Dal 1 luglio l’Italia assume ufficialmente per sei mesi la guida del Consiglio Ue a Bruxelles. Molte le aspettative: rilanciare la crescita, contrastare la disoccupazione, rivedere i trattati dell’Unione europea e rispondere all’emergenza immigrazione. Ma la preparazione del semestre lascia a desiderare: manca ancora un programma definitivo, il sito ufficiale non è ancora pronto e alcuni ministri hanno mancato visita alle riunioni del Consiglio Ue di giugno a Lussemburgo.

Le dichiarazioni d’intenti in vista del primo luglio sono a dir poco mirabolanti. Nei giorni scorsi, il Ministro all’Economia, Pier Carlo Padoan, si è detto convinto che “la presidenza italiana dell’Ue saprà dare una svolta all’Europa mettendo al centro la crescita e l’occupazione al di là delle ideologie. Secondo il Ministro all’Ambiente, Gian Luca Galletti, “le priorità per l’Italia sono crescita economica e occupazione, che per noi significa crescita verde”. Perfino il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha detto che il semestre porterà a “un cambio di passo in tema di crescita, occupazione, sviluppo e coesione sociale, riavvicinando così l’Europa ai cittadini”.

Ma i preparativi non sono all’altezza delle aspettative. A tredici giorni dall’inizio del semestre, non è ancora disponibile un programma ufficiale della presidenza e le relative priorità politiche. A quanto pare un documento esiste, ma non è stato ancora pubblicato. E esporlo ci penserà il presidente del Consiglio Matteo Renzi in persona il 2 luglio in sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Male anche il sito Internet. Online c’è una versione temporanea valida solo per gli accrediti dei summit in Italia, in alto in home page campeggia questa scritta: “Il sito ufficiale della Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea sarà presto online con notizie, aggiornamenti e il calendario del Semestre”. In basso il feed Twitter e un’accattivante citazione di Renzi sugli Stati Uniti d’Europa. Fonti della Presidenza italiana parlano di esplicita volontà di non accavallarsi con il sito dell’attuale semestre greco e di ritardi dovuti al cambio di governo dello scorso febbraio. Sempre fonti italiane, sottolineano il desiderio di lasciare a Matteo Renzi l’onere e l’onore di delineare le priorità italiane a Strasburgo il prossimo 2 luglio.

Sarà un semestre low cost. A quanto pare per l’intero semestre italiano verranno spesi circa 68 milioni di euro. Pochi se si pensa che la sola Lettonia ne ha spesi 100, la Polonia 110 e la disastrata Grecia 55. I tagli hanno riguardato prima di tutto la scelta linguistica: per adesso il sito è solo in italiano e inglese. Una scelta in fondo ragionevole, ma bizzarra se fatta da un Paese, l’Italia, che da sempre a Bruxelles si batte per il multilinguismo europeo, basti pensare alla “donchisciottiana” battaglia contro il brevetto unico europeo “solo” in inglese, francese e tedesco. Per lo stesso motivo i vertici internazionali in Italia si terranno a Milano invece che a Roma, scelta che vuole anche tirare la volata all’Expo 2015.

Ministri italiani assenti ai summit di giugno. Fanno discutere le assenze di alcuni ministri agli incontri dei relativi Consigli Ue – per la precisione Telecomunicazioni e dell’Energia, e Agricoltura e Pesca – a Lussemburgo, sostituiti da sottosegretari e viceministri. Questo non tanto per l’importanza degli argomenti discussi – anche se nei giorni scorsi è stato approvato dopo anni di negoziazioni il regolamento europeo sugli Ogm – quanto per l’occasione persa di presentare ai colleghi le linee guida che l’Italia intende seguire nei prossimi sei mesi. Il semestre di Presidenza, infatti, riguarda proprio il Consiglio Ue (riunione dei 28 Ministri europei di una determinata materia), gestito e coordinato dal Paese di turno per sei mesi tramite i propri ministri. Assenza in parte giustificata per il Ministro allo Sviluppo Economico, visto che ad esempio la delega alle comunicazioni è del vice Antonello Giacomelli.

Eppure i prossimi sei mesi si annunciano a dir poco caldi. Il rinnovo di tutte le principali cariche europee, l’inizio dei lavori del nuovo Parlamento europeo e importanti dossier come una possibile revisione dei trattati Ue, il completamento dell’unione economica e monetaria e l’emergenza immigrazione, potrebbero fare del semestre italiano una specie di turning point dell’intera Ue. Anche se il ruolo del Paese che detiene la presidenza di turno è piuttosto limitato all’agenda del Consiglio Ue – e spesso viene inflazionato in madre patria – è innegabile che si tratta di una finestra importante per esercitare un certo peso politico nei confronti dei propri partner europei, e come tale andrebbe preparato al meglio e in largo anticipo.

@AlessioPisano