Continua senza sosta la strage a Gaza. Un recente appello di giuristi firmato fra l’altro da due relatori speciali delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, John Dugard e Richard Falk, analizza in modo esauriente i nodi giuridici della tragedia, mettendo in evidenza come si possa parlare di “crimini di guerra” e di “terrorismo di Stato” da parte israeliana. La traduzione italiana sarà presto disponibile in versione integrale sul sito www.giuristidemocratici.it. Eccone alcuni passaggi significativi:

“Come accademici e studiosi di diritto internazionale e penale, difensori dei diritti umani, giuristi e cittadini che credono fermamente nello stato di diritto e nella necessità del suo rispetto in tempo di pace e, ancor più, in tempo di guerra, sentiamo l’obbligo intellettuale e morale di denunciare le gravi violazioni, mistificazioni e trasgressioni dei più basilari principi del diritto dei conflitti armati e dei diritti fondamentali dell’intera popolazione palestinese, commesse nell’ambito della attuale offensiva di Israele nella Striscia di Gaza. Condanniamo, indipendentemente dall’identità dei responsabili, ogni attacco indiscriminato nei confronti di civili, non solo in quanto illecito sul piano giuridico, ma in quanto moralmente inaccettabile. Anche i lanci di razzi dalla Striscia di Gaza vanno condannati. Tuttavia, come sottolineato dalla Risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu del 23 luglio 2014, le due parti in conflitto non possono essere considerate alla stessa stregua e le rispettive azioni, ancora una volta, appaiono di incomparabile gravità… Ancora una volta è la popolazione civile, i soggetti protetti dal diritto internazionale umanitario, ad essere al centro degli attacchi.

La popolazione di Gaza è stata presa di mira in nome di un diritto all’autodifesa di Israele legalmente non giustificabile, nel mezzo di una escalation di violenza provocata di fronte a tutta la comunità internazionale.Non c’è cittadino di Gaza che non sia sotto shock e costretto a vivere in uno stato di costante terrore. Questo risultato è intenzionale. Israele sta di nuovo applicando la  c.d. “Dahiya doctrine”, che prescrive il ricorso deliberato all’uso sproporzionato della forza e all’inflizione di sofferenze alla popolazione civile, a fini di politici (esercitare pressione contro il Governo e Hamas), più che militari. Così facendo, Israele viola in modo ripetuto e flagrante il diritto dei conflitti armati, il quale stabilisce che possano essere oggetto di attacchi solo combattenti e obiettivi militari, cioè quegli obiettivi che, per natura, posizione, scopo od uso, forniscano un contributo effettivo alle operazioni militari e la cui distruzione parziale o totale, cattura o neutralizzazione, nelle circostanze del momento, offrano un chiaro vantaggio militare.

La maggior parte dei recenti bombardamenti a Gaza, al contrario, manca di qualsiasi giustificazione militare accettabile e, al contrario, appare concepita per terrorizzare la popolazione civile. Come chiarito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, terrorizzare la popolazione civile è inequivocabilmente proibito dal diritto internazionale consuetudinario…. Nel suo Parere consultivo nel caso “Armi Nucleari”, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che il principio di distinzione, che richiede agli Stati belligeranti di distinguere civili e combattenti, è uno dei “principi cardine” del diritto internazionale umanitario e uno dei “principi inviolabili del diritto internazionale consuetudinario”. Il principio di distinzione è codificato negli articoli  48, 51(2) e 52(2) del Primo Protocollo addizionale del 1977 alle Convenzioni di Ginevra, rispetto al quale non vige alcuna riserva. In conformità al Primo Protocollo, il termine  “attacchi” si riferisce agli “atti di violenza contro l’avversario, sia di natura offensiva che difensiva (articolo 49). Ai sensi sia del diritto internazionale consuetudinario, sia di quello pattizio, dunque, il divieto di dirigere attacchi contro la popolazione civile o contro obiettivi civili é assoluto. Non c’è nessun margine di discrezionalità per invocare necessità militari come giustificazione…. E’ senza dubbio illecito alla luce del diritto internazionale consuetudinario prendere di mira intenzionalmente obiettivi civili, e la violazione su vasta scala di un così elementare principio può configurare un crimine di guerra… Attaccare in maniera indiscriminata e sproporzionata, colpire obiettivi che non generano alcun vantaggio militare e rendere bersagli i civili e le abitazioni sono stati elementi persistenti nella lunga ‘politica’ Israeliana di afflizione dell’intera popolazione della Striscia di Gaza, che, per oltre sette anni, è stata sostanzialmente imprigionata dal blocco Israeliano. Questo regime è una forma di punizione collettiva, che viola il divieto assoluto codificato nell’Articolo 33 della Quarta Convenzione di Ginevra ed è stato condannato a livello internazionale per la sua manifesta illiceitá. Tuttavia, lungi dall’essere effettivamente contrastata, l’illegale politica israeliana di chiusura assoluta imposta alla Striscia di Gaza è inesorabilmente proseguita, con la complice acquiescenza della comunità internazionale degli Stati”.

L’appello si chiude chiedendo agli Stati e alle organizzazioni internazionali di consentire l’esercizio della giurisdizione sulle indicate gravi violazioni del diritto internazionale. Parole scritte nel vento, dirà sicuramente qualcuno. Ma, oggi più che mai, il diritto costituisce la sola alternativa alla violenza belluina inflitta con tecnologie sempre più spaventose. A condizione, che ci si creda e sia fatta valere. Altrimenti torniamo all’Età della pietra. Questo deve essere chiaro. Si cominci intanto a bloccare il flusso degli armamenti e la cooperazione militare con Israele, come richiesto da Cinquestelle e da Sel. Il Parlamento parli di questo anziché dell’insulsa riforma autoritaria di Renzi. Diventerebbe sicuramente più rispettabile e utile agli occhi dei cittadini.