“Piove” sul Poeta. Il nuovo sindaco Marco Alessandrini ha deciso: Pescara non è più ufficialmente “dannunziana”. Sarà cancellato dalle lettere, dal materiale cartaceo, dai manifesti e dal sito web del Comune il logo “Pescara città dannunziana”, imposto e istituzionalizzato a macchia d’olio dal precedente primo cittadino Luigi Albore Mascia. Che a sua volta aveva fatto rimuovere ogni traccia di quel “Pescara città vicina” che era stato apposto un po’ ovunque dal suo immediato predecessore Luciano D’Alfonso. Oggi lo spoil system si esercita anche a livello simbolico. Come avveniva nel Medioevo.

La decisione è stata comunicata dal sindaco Marco Alessandrini ai suoi dirigenti in una lettera con intestazione ancora “dannunziana”. Via il vecchio logo inneggiante a Gabriele D’Annunzio, nato in Corso Manthoné, in pieno centro storico pescarese; e ritorno al classico stemma della città di Pescara, “così come è previsto dalla legge e dall’articolo 7 dello Statuto comunale” si legge nella missiva. Ma “si tratta di una richiesta che non cela alcun furore iconoclasta nei confronti del logo della precedente amministrazione, né un’avversione nei confronti di d’Annunzio – ha dichiarato in seguito Alessandrini -. È innegabile l’importanza del Vate per la città: è sicuramente stato un gigante, come lo è stato anche Flaiano”. Cambio-sindaco, cambio-logo? “Pescara non ricorrerà ad alcuna nuova definizione, e il logo precedente non verrà rimosso da dove è stato collocato, impiegando risorse preziosissime per l’Ente – (r)assicura il nuovo sindaco Pd -. Si tratta solo di guardare avanti, alla contemporaneità della città e al suo futuro”.

Nessun impatto, assicurano, sulle casse comunali. “L’idea non avrà costi, e riguarderà soltanto la futura produzione cartacea del Comune. Fino a esaurimento scorte, continueremo a utilizzare la vecchia carta intestata consacrata all’autore de Il Piacere” spiega al fattoquotidiano.it Giovanni Di Iacovo, nuovo assessore comunale alla cultura. Ma che ne pensa di tutto ciò Di Iacovo, scrittore super-pop prestato alla politica? “Che trovo sbagliato utilizzare personaggi storici trapassati a mo’ di logo. Magari contro la loro volontà, se potessero manifestarla”. Pescara, città non più dannunziana? “Dalle mie parti serpeggia una sorta di feticismo dannunziano. Si usa D’Annunzio come un grimaldello buono per tutto. Lasciamo riposare i morti in pace”.

D’altro avviso il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa. Ente che, non fosse stato per un D’Annunzio ancora in vita e influente, non sarebbe stato istituito, nel remoto 1927. “D’Annunzio, per Pescara, non ha nulla a che vedere con il colore politico degli amministratori in carica, ma tra i primi atti della giunta Alessandrini c’è la cancellazione del logo. Forse per il sindaco e per la giunta questo vuol dire cambiare verso, ma sinceramente mi sarei aspettato qualcosa di più in queste prime settimane di attività, un segno di discontinuità che doveva passare per altro e non attraverso un logo”.

Protestano gli amanti e le amanti del “pescarese più illustre”. Come Franca Minnucci, scrittrice, curatrice di “Come il mare io ti parlo”, edito di recente da Bompiani, che raccoglie il carteggio d’epoca tra D’Annunzio ed Eleonora Duse: “Sono senza parole – dice la Minnucci -. Non mi scandalizza, anche se non condivido, che si voglia tornare alla vecchia immagine e al vecchio logo di Pescara. Trovo, invece, grave che il sindaco dica che il fatto di avere una città legata a un personaggio della storia del ‘900 come il nostro Gabriele D’Annunzio, lo vede perplesso. Un’affermazione offensiva, non solo per il poeta, per i suoi estimatori, per gli studiosi e appassionati della sua opera: ma per la città tutta”. Lassù, o laggiù, il “poeta-soldato” D’Annunzio gradirebbe?