Il Ddl sulla riorganizzazione dello Stato denominato “Repubblica semplice”, che porta la firma di quel ministro Marianna Madia, con il viso da Botticelli, lanciata da Veltroni, già fidanzata col figlio di Napolitano, e balzata all’onore delle cronache quando si vantò di avere inesperienza in politica e diventò famosa per la gaffe di andare a parlare con Zanonato anziché con Giovannini di lavoro prevede tra le altre cose l’eliminazione del Corpo Forestale dello Stato. In realtà, più che di eliminazione, si tratterebbe di una confluenza del Corpo all’interno della Polizia di Stato, che lo assorbirebbe nel proprio organico.

La previsione non fa che riprendere un disegno di legge di Ettore Rosato ed altri deputati Pd.

Si vuole risparmiare sulla macchina dello Stato, ma viene da domandarsi: perché cominciare da un Corpo come quello Forestale che da sempre dà – nonostante il suo organico ristretto (sono 7260, meno dei vigili urbani di Roma) – una buona prova di se’ soprattutto per quanto riguarda i reati ambientali (10.200 accertati nel 2013)?

E’ vero invece che se davvero di avesse a cuore la tutela del territorio e dell’ambiente, si dovrebbe rinforzare questo Corpo, che è palesemente sotto-organico rispetto alle mansioni che gli sono affidate (in tutto il Piemonte sono appena 406). Ma dappertutto è sotto-organico meno che in Sicilia, dove di Guardie Forestali (cosa diversa peraltro dal Corpo Forestale) se ne contano invece la bellezza di 28.000. Ma la Sicilia fa storia a sé.

In compenso (lasciatemi fare il classico discorso da uomo della strada), i quasi 1.500 lavoratori di Montecitorio costano 310 milioni di euro, cui vanno aggiunte le spese per i pensionati: altri 227 milioni di euro.E qui non si vuole tirare in ballo gli stipendi da nababbi dei parlamentari. Il tutto per dire, non si potrebbe cominciare dalla casta e da coloro che la circondano, siano essi barbieri, commessi, o segretari?

Il fatto preoccupante è, che a parte i figli e figliastri che i governi continuano a fare, l’eliminazione del Corpo Forestale è una spia di una tendenza generalizzata che si chiama “disattenzione per l’ambiente”. “L’ambiente come optional”, come lo definisco io.

Sapete quanto spende lo Stato Italiano per alimentare i parchi e le riserve naturali esistenti sul suo territorio? Sentiamo cosa dice il Wwf: “Mentre si attendono notizie sugli organi di gestione dei parchi si ha notizia dall’inizio del 2014 di almeno tre tagli ai finanziamenti previsti dallo Stato sia per le aree naturali protette a terra che per quelle a mare. A quanto risulta al WWF il capitolo di bilancio “gestione interventi Parchi nazionali” ha registrato un taglio di circa 865.000,00 euro, passando dagli originari 5.800.000 circa di inizio anno agli attuali 4.960.000,00 circa (un taglio del 15%). Ancora peggio il capitolo di bilancio “gestione interventi Aree Marine Protette” che ha registrato un taglio di oltre 1.200.000,00 euro, passando dagli originari poco più di 5.000.000,00 di inizio anno agli attuali 3.790.000,00 euro circa (taglio di circa il 24%).”  Non parliamo ovviamente del fatto che molti parchi nazionali che la legge quadro prevedeva venissero creati non sono stati creati. In compenso, per fare un paragone oltralpe, la Svizzera ha deciso di raddoppiare i fondi per i parchi nazionali a partire dal 2016.

Ed il pensiero, scusate, ma corre di nuovo a quanto si beccano i nostri politici ed i dipendenti di Montecitorio.