Scongiurare un’altra settimana di immondezzaio a Roma. L’Ama, azienda municipalizzata della capitale, lavora alle soluzioni per evitare il peggio. Tra le ipotesi, a quanto risulta al fattoquotidiano.it, spunta quella di lanciare una proposta di acquisto degli impianti di proprietà dell’avvocato Manlio Cerroni, re dei rifiuti di Roma. E’ una possibilità, ma l’azienda lavora anche alla ricerca di soluzioni alternative, vaglia anche l’ipotesi di fare come la Calabria: mandare una parte dei propri rifiuti negli impianti di trattamento di altre regioni, in primis la Campania. Così la regione potrebbe passare da terra condannata a salvezza per altre città. A metà giugno, infatti, la Calabria ha sottoscritto un accordo per inviare una parte dei rifiuti negli impianti campani, in particolare negli Stir che trattano l’indifferenziato.

Al momento la questione capitolina resta ingarbugliata. Ignazio Marino, sindaco di Roma, ha dovuto subire critiche e invettive per i rifiuti in strada e bisogna trovare una strategia di uscita perché, con il caldo, il pattume rappresenta anche un problema sanitario. Al momento la capitale invia ai 4 Tmb ( impianti di trattamento meccanico biologico) i rifiuti raccolti in modo indifferenziatio. Due impianti di trattamento sono di proprietà di Manlio Cerroni così come il tritovagliatore. Per questi tre, l’Ama potrebbe lanciare una proposta di acquisto per liberarsi dell’abbraccio mortale con il privato, ma in cambio di una ovvia contropartita economica. Cerroni, sotto processo per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e alla truffa, ha ottenuto una vittoria in sede amministrativa tornando nella piena disponibilità dei suoi impianti. Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro aveva firmato provvedimenti di interdittiva antimafia, bocciati sonoramente dal Tar che, nella sentenza depositata, in questi giorni, ha scritto: “Il ricorso deve essere accolto con annullamento del provvedimento impugnato per difetto di istruttoria e di motivazione”. Contro la sentenza sarà proposto ricorso al Consiglio di Stato.

Un passo falso visto che, ogni anno, la relazione della direzione nazionale antimafia spiega che le ecomafie sono ormai un delitto di impresa. Insomma un imputato di traffico illecito di rifiuti, è tra le motivazioni della sentenza del Tar, può non essere collegato al crimine organizzato soprattutto se il provvedimento è privo di riferimenti ai clan. La sentenza del Tar ha dichiarato illegittima anche l’ordinanza del sindaco e tramonta, di fatto, anche la possibilità, di requisire i Tmb privati che tornano nella piena disponibilità dell’avvocato. Esaurite le soluzioni da carte bollate, serve una strategia aziendale. L’Ama, guidata da Daniele Fortini, ha subito una pioggia di critiche dopo la settimana di fuoco con il pattume riversato sui marciapiedi. Tra le cause anche una diminuzione dei conferimenti dei rifiuti nei Tmb privati rispetto ai quantitativi previsti.

Ora servono risposte. Tra queste la proposta di acquisto che renderebbe l’Ama completamente autonoma dall’imputato Cerroni, ma anche da subito lavorare ad accordi con altre regioni come la Campania per inviare una parte dei rifiuti fuori città. Al momento il costo di conferimento nei Tmb di Cerroni resta intorno ai 105 euro a tonnellata, 170 euro per portare i rifiuti al tritovagliatore, almeno 30 euro in più rispetto al costo di mercato. Soldi che vanno al privato, ovviamente, a spese dei romani. Dopo decenni di monopolio, si cercano strade per dare alla spa pubblica oltre all’onere della raccolta, il meno ingrato compito del trattamento e dello smaltimento del pattume.

Twitter: @nellotro