Rimborsi sì, ma solo dopo aver anticipato tutte le spese. A meno di un mese dalla scadenza dei termini per chiedere il risarcimento dei danni provocati dall’alluvione del 19 gennaio scorso, e dalla tromba d’aria del 3 maggio 2013, sono ancora poche decine le domande di indennizzo pervenute ai Comuni colpiti dai due eventi calamitosi, tra Bomporto, Bastiglia e la provincia di Modena. Il motivo? “Il problema sono le disposizioni normative emanate dalle istituzioni per accedere ai rimborsi pubblici”, spiega Manuela Gibertoni, del Comitato famiglie alluvionate.

Secondo l’ordinanza numero 2 del 5 giugno scorso, firmata dal commissario Vasco Errani in applicazione al decreto legge 74 del 2014, convertito in legge il 25 giugno, infatti, per poter accedere ai fondi stanziati dal governo, 50 milioni di euro dei quali destinati al ripristino di case e beni mobili privati, bisogna prima anticipare i costi di ricostruzione, o le spese necessarie a sostituire ciò che è stato danneggiato. Senza gli scontrini e le fatture, insomma, si perde la possibilità di essere rimborsati. E il termine ultimo per presentare domanda è il 31 luglio 2014. “Per questa ragione – spiega Alberto Borghi, sindaco di Bomporto – le domande pervenute ad oggi sono ancora molto limitate”. Tra crisi economica e terremoto, che nel 2012 colpì la stessa bassa modenese poi alluvionata, racconta Gibertoni, “è difficile avere qualche risparmio in banca, figuriamoci trovare il denaro per anticipare i costi di ricostruzione come chiedono le istituzioni, conditio sine qua non per poter essere rimborsati. Come faranno le famiglie a trovare le risorse per sistemare le case o per sostituire i mobili in una situazione economica disastrosa, e in un territorio già colpito dai terremoti del maggio 2012?”.

Da un lato, infatti, il decreto convertito in legge è, come lo definisce il sindaco di Bomporto, Alberto Borghi, “un successo”: per la prima volta da 35 anni lo Stato ha aperto alla possibilità di indennizzare tutti i beni danneggiati dall’alluvione, immobili e mobili, registrati e non. Dall’altro, il pur tempestivo intervento normativo presenta diverse questioni irrisolte, prima fra tutte, appunto, quella legata ai contributi per i privati e per le aziende. E se per l’industria è in arrivo un’ordinanza ad hoc, al momento, spiega Borghi, “per i cittadini non sono previste ulteriori disposizioni da parte della Regione Emilia Romagna”. Tuttavia, assicura il sindaco di Bomporto, “stiamo lavorando a una soluzione per assistere le famiglie che non riescono ad anticipare i soldi per le riparazioni, in collaborazione con l’Abi, l’Associazione bancaria italiana”.

Il 7 luglio sindaci dei Comuni colpiti e istituti di credito si troveranno per tentare di definire una via per aiutare chi ha difficoltà a espletare le disposizioni normative, arrivare, cioè, con le fatture già saldate al momento di presentare domanda di contributo, e come spiega Borghi le strade percorribili, al vaglio, sono due: “O un prestito a tasso zero che poi verrebbe saldato direttamente dall’amministrazione, ma con le commissioni a carico dei cittadini alluvionati – elenca il sindaco di Bomporto – o un mutuo con tasso all’1%, che però sarebbe praticamente privo di costi di commissione. Propendiamo per la seconda possibilità, ma il 7 luglio ne discuteremo con le banche, che si sono dette disponibili ad aprire una strada di sostegno anche per le imprese”.

Prorogare i termini per presentare domanda di rimborso oltre il 31 luglio, del resto, è una scelta che i sindaci preferirebbero non dover prendere. Perché così l’istruttoria, cioè la fase di verifica delle richieste di rimborso, slitterebbe, e di conseguenza slitterebbe anche l’effettiva erogazione del denaro. “Stiamo cercando di chiudere questa fase entro le scadenze prefissate collaborando con sindacati, Federconsumatori e comitati – sottolinea Borghi – e anzi, ho dato disposizioni affinché le domande già arrivate vengano immediatamente verificate per evitare rallentamenti. E’ giusto e importante che i cittadini ricevano il denaro stanziato dallo Stato il prima possibile”.

In Emilia, comunque, la preoccupazione resta alta. La conta dei danni post alluvione è considerevole, e molti temono di non vedersi rimborsato il 100% di ciò che è andato perduto. “Pur escludendo il valore affettivo dei beni distrutti dalla furia del fiume Secchia – spiega Gibertoni – molti probabilmente non riusciranno a ricomprare l’equivalente dei beni che possedevano prima dell’esondazione”. Le abitazioni, ad esempio, sono rimborsate entro un massimale di 85.000 euro, e i beni mobili entro i 15.000 euro, per le auto il contributo ammonta fino a 25.000 euro. “E viste le disposizioni normative, sottolinea il Comitato famiglie alluvionate – c’è la possibilità che molti alluvionati decidano di non chiedere il risarcimento di ogni bene danneggiato per non dover anticipare il denaro necessario a sostituirlo”.