Le donne dei centri antiviolenza maltrattate dalla politica istituzionale è stato lo slogan della nostra protesta, quando il 10 luglio scorso siamo andate a Roma per i centri antiviolenza. Dopo la conferenza stampa alla Camera, organizzata da Celeste Costantino, siamo andate  in via della Stamperia davanti  alla sede della Conferenza Stato-Regioni che votava il  riparto dei fondi per le donne vittime di violenza. Quello che assegna tremila euro l’anno ai centri per “salvarli” dalla chiusura, quello che equipara i centri antiviolenza istituzionali a quelli delle organizzazioni non governative. I fondi saranno distribuiti (quei pochi che ci sono) al movimento per la vita, alle comunità madre bambino, agli sportelli per inserimento lavorativo di donne, ai  luoghi di conciliazione familiare e in alcune regioni, come il Piemonte, saranno esclusi alcuni dei centri antiviolenza aderenti  a D.i.Re.

L’indiscriminata distribuzione
 di fondi è stata dettata anche da logiche burocratiche e  clientelari e dalla mancanza di conoscenza del problema ma  il pot-pourri di enti, consorzi, associazioni censito dalle Regioni è anche il prodotto della legge 119, cosiddetta sul femminicidio, che non individua quali sono i  criteri qualitativi per definire un centro antiviolenza. Una legge mata male, con logiche securitarie e che dovrebbe essere modificata.

 A Roma eravamo una sessantina: una per ogni centro. Abbiamo alzato lo striscione rosso di D.i.Re e altri cartelli e abbiamo gridato slogan contro il governo e la sua indifferenza nei confronti dei luoghi di competenza ed esperienza delle donne. Siamo maltrattate dal governo. Non avremmo potuto più sederci davanti ad una donna che rivela di subire violenze se non avessimo fatto sentire chiaro e forte il nostro dissenso perché la violenza contro le donne è anche un problema culturale e politico.

Mentre gridavamo la nostra protesta  sotto le finestre della conferenza Stato-Regioni, è arrivata la Digos: la nostra manifestazione non era autorizzata. ‘Le donne danno il meglio di sé quando trasgrediscono le regole’ diceva una compagna di Roma. Ci hanno chiesto di mettere via i cartelli, li abbiamo girati e  tenuti al collo e abbiano continuato a gridare slogan e allora la ministra Lanzetta ha incontrato una delegazione D.i.Re.

Le nostre richieste? I criteri siano selettivi.

Celeste Costantino, quando giovedì ha concluso la conferenza stampa, ha detto che in un Paese con la maggiore presenza di deputate della storia della Repubblica, con un Consiglio dei Ministri composto per metà di donne e con  la terza carica dello Stato  rappresentata da una donna non si può permettere lo svilimento dei centri antiviolenza.  Eppure questo è accaduto, lo svilimento c’è stato.

Dopo la nostra protesta qualche risposta sta arrivando ma è ancora presto per dire quanto e se le richieste D.i.Re saranno accolte. Noi terremo il punto.

@Nadiesdaa