video pubblicato da Vice, i miliziani sfidano gli Stati Uniti: “Se siete uomini, non attaccateci con i droni. Mandate qui i vostri militari, quelli che già abbiamo umiliato in Iraq”, dice Abu Mosa, portavoce dell’Isis, a Medyan Dairieh, primo giornalista che è potuto entrare ai territori controllati dallo Stato Islamico. Altra minaccia all’America: “Alzeremo la bandiera di Allah sulla Casa Bianca”. Il presidente Obama, però, ha voluto rassicurare sul fatto che non è sua intenzione “trascinare gli Stati Uniti in un’altra guerra in Iraq. Le truppe americane non torneranno a combattere sul territorio perché non c’è una soluzione militare americana alla crisi”, ha detto Obama. 

Obama: “Non c’è un termine alle operazioni”
Continua quindi l’operazione autorizzata dal presidente Barack Obama contro le roccaforti dello Stato islamico, l’esercito jihadista che messo in fuga oltre migliaia di civili – tra i quali molti cristiani – e minaccia la regione autonoma del Kurdistan. “Gli attacchi aerei americani continueranno, se necessario, per proteggere il nostro personale in Iraq, e per contribuire a salvare migliaia di civili intrappolati su una montagna (il monte Sinjar, dove 300 famiglie sono state circondate e minacciate dai miliziani, ndr) senza acqua e cibo”. Gli Stati Uniti “non permetteranno che l’Isil crei un califfato tra Iraq e Siria”, continua il presidente, “ma gli Usa non intendono svolgere il ruolo di aviazione militare dell’Iraq”. Lo scopo resta quello di “evitare un genocidio” e l’operazione si prevede lunga: “Non c’è un programma sulla fine della missione”. In ogni caso quella degli Stati Uniti “non sarà una nuova guerra in Iraq” e “non ci potrà essere una soluzione militare del conflitto, ma solo una soluzione irachena” con un “governo legittimato” che venga accettato anche dai sunniti. Questo percorso deve essere compiuto “dal popolo iracheno” e non dagli Stati Uniti o dal suo esercito.

Isis controlla la diga di Mosul: “Potrebbe usarla come arma”
È potenzialmente un’arma di distruzione di massa in mano ai miliziani, che nei giorni scorsi si sono impadroniti della diga di Mosul, la più grande del Paese. Se decidessero di farla saltare, avvertono gli esperti, provocherebbero un’ondata devastatrice lungo la valle del Tigri che, dopo avere investito Mosul, sarebbe ancora in grado di causare danni fino a Baghdad, 350 chilometri a sud est. Ma l’importanza strategica della diga è ben superiore: lo sbarramento alimenta praticamente tutto il Kurdistan e  controlla l’irrigazione della provincia di Ninive. Non è l’unica diga occupata dagli jihadisti. “Le parti in lotta usano l’acqua come strumento di guerra – spiega al The Guardian Matthew Machowski, consulente del parlamento britannico e ricercatore della Queen Mary University di Londra – si potrebbe arrivare a sostenere che in Iraq il controllo del’acqua è più importante di quello delle raffinerie di petrolio”.

Cristiani, pulizia religiosa: “Case segnate con lo spray”
Causa scatenante del nuovo conflitto è stata la persecuzione dei cristiani da parte dei guerriglieri dell’Isis, cominciata a inizio luglio. Prima avevano segnato le loro porte: una lettera rossa (l’inizio della parola araba “cristiano”) o la scritta “immobile di proprietà dell’Isis”. Poi a Mosul i miliziani sunniti hanno lasciato senz’acqua i cristiani e gli hanno tolto i rifornimenti di cibo. L’ultimo ultimatum, quello della scelta tra la conversione all’Islam o la morte. E alla fine, sono riusciti a cacciarli dalla provincia settentrionale del paese. “Tutti i cristiani sono scappati da Mosul, la seconda città irachena. In 100mila sono in fuga”, la denuncia il patriarca caldeo, Louis Sako: “Per la prima volta nello storia dell’Iraq, Mosul è senza cristiani. Si rischia il genocidio.

L’ultima minoranza perseguitata: 40 mila yazidi in fuga tra le montagne
Dopo la jihad del sesso e la richiesta di offrire ai jihadisti le donne non sposate, nell’ultimo mese nel mirino dei miliziani sono finite le minoranze religiose. Una vera e propria pulizia etnica. Prima contro gli “infedeli”, la comunità di cristiani del nord dell’Iraq, che ha portato alla fuga della comunità da Mosul e alla distruzione del millenario mausoleo di San Giorgio. Seconda fase della polizia etnica dei non musulmani è stato l’allontanamento degli yazidi, tra le più antiche sette religiose del paese: in 40 mila costretti alla fuga tra le montagne. L’ultimo allarme, lanciato dal ministero per gli Affari femminili iracheno: “Rapite dagli jihadisti dell’Isis, 500 donne yazidi rischiano di essere rese schiave”. Le donne sarebbero state fatte prigioniere dai miliziani dopo che questi si sono impadroniti della città di Sinjar, e hanno ucciso i componenti maschili delle loro famiglie.

Aiuti umanitari da Regno Unito e Francia
Il presidente americano, Barack Obama, ha avuto colloqui telefonici con il primo ministro britannico, David Camoeron, e il presidente francese, François Hollande, che si sono espressi positivamente rispetto alle azioni umanitarie Usa in Iraq. Un aereo militare della Royal Air Force è già partito con un carico di aiuti umanitari per l’Iraq. Lo riporta la Bbc, precisando che si tratta del primo invio del pacchetto di aiuti da 8 milioni di sterline annunciato dal governo. Tra i destinatari degli aiuti i profughi yazidi rifugiatisi sulle montagne attorno a Sinjar per sfuggire ai miliziani islamisti dell’Isil. La Francia “procederà nelle prossime ore al primo invio di generi di primo soccorso” in Iraq. Lo ha reso noto un comunicato dell’Eliseo.

Mogherini: “I bombardamenti Usa sono benedetti”
“Stiamo mobilitando tutto quello che possiamo in termini di aiuti umanitari”, ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini. “Abbiamo già stanziato un milione di euro e siamo gli unici tra gli europei ad essere stati presenti in questi giorni lì”, ha aggiunto la Mogherini, definendo “benedetti” i bombardamenti americani contro le postazioni Isis.