“Offrite ai jihadisti le donne non sposate”. L’appello è stato diffuso a Ninive dai jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis), che da settimane controllano la provincia nord-irachena. In un comunicato, scritto su carta intestata, in cui appare il logo nero con la scritta bianca usato dalle sigle salafite-jihadiste, i miliziani del Califfo chiedono alle donne di “fare la loro parte” unendosi a quella che chiamano “ihad al-nikah” (letteralmente “jihad matrimoniale). “Il vostro compito è darvi in spose ai combattenti”, continua il comunicato, che sottolinea che chi farà resistenza sarà punito in base alla sharia.

Il comunicato, di cui Aki-Adnkronos International ha ottenuto una copia, fa riferimento anche alla “liberazione della provincia di Ninive”, ovvero la pulizia religiosa che i cristiani stanno subendo nella zona settentrionale dell’Iraq. Già nei giorni scorsi, la comunità cristiana era rimasta senza acqua né razioni alimentari. Poi, chi non ha deciso di cambiare religione è stato espulso dal Paese dichiarando di aver subito minacce di morte, di fronte alla scelta di mantenere la propria fede religiosa.

“Oh Dio, abbiamo dato comunicazione, sii testimone”, si legge infine nel comunicato, firmato “Provincia di Ninive” e timbrato con il logo salafita. Accanto al timbro, la dicitura “Stato islamico in Iraq e nel Levante, comitato giuridico generale”. Il comunicato costituisce l’ufficializzazione di una pratica che è stata denunciata più volte nei mesi scorsi, soprattutto in Siria, altro fronte che vede l’Isil in prima linea. Molti media hanno parlato di donne inviate da vari paesi arabi, soprattutto dalla Tunisia, a partecipare al “jihad del sesso”, che in genere prevede brevi contratti di matrimonio tra i jihadisti e le ragazze. Anche il governo tunisino ha ammesso l’esistenza del fenomeno. Lo scorso anno, il ministro degli Interni di Tunisi, Lotfi Bin Jeddou, spiegò in parlamento che molte giovani tunisine diventano spose di “20, 30 o 100 ribelli, prima di tornare in patria con il frutto di questi contatti sessuali in nome del jihad del sesso”.