Risparmi per 2-3 miliardi di euro a regime, tra riduzione di incentivi e trasferimenti ai produttori di energia, taglio delle agevolazioni per specifiche categorie di consumatori, diminuzione dei costi di sistema e misure con effetti sulla tariffa gas. Questo, secondo le anticipazioni della Staffetta Quotidiana, il piano del ministero dello Sviluppo economico per tagliare entro il 2015 del 10% le bollette alle piccole e medie imprese (a cui andranno due terzi dei risparmi totali) e conseguire “risparmi di sistema” che andranno a beneficio di tutti i consumatori, anche le famiglie. La filosofia dell’intervento, si legge nel documento pubblicato dal quotidiano online  – il ministro Guidi, intervenendo all’assemblea annuale di Assoelettrica, specifica che il pacchetto sarà pronto “tra un paio di settimane” e “sicuramente dopo le elezioni europee” – “è togliere a chi ha avuto troppo, restituire a chi ha pagato di più, e in particolare eliminare le rendite, eliminare i sussidi incrociati ingiustificati, far funzionare la concorrenza e promuovere la legalità”.

In pieno “stile Renzi”, insomma. D’altronde era stato lo stesso premier, nella conferenza stampa “delle slide”, ad anticipare l’abbattimento delle bollette del 10% “dal 1 maggio”. Nel Def, a pagina 23, compare poi la previsione dello stesso provvedimento ma con ingresso in vigore a settembre 2014. L’accelerazione – anche se si tratta solo di bozze – è arrivata a ridosso dell’appuntamento con le urne per le elezioni europee e due giorni dopo che il vicedirettore di Repubblica, Massimo Giannini, in un editoriale dal titolo Mandrake e l’energia, il risparmio in una slide pubblicato su Affari&Finanza ha ricordato la promessa non mantenuta “dal Mandrake di Palazzo Chigi”. Come è noto il quotidiano fa parte del gruppo Cir della famiglia De Benedetti, la cui Sorgenia, produttore di energia elettrica da centrali a gas affossato anche dal calo dei consumi e dall’aumento della produzione da rinnovabili, sta faticosamente cercando da tempo un accordo con le banche creditrici. Ma il piano, va detto, non prevede alcun nuovo beneficio per le fonti tradizionali e interviene principalmente su chi negli ultimi anni ha ricevuto ingenti sussidi o goduto di regimi agevolati ingiustificati. 

Meno sconti a Ferrovie e Vaticano – Lo sforzo maggiore, in base alla bozza, è richiesto al fotovoltaico, con interventi anche su “sistemi efficienti di utenza” (reti locali con impianti alimentati a fonti rinnovabili o di cogenerazione che alimentano un privato o un’azienda) e “reti interne di utenza”. Ma saranno colpiti, almeno stando alla bozza, anche le Ferrovie, il cui regime tariffario agevolato sarà limitato ai consumi del servizio universale, il Vaticano e San Marino, che alla scadenza (rispettivamente a fine 2014 e fine 2015) si vedranno revocare le condizioni di favore godute finora, e gli “interrompibili“, cioè i grandi consumatori di elettricità che ottengono sconti (per un corrispettivo di circa 400 milioni l’anno) in cambio della disponibilità a farsi interrompere la fornitura in caso di emergenza per il sistema elettrico. 

Colpiti i produttori da rinnovabili – Gli incentivi concessi ai produttori da fotovoltaico saranno spalmati (solo per gli impianti oltre i 200 kw) non più su 20 ma su 25 anni, per ridurre l’esborso annuale. E senza riconoscere alcun tasso di interesse. Una misura che dovrebbe fruttare da 700 a 900 milioni di risparmi. Tutte le aziende che generano energia da fonti rinnovabili saranno poi chiamate a contribuire agli oneri di sbilanciamento, cioè i costi che gravano sul sistema – e che paghiamo tutti – per il fatto che la produzione da sole e vento è intermittente e non può essere prevista in modo preciso. L’ipotesi di “responsabilizzare” i produttori era già stata avanzata dall’Autorità per l’energia elettrica, che aveva emanato una delibera ad hoc, poi bocciata dal Tar e attualmente al Consiglio di Stato. Tra le misure di risparmio ci sono poi l’abolizione degli sconti agli ex dipendenti di aziende di distribuzione elettrica e l’eliminazione dei contributi alle centrali a olio per le emergenze gas. Infine, il governo chiede all’Aeeg di destinare alla riduzione delle tariffe per i consumatori i risparmi già ottenuti dalla riforma degli incentivi Cip6.

Costi di smantellamento delle centrali nella fiscalità generale – Per ridurre i costi di sistema sono previsti tra l’altro una stretta sulla garanzia dei ricavi di Terna e sui costi per la remunerazione degli operatori di rete, il potenziamento delle reti, lo spostamento della componente A2 – i costi di smantellamento delle centrali nucleari – sulla fiscalità generale, interventi contro l’abuso del potere di mercato, in particolare in Sicilia, rafforzamento dei controlli sui beneficiari degli incentivi, addebito dei costi di funzionamento del Gse agli operatori che usufruiscono dei suoi servizi (principalmente i produttori da rinnovabili). Infine, tra le misure con effetti sulla tariffa gas compaiono il potenziamento di gasdotti e rigassificatori e una stretta sulla remunerazione delle reti. Nelle slide viene infine data per fatta la concessione del regime regolato al rigassificatore Olt di Livorno, che comporterebbe però oneri aggiuntivi in bolletta.

L’impronta del think tank liberista – Nelle “slide” del piano è chiara l’impronta liberalista dell’Istituto Bruno Leoni, il cui direttore studi e ricerche Carlo Stagnaro è di recente stato scelto dal ministro Federica Guidi come consulente sui temi energetici. Gli interventi – una ventina di misure che dovrebbero essere adottate già dal mese di giugno – ricalcano infatti fedelmente quelli suggeriti in un recente rapporto del think tank guidato da Alberto Mingardi