Il prequel di The Shining è servito. La Warner Bros, già produttrice dell’intramontabile capolavoro di Stanley Kubrick datato 1980, è in dirittura d’arrivo per la firma di Mark Romanek (One hour photo, Non lasciarmi) alla regia, mentre Glen Mazzara (The Walking Dead) è da diverso tempo al lavoro sullo script. Overlook Hotel, questo il titolo provvisorio del prequel, si ispira ad un prologo del romanzo Shining di Stephen King intitolato Before the Play e mai inserito nella versione pubblicata dal romanziere del brivido nel 1977.

Il plot consiste in un salto temporale ad inizio Novecento quando il celebre e mai realmente esistito hotel venne costruito su un cimitero indiano grazie al nobile avventuriero Bob T. Watson che scalò insieme alla sua famiglia le remote vette dei Colorado Rockies per costruire il più grande resort presente in America; il racconto prosegue poi con l’arrivo all’hotel della famiglia del custode Grady e della relativa strage familiare compiuta dall’uomo con un’ascia, prima della successiva e definitiva apparizione di Jack Torrance, della moglie e del figlio Danny. Tutto un altro film, si direbbe, eppure sono tante le suggestioni, le comparazioni e le perplessità di fronte ad un tentativo di riesumare popolarità e aura mitica di uno dei più grandi registi cinematografici del secolo. Infatti se la miniserie tv del 1997 per la regia di Mick Garris divenne il misconosciuto e sbertucciato remake dell’originale kubrickiano (vedere per credere) Overlook Hotel è il paio con il nuovo tentativo da parte di Stephen King di riappropriarsi di un testo letterario, poi cinematografico, che oramai viene accostato solamente a Stanley Kubrick.

Nei credits del remake in forma di miniserie King appare sia come soggettista che come sceneggiatore, mentre per il prequel lo scrittore del Maine ha già fatto sapere che come sempre un film tratto dai suoi libri non lo entusiasma ma in fatto di diritti e affari ci si può sempre mettere d’accordo: “Vedremo, stiamo esaminando”, ha spiegato King all’Entertainment Weekly quando ancora non circolava il nome di Romanek alla regia, “Non sto dicendo che avrei messo uno stop al progetto, perché sono una sorta di bravo ragazzo. Quando ero bambino, mia madre ha detto: “Stephen se tu fossi una ragazza, saresti sempre incinta”. Ho la tendenza a lasciare che le persone sviluppano le cose. Sono sempre curioso di vedere cosa accadrà”.

King scrisse la sua prima sceneggiatura cinematografica proprio per la Warner e per Kubrick che aveva accettato di girare un film su The Shining, ma nel 1977 King non era ancora nessuno e Kubrick era, se non all’apice della sua carriera, al più alto gradino di attenzione da parte dei media e con in mano un giocattolino horror da 13 milioni di dollari. Gioco forza che lo script kinghiano con Torrance invaso da una sostanziale bontà e travolto dal maleficio dell’Overlook non piacque per nulla al regista di Arancia Meccanica che stracciò la prima stesura e riscrisse, a suo modo, assieme a Diane Johnson l’intero film. Tra i due non intercorse mai un rapporto probabilmente nemmeno di stima, tanto che King ripudiò l’opera finale, odiò l’interpretazione di Jack Nicholson e quando Kubrick nel 1996 cedette i diritti per la versione tv lo vincolò per contratto ad astenersi dal fare paragoni in pubblico tra i due film.

Difficile sarà comunque per Romanek eguagliare il perfezionismo kubrickiano in Shining, anche se non si tratterà di remake ma di prequel: decine e decine di ciak per la stessa scena – atteggiamento che portò Shelley Duvall e Scatman Crothers a crisi di nervi e minacce d’abbandono del set –; fredda apatia e distacco per i dialoghi e quindi una narrazione che procede per immagini. Senza dimenticare il doppio set per gli esterni ed gli interni dell’Overlook: i primi girati al Timberline Lodge senza Kubrick nell’Oregon, i secondi ricostruiti maniacalmente negli studios inglesi di Elstree e usati ben oltre i termini previsti facendo ritardare la produzione de I predatori dell’arca perduta. Infine, nonostante il goffo remake di Lolita di Adrian Lyne, nessuno ha mai tentato di sfiorare la mistica kubrickiana su titoli sacri come Arancia Meccanica e Barry Lyndon. Su diversi social network impazzano i film da ‘salvare’ da futuri remake: tra Taxi Driver e Blade Runner, Kubrick appare con tutti i suoi film.