Un colloquio di 15 minuti per parlare di Ucraina e della fine dei combattimenti. Il presidente Usa Barack Obama incontra Vladimir Putin dopo i mesi di gelo e tensioni e chiede che “si interrompano al più presto i combattimenti”. L’occasione è quella delle celebrazioni del D-day: in Francia si ricordano i 70 anni dallo sbarco in Normandia, ma gli occhi sono tutti puntati sulla politica internazionale. Dopo mesi di tensioni, a fianco dei capi di Stato e di governo e a un migliaio di veterani di guerra, è arrivato infatti anche lo zar russo che ha incontrato a turno i leader. Prima François Hollande e David Cameron, poi oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel e il neo-presidente ucraino Petro Poroshenko. A sorpresa c’è stato anche un colloquio di 15 minuti con Obama. Nelle scorse ore si era tenuto il G7 a Bruxelles senza naturalmente la presenza della Russia: un incontro organizzato subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca e il conseguente annullamento del G8 di Sochi. Il Cremlino ha reso noto che Putin e Poroshenko hanno parlato del loro desiderio di una rapida fine delle ostilità nel sudest dell’Ucraina. Il portavoce russo, Dmitry Peskov, ha detto che i capi di Stato hanno chiesto la “fine il prima possibile dello spargimento di sangue e delle azioni di combattimento da entrambe le parti, le forze armate ucraine e i sostenitori della federalizzazione dello Stato”. Altrettanto inaspettato il colloquio tra Obama e Putin: i due presidenti hanno scambiato i loro punti di vista sulla situazione in Ucraina e la crisi nell’est. “Putin e Obama hanno parlato della necessità di una fine delle violenze e dei combattimenti il prima possibile”, ha spiegato Peskov. Mentre i leader si sono messi in posa fuori dal castello di Benouville per una foto di gruppo prima del pranzo, sembrava che Obama e Putin si evitassero deliberatamente. Una volta all’interno, i due leader hanno avuto il faccia a faccia.

A fare da scenografia ai tentativi di dialogo internazionale, la cerimonia del 70esimo anniversario dello sbarco in Normandia. Quando il sole è sorto a Omaha Beach, una delle spiagge in cui avvennero gli sbarchi, le bandiere sono state issate a mezz’asta. Una banda militare degli Stati Uniti ha suonato, mentre veterani del D-Day provenienti dalla 29esima divisione di Fanteria e soldati in servizio si sono messi sull’attenti alle 6.30 di mattina esatte, il momento in cui il 6 giugno 1944 i primi soldati alleati sbarcarono. Centinaia di residenti della Normandia e altri spettatori hanno applaudito i veterani, poi hanno cominciato a formare una catena umana sulla spiaggia.

La Francia “non dimenticherà mai quello che deve agli Stati Uniti“, ha detto il presidente francese Hollande aprendo la cerimonia di commemorazione dei soldati Usa caduti durante lo Sbarco alleato, nel cimitero di Colleville-sur-Mer, in Normandia. E poi ha continuato: “Non dimentichiamo le vittime civili dello sbarco in Normandia. Ricordiamo il sacrificio della popolazione normanna. E’ perchè la Francia ha vissuto questo dramma che è solidare con le altre nazioni che subiscono la stessa sorte, che preserva la pace alle frontiere dell’Europa e dell’Africa”, ha aggiunto alludendo alla crisi ucraina e agli interventi francesi a favore di Mali, Centrafrica e Nigeria. Hollande ha voluto rimarcare che dei 110mila morti del D Day, ben 20mila furono civili. E che le azioni della resistenza francese contribuirono alla buona riuscita dello sbarco. “La mattina del 7 giugno – ha ricordato ancora – ben 3mila civili furono uccisi e 100mila persone obbligate a lasciare le loro case. I rifugiati si nascosero nelle cantine, nelle chiese, gli incendi si moltiplicarono. Ma ovunque si unirono persone di buona volontà, donne e uomini che aiutarono i feriti a rischio della loro vita”. “Le giovani generazioni -ha dichiarato- devono ricordarsi che qui, due milioni di soldati si batterono in mezzo ad un milione di civili”.