Si sentono le urla dei migranti e i colpi di tosse. Si vedono i bossoli dei lacrimogeni Cs, gas altamente urticanti, vietati in operazioni militari ma non per ristabilire l’ordine pubblico. I loro effetti al chiuso sono raddoppiati. La polizia li ha sparati all’interno del Centro d’identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo, Gorizia, per sedare una rivolta. È l’agosto del 2013. La sommossa dei migranti ha devastato la struttura tanto che, a novembre, il Cie è stato chiuso (e lo è tuttora, anche se sono terminati, a quanto risulta alle associazioni, i lavori di restauro). Scampoli di quella ribellione sono stati registrati dal telefonino di un trattenuto. Immagini rubate: secondo un’ordinanza in vigore dal 2011 (poi revocata il 16 agosto, proprio a seguito delle rivolte) a Gradisca, e solo qui, nessuno può avere un telefonino. Da questi documenti le associazioni la Tenda per la pace e i diritti, insieme a Melting Pot Europa e ai promotori della campagna LasciateCientrare sono partiti per scrivere un esposto, depositato il 12 maggio alla procura di Gorizia e a quella di Roma e il 13 maggio anche a Napoli, Genova e Palermo. “Chiediamo che la magistratura apra un’inchiesta per accertare quanto è accaduto”, dichiara Gabriella Guido, portavoce di LasciateCientrare.

Durante quegli scontri, Majid El Kobra, marocchino, fece un volo dal tetto del Cie, occupato dai migranti in segno di protesta dopo l’inizio degli scontri, l’8 agosto 2013. Ancora non è chiara la dinamica dell’incidente, fatto sta che El Kodra è stato in coma dal giorno della caduta fino alla sua morte, il 30 aprile 2014. L’ultimo, finora, dei migranti morti in un Cie. “Majid è morto per legittima difesa o per abuso di potere?”, si chiede la portavoce di LasciateCientrare. Una sentenza del Tribunale di Crotone del dicembre ha infatti assolto tre migranti dall’accusa di danneggiamento del Cie in quanto il loro comportamento era da definirsi “di legittima difesa”. Il timore delle associazioni è che Gradisca possa riaprire e che tutto questo possa ricominciare.

La dinamica degli scontri è stata ricostruita attraverso le immagini raccolte dalle associazioni e le testimonianze di Serena Pellegrino (Deputato alla Camera, Sel), Matteo Negrari (Assessore del Comune di Staranzano) e di due attivisti dell’associazione la Tenda per la pace e i diritti. “La notte dell’8 agosto alcuni trattenuti mostravano vistose fasciature sulle mani, denunciando di aver subito violenze da parte delle forze dell’ordine – si legge nell’esposto – altri raccontavano di esser stati costretti a infrangere uno dei plexiglass di contenimento della ‘vasca’ (il cortile interno del Cie, ndr) per consentire a uno dei trattenuti, affetto da asma, di riprendere conoscenza dopo esser svenuto a causa dell’aria divenuta irrespirabile a causa dei gas”.

Tutto è partito la notte dell’8 agosto. I migranti volevano festeggiare il Bairam, la festa della rottura del digiuno durante il Ramadan. La polizia aveva loro accordato di restare in cortile, salvo poi intimare ai trattenuti di entrare nelle celle. È la miccia che innesca gli scontri: la polizia comincia a lanciare i lacrimogeni, i migranti salgono sul tetto per cercare di comunicare con l’esterno. “Puntualmente interpellati – continua l’esposto – i rappresentanti della Questura e della Prefettura di Gorizia non negavano i fatti avvenuti ma ne minimizzavano la gravità, qualificando quanto occorso come una “banale colluttazione”; nessuna parola veniva spesa sul lancio di lacrimogeni Cs, nonostante l’On. Pellegrino avesse con sé i bossoli che ne testimoniavano incontrovertibilmente l’utilizzo”.

Le associazioni hanno anche denunciato l’abuso di psicofarmaci somministrati ai trattenuti all’interno del Cie e Gianni Cavallini, dirigente del Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria Isontina, in una relazione del 14 agosto 2013 scrive che il Cie “non possiede al momento i requisiti strutturali e funzionali per accogliere ospiti; considerato, peraltro, il rischio di malattie infettive e/o contagiose, si ritiene che proprio il mancato efficiente ricambio d’aria rappresenti un importante fattore di rischio di contaminazione e propagazione di tali patologie”.