Comportamenti antisindacali, demansionamenti e trasferimenti per punire chi sciopera, e guardie private messe a presidio dell’azienda per impedire picchetti e occupazioni. È questo quello che, secondo quanto denuncia il sindacato Adl Cobas, sta accadendo da un mese a questa parte alla Number One, nota azienda di logistica di Parma. Una situazione al limite sfociata giovedì 26 giugno, nel corso dell’ennesimo sciopero, in una colluttazione tra un manifestante e una bodyguard, che lo ha colpito in pieno volto. Dopo questo episodio l’Adl Cobas ha proclamato l’agitazione e ha diffuso il video dell’aggressione sul canale Globaltvproject. Nel video si vede distintamente che la guardia privata sferra un pugno al manifestante che gli sta parlando.

Da mesi i facchini chiedono condizioni migliori di lavoro alla cooperativa Taddei Training, che gestisce i magazzini parmigiani, visto che il contratto nazionale non prevede retribuzione nei primi tre giorni di malattia e infortunio. Il sindacato aveva avanzato la richiesta di integrazione di alcune lacune del contratto, che in altri magazzini sono state ottenute. Ma la proprietà questa volta ha interrotto le trattative. Da allora sono cominciati gli scioperi, con momenti di tensione che si sono susseguiti fino a giovedì.

Dopo l’incidente di fronte all’azienda è arrivata la polizia e una delegazione dei lavoratori è stata ricevuta dal prefetto Luigi Viana, che si è impegnato a mediare tra le parti. Nei giorni scorsi anche il deputato di Sel Giovanni Paglia si era occupato della vicenda, presentando un’interrogazione parlamentare al ministero degli Interni per chiedere la ragione della presenza delle guardie private davanti ai magazzini dell’azienda. Paglia ha chiesto anche al prefetto di Parma di “attivarsi per garantire che venga tutelato il diritto di sciopero e manifestazione”. Anche il sindaco Federico Pizzarotti ha promesso un incontro con i lavoratori per vigilare sulla questione.

Il presidio dei lavoratori è continuato per tutta la giornata e i dipendenti hanno fermato i camion in entrata nei magazzini, bloccando l’azienda. “Aspetteremo finché non abbiamo risposte dalla proprietà per riprendere la trattativa” ha detto Stefano Re dell’Adl Cobas. Ma le richieste non si limitano a questo. Perché, denuncia il sindacato, negli ultimi tempi la proprietà ha lanciato vere e proprie intimidazioni ai suoi dipendenti. “Le persone che hanno partecipato allo sciopero sono state demansionate o trasferite in altre sedi, senza nemmeno il preavviso adeguato. Hanno voluto lanciare il segnale che chi sciopera può essere punito – ha continuato Maurilio Pirone dell’Adl Cobas – E per impedirci di manifestare, hanno assunto delle guardie private”. Per questo la richiesta del sindacato ora è anche di ricollocare al proprio posto i lavoratori a cui è stata cambiata mansione e di far rientrare i trasferimenti. C’è poi la questione di un lavoratore e rappresentante sindacale licenziato, motivo di altri scontri tra la cooperativa Taddei e il sindacato.

Non è la prima volta nell’ultimo mese che la Number One vive momenti di tensione. Anche durante l’ultimo sciopero del 6 giugno, sempre in uno scontro tra lavoratori e guardie private messe a vigilanza dei magazzini, era rimasto ferito un dipendente. Da allora però non è cambiato nulla. Anzi, secondo il sindacato, la situazione è perfino peggiorata. Di tutt’altro parere invece l’azienda, che ha respinto tutte le accuse mosse dal Cobas, rilanciandole: “Intimorire i dipendenti e adottare metodi da far west è il sistema privilegiato da Adl Cobas e dai suoi iscritti per creare un clima di guerriglia e fomentare una protesta che intende sostituire il normale e giusto confronto sindacale ancora in atto, adottando metodi mafiosi e inaccettabili in una società civile” ha dichiarato il presidente della cooperativa Taddei Daniele Pasquinelli in una nota. Secondo la proprietà, ad aderire allo sciopero è stata una minoranza (19 su oltre 230 lavoratori), a cui si sono aggiunti manifestanti da fuori città. “E’ il segno evidente di una strategia finissima messa in campo da minoranze organizzate e violente che hanno scelto la nostra cooperativa come terreno di battaglia per una lotta politica e che nulla ha a che vedere con i diritti dei nostri soci – continua la nota – I manifestanti rivendicano il diritto di sciopero che non abbiamo mai negato, ma noi denunciamo la lesione del diritto a lavorare: gli scioperi selvaggi e i picchetti impediscono infatti l’accesso a persone e mezzi”.

La Taddei ha poi censurato l’episodio di violenza, impegnandosi a chiarire le responsabilità dell’aggressione, ma ha anche annunciato di avere denunciato alla magistratura un socio lavoratore che “ha minacciato di morte il suo responsabile, donna, aggredendola davanti ai testimoni”. E una denuncia è stata sporta anche per il caso del lavoratore licenziato, che secondo la proprietà è stato l’artefice di un “falso incidente” che ha portato l’azienda a prendere provvedimento. La Taddei inoltre ha ribadito di non avere mai sospeso i tavoli sindacali e ha dichiarato che tutti i trasferimenti e le scelte organizzative sono “perfettamente legittime”. Infine la cooperativa ha puntato il dito sull’atteggiamento del Cobas e dei lavoratori in protesta: “La cooperativa Taddei non permetterà che bande di violenti mossi dal proprio interesse personale mettano a rischio il futuro di oltre 1000 lavoratori e delle loro famiglie”.