Il taglio da 150 milioni di euro in Rai “non si tocca”. A ribadirlo è Enrico Morando, viceministro dell’Economia in quota Pd, che aggiunge: “L’autonomia finanziaria delle sedi regionali della Rai va bene ma fissarla per legge è una evidente stortura che va eliminata. Del resto come può riorganizzarsi  la Rai se permane una tale rigidità?”. Morando sostiene che la concessionaria del servizio pubblico televisivo “dovrà contribuire come tutte le società pubbliche”. Secondo il viceministro, si può invece discutere su come mettere in condizione la società di riorganizzarsi “garantendo la qualità dell’informazione regionale”, d’altronde, “la preoccupazione delle forze politiche è che la Rai continui a garantire una buona informazione regionale e su questo il governo è pronto a discutere. Se l’obiettivo è un’informazione regionale ampia e puntuale la risposta del governo è sì. Se invece la preoccupazione è avere un’autonomia finanziaria delle sedi regionali stabilita per legge, la risposta è no. L’esecutivo vuole eliminare i vincoli introdotti dalla legge Gasparri che per le sedi regionali fissa per legge l’autonomia finanziaria”, conclude Morando. 

Dopo l’annuncio dello sciopero dei dipendenti per il prossimo 11 giugno, le polemiche continuano a tenere banco. Intanto, l’autorità di Garanzia ha annunciato che nella seduta del 3 giugno verrà valutata la legittimità della manifestazione. Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl, ha chiesto a Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai, di convocare i sindacati per scongiurare l’ipotesi dello sciopero: “Bloccare il servizio pubblico radiotelevisivo sarebbe solo un errore”, afferma. Al contrario Roberto Fico, deputato del M5S e presidente della commissione di Vigilanza della Rai, si dichiara d’accordo con le motivazioni della contestazione e non ha escluso la partecipazione di una delegazione del M5S. 

La manifestazione è stata indetta contro il taglio annunciato nei mesi scorsi dal commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Secondo i sindacati Slc, Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal e Usigrai, infatti, il taglio “drastico” di 150 milioni di euro “mostra evidenti profili di incostituzionalità” e “non colpisce gli sprechi ma i posti di lavoro creando le condizioni per lo smantellamento delle sedi regionali e ancor peggio per la svendita di RaiWay alla vigilia del 2016 (data in cui dovrà essere rinnovata la concessione per il servizio pubblico), lasciando intravedere inquietanti ritorni a un passato fatto di conflitti di interessi e invasione di campo dei partiti e dei Governi”. Sulla questione Rayway si è pronunciato anche Fico: “Vendere parte di Rai Way è la soluzione peggiore che il governo potesse suggerire”, ha dichiarato.