Gli aerei militari statunitensi hanno bombardato alcune postazioni dello Stato islamico in Iraq. L’operazione è avvenuta a distanza di ore e  in due fasi. La prima è stata resa nota su Twitter dal portavoce del Pentagono, John Kirby, che ha spiegato che i militanti avevano usato l’artiglieria contro le forze curde che difendono la città di Erbil vicino a personale statunitense. La seconda è stata data per certa dal Cbs che sostiene che ci sono state vittime anche tra i jihadisti. 

Alle 6.45 del mattino, ora di Washington, due aerei caccia FA 18 statunitensi hanno sganciato bombe da 500 pound l’una (226 chilogrammi) contro l’artiglieria e un camion dello Stato islamico, vicino Arbil, dove sono di stanza addestratori militari statunitensi. Gli Stati Uniti continueranno ad agire contro i militanti dell’Isis ogni volta che il personale e gli impianti americani saranno minacciati”, ha detto Kirby. L’operazione è stata avviata dopo l’ok del presidente americano Barack Obama: l’annuncio del comandante in capo delle forze armate Usa è arrivato durante una diretta Tv.

La promessa di continuare a bombardare è stata mantenuta alcune ore dopo con i nuovi raid: i droni hanno colpito un mortaio vicino ad Arbil e quattro jet da combattimento F/A-18 hanno centrato un convoglio composto da sette veicoli fuori dalla località. I jet sono partiti dalla portaerei George HW Bush.

Dagli Usa aiuti umanitari ai profughi
Insieme ai bombardamenti, Obama ha autorizzato il lancio di aiuti umanitari alle popolazioni in fuga. Aerei militari americani hanno già consegnato cibo e acqua agli iracheni intrappolati sul monte Sinjar. Il Pentagono ha riferito che i lanci di aiuti sono stati effettuati da un C-17 e da due aerei cargo C-130, che hanno consegnato 20 mila litri di acqua fresca potabile e 8 mila pacchetti preconfezionati di cibo sulla zona. La Federal Aviation Administration, intanto, ha bloccato tutti i voli commerciali americani sopra l’Iraq.

Francia: “Pronti ad affiancare gli Usa”
La Francia è “pronta a prendere parte” alla lotta in difesa dei civili perseguitati in Iraq. E’ quanto riferisce oggi l’Eliseo, aggiungendo che il presidente francese Francois Hollande “accoglie con favore la decisione importante” di Barack Obama di “autorizzare raid aerei” Usa contro l’Isis.

Obama: “Evitare un potenziale genocidio”
La decisione, ha spiegato il presidente, è stata presa “per colpire i terroristi islamici, proteggere il personale americano in Iraq ed evitare un “potenziale genocidio“. Non potevamo chiudere gli occhi”, ha proseguito, precisando come i caccia americani entreranno in azione “se necessario e i bombardamenti saranno mirati“. Obama ha sottolineato che nessun soldato americano sarà inviato sul territorio iracheno, escludendo così un intervento da parte delle truppe di terra.

Nyt: “Obama riluttante a bombardare”
Dopo aver resistito per settimane alle pressioni di Baghdad, ma anche di esponenti del suo governo, Barack Obama ha inviato di nuovo i caccia Usa nei cieli iracheni, diventando così “il quarto presidente americano di fila a ordinare un’azione militare in quello che è diventato il cimitero delle ambizioni americane”. Così il New York Times commenta la decisione di autorizzare raid aerei contro i militanti dell’Isis. Un’azione che Obama ha intrapreso con una grande riluttanza, dal momento che si ritrova – sei anni dopo essere arrivato alla Casa Bianca anche grazie alla promessa di chiudere la ‘guerra sbagliatà di George Bush – esattamente “dove non voleva essere”, cioè “nel vortice dell’Iraq”. “Mi sono candidato a questa carica  – ha detto il capo della Casa Bianca nel suo discorso di ieri notte – in parte per mettere fine alla guerra in Iraq e far tornare le truppe a casa, ed è quello che ho fatto. Come comandante in capo, non permetterò che gli Stati Uniti vengano trascinati in un’altra guerra in Iraq”.  

Raid: prima le smentite, poi la conferma
Secondo fonti curde i raid Usa erano già cominciati prima di venerdì mattina, con New York Times e Wall Street Journal che parlano di almeno due postazioni dei militanti dell’Isis colpite nel nord del Paese. Ma subito era arrivata la secca smentita del Pentagono. Anche fonti del governo di Baghdad avevano detto alla Cnn come tutte le operazioni aeree al momento in corso in Iraq erano condotte esclusivamente dalle forze irachene.  

Onu: “Comunità internazionale sostenga governo di Baghdad”
I membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu “condannano gli attacchi portati a termine dall’Isis nella provincia di Ninive, e la sistematica persecuzione delle minoranze nel Paese”. In una dichiarazione adottata all’unanimità, i Quindici “chiedono inoltre alla comunità internazionale di sostenere il governo iracheno”. 

Regno Unito: “Aiuti per gli yasidi”
Anche la Raf britannica interverrà in aiuto della comunità yazida in Iraq ed in generale della popolazione minacciata dallo Stato islamico. Lo ha annunciato il ministro della Difesa di Londra, Michael Fallon, in un’intervista alla Bbc, rilasciata dopo una riunione del comitato di crisi del governo britannico Cobra. “Stiamo offrendo anche noi il nostro aiuto – ha detto – che speriamo di lanciare nei prossimi due giorni, a sostegno dello sforzo avviato dagli americani, in particolare per aiutare coloro che sono intrappolati fra le montagne”. 

Mogherini: “Condividiamo la scelta di Obama”
L’Italia sottolinea come sia necessario “proteggere i civili iracheni e in particolare cristiani e yazidi perseguitati da Isis e sostenere lo sforzo delle milizie curde Peshmerga per fermare l’avanzata di Isis”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini, aggiungendo: “Per questo condividiamo la scelta del presidente americano Barack Obama di intervenire”.  

Patriarca di Kirkuk: “100 mila cristiani in fuga”
Intanto prosegue la fuga dei cristiani davanti all’avanzata dei militanti dello Stato islamico
. Secondo il patriarca caldeo di Baghdad, Mar Louis Raphael I Sako, sarebbero almeno 100 mila le persone che hanno lasciato le proprie case. Un “esodo” che preoccupa anche Papa Francesco che ha lanciato un appello alla comunità internazionale “per porre fine al dramma umanitario in atto e perché si adoperi a proteggere i minacciati dalla violenza e assicurare aiuti agli sfollati”.