Raid e missili sulla Striscia di Gaza, anche vicino a una scuola gestita dall’Onu. Israele ritira in parte le truppe di terra, ma continua con i raid. E sulla scuola Onu dove sono morte dieci persone è polemica. Con il segretario delle Nazioni Uniti Ban-Ki Moon che lo definisce un “atto criminale” e gli Stati uniti che assumono una posizione molto critica. Dal canto suo Israele si difende dicendo con quell’attacco sono stati colpiti alcuni terroristi a bordo di una moto.

Intanto, in Egitto, i colloqui di pace cercano una mediazione per arrivare al cessate il fuoco. Grande assente la delegazione di Tel Aviv che punta ad un ritiro unilaterale e a proclamare vittoria con la distruzione dei tunnel conosciuti. Ma il clima resta quello della tensione. Questa mattina l’esercito ha annunciato la morte del soldato Hadar Goldin, dato per disperso nei giorni scorsi. “Hanno ingannato il mondo”, ha commentato Sami Abu Zuhri, portavoce del Movimento di resistenza islamico. “Ha sostenuto che un soldato era stato rapito per violare la tregua e condurre un massacro”.  3710400344001[/brightcove]

Oltre 50 palestinesi sono stati uccisi domenica. Dieci sono morti a Rafah, nelle immediate vicinanze di una scuola dell’Unrwa, l’agenzia Onu per i rifugiati che opera nei Territori. Secondo testimoni un drone israeliano ha attaccato due presunti miliziani in sella a una motocicletta in transito, ma diverse altre persone sono state investite dall’esplosione. Dura condanna dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: “L’esercito israeliano è stato ripetutamente informato della posizione in cui si trovano le nostre strutture. Quello di oggi è stato un atto criminale che deve essere rapidamente indagato”. E anche gli Stati Uniti hanno definito “vergognoso” e “scioccante” l’attacco, chiedendo a Israele di “fare di più per evitare vittime civili”. Sono infatti oltre 1.800 i palestinesi che hanno perso la vita dall’inizio del conflitto, per la maggior parte civili. Contro sessantasette vittime israeliane, tra cui tre civili. Israele ha effettuato nel corso della giornata 180 attacchi. Colpi di artiglieria sono arrivati anche su due alti palazzi di uffici nel centro di Gaza City, dove si sono sentite secondi dopo grandi esplosioni. Ma sono continuati anche i lanci di razzi verso Israele. Sono oltre 3mila i razzi che sono stati lanciati da quando è cominciata la guerra. 

Nelle scorse ore Israele aveva avviato il ritiro delle truppe di terra. Notizia poi confermata da un portavoce militare. Nella serata di sabato 2 agosto Benyamin Netanyahu è intervenuto per assicurare alla nazione che “l’esercito continuerà ad agire a tutta forza” a Gaza “fino al completamento della sua missione”. E che quelle stesse forze “saranno dislocate secondo le esigenze di sicurezza”. Il premier non ha confermato – ma neppure smentito – le indiscrezioni di stampa secondo cui Israele avrebbe scelto di non trattare più un cessate il fuoco con Hamas, ma penserebbe ad un ritiro unilaterale dalla Striscia, una volta ripristinata la “deterrenza” nei confronti della fazione islamica. Una strategia – se questa sarà – in qualche modo avvalorata dal fatto che l’esercito si appresta a distruggere, come hanno rivelato fonti militari, entro 24 ore gli ultimi tunnel “conosciuti”. Una decisione che però non ha cambiato la posizione di Hamas: “Nessun cessate il fuoco sarà possibile fino a un completo ritiro delle forza di terra israeliane”. E’ il messaggio – ripreso da media locali – del leader politico in esilio di Hamas, Khaled Meshaal. Meshal ribalta poi su Israele l’accusa d’aver violato l’effimera ‘tregua umanitaria’ di venerdì. “Una tregua è una tregua, mentre il mantenimento della presenza a Gaza di forze israeliane che distruggono i tunnel è un’aggressione”, afferma. 

Nuova fase dell’operazione di Israele: rientro di parte delle truppe e nuove zone cuscinetto al confine
L’esercito israeliano ha confermato che si sta ridispiegando lungo il confine di Gaza per una “nuova fase” dell’operazione che ha l’obbiettivo di fermare il lancio di razzi verso Israele e distruggere la rete di tunnel sotterranei di Hamas. “Abbiamo ridotto alcune presenze e chiesto ai palestinesi di alcuni distretti di tornare nelle loro case”, ha confermato il portavoce dell’esercito Peter Lerner. Diversi carri armati israeliani sono stati visti lasciare Gaza. Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva suggerito che i soldati riesamineranno le loro operazioni dopo aver completato la demolizione dei tunnel di Hamas sotto il confine. Funzionari della sicurezza hanno detto che la missione dei tunnel stava terminando, e che Israele avrebbe presto portato i suoi soldati fuori dalla Striscia.  

Colloqui di pace a il Cairo
La delegazione palestinese è al Cairo per “colloqui indiretti” con Israele su un cessate il fuoco a Gaza attraverso Egitto e Usa. Presenti anche il numero due del Dipartimento di Stato americano Bill Burns e di Tony Blair, l’ex-premier e inviato del “Quartetto” in Medio oriente. Israele ha peraltro confermato ufficialmente di non voler più partecipare, in questa fase, ai colloqui del Cairo. Un delegato palestinese, Kees Abdel Karem del Fronte democratico per la liberazione della Palestina, come sintetizza l’agenzia Mena ha precisato che la delegazione Usa non è direttamente coinvolta nei colloqui per il cessate il fuoco e probabilmente terrà incontri solo con la parte egiziana. La delegazione palestinese al Cairo ha varato un documento con una “posizione palestinese unificata” su una tregua a Gaza. Lo scrive l’agenzia egiziana Mena citando Maher Taher, Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp). La posizione è stata consegnata all’Egitto per essere inoltra alla “parte israeliana”, riferisce l’agenzia, elencando i punti più importanti del documento che comprendono fra l’altro la richiesta di un ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza e la “levata del blocco”.

Missile in zona scuola Onu: 10 morti. Tra di loro anche un personale delle Nazioni Unite
C’è anche almeno un membro del personale delle Nazioni Unite tra le vittime dell’attacco che ha colpito una scuola Onu che ospitava sfollati a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, provocando almeno 10 morti e feriti. Lo ha fatto sapere Robert Turner, direttore delle operazioni per l’agenzia per i rifugiati palestinesi (Unrwa) nella Striscia di Gaza. Turner ha aggiunto che le prime conclusioni indicano che l’esplosione è stata il risultato di un attacco aereo israeliano vicino alla scuola, che forniva rifugio a 3mila persone. “Non abbiamo ancora dettagli confermati ma le notizie iniziali indicano che c’è stata una sorta di attacco aereo in una strada fuori da uno dei nostri rifugi”, ha detto Turner. Secondo testimoni l’attacco è avvenuto mentre le persone aspettavano in coda di ricevere rifornimenti di cibo. L’esercito israeliano non ha immediatamente commentato l’accaduto. Dentro il complesso della scuola Onu si vedevano diversi corpi a terra, alcuni dei quali erano bambini. Alcuni dei feriti, tra i quali minori con fasciature alla testa, sono stati trasportati nell’ospedale al Quwait di Rafah, e altri sono stati curati in quella che sembrava una clinica improvvisata sotto una tenda. Diversi cadaveri, avvolti in lenzuola bianche, sono stati allineati sul pavimento.