Dopo aver sistemato gli affari di Salvatore Ligresti e della Premafin-FonSai, Mediobanca passa al capitolo del fratello Antonino accanto al quale si era schierata nel lontano 2007 per la conquista della francese Générale de Santé con il contributo di DeA Capital. In queste ore, infatti, a Parigi, negli uffici a due passi dall’arco di Trionfo, si discute di un’offerta presentata dalla società australiana Ramsay che potrebbe curare i dolori dei tre soci italiani da tempo impegnati a far quadrare i conti del gruppo francese proprietario di 75 cliniche che danno lavoro a 19mila dipendenti e 4.500 liberi professionisti.

Gli australiani, proprietari di un centinaio di ospedali in giro per il mondo, hanno messo sul piatto 16,75 euro per azione, una cifra di gran lunga inferiore a quanto sborsato nel 2007 dagli attuali azionisti italiani (32,50 euro). Nonostante la forte differenza di prezzo rispetto ai valori di acquisto, i tre azionisti italiani sono però pronti a trattare. Lo ha fatto sapere DeA Capital spiegando che “Santé SA e Santé Développement Europe SAS – che hanno l’83% della Générale de Santé – hanno deciso di concedere un periodo di esclusività fino al 6 giugno 2014 a Ramsay Health Care, Crédit Agricole Assurances e Ramsay Santé, per consentire alle stesse di effettuare la due diligence (un’analisi di bilancio approfondita, ndr), al fine di presentare un’offerta vincolante al prezzo indicato e di trovare un accordo sulle condizioni della transazione“.

Se l’operazione dovesse andare in porto, allora Antonino Ligresti, fratello dell’ex patron di FonSai e protagonista della telefonata-scandalo all’ex ministro Annamaria Cancellieri per perorare la causa delle condizioni di salute della nipote Giulia in carcere, dovrà dire addio alle cliniche francesi cui si era tanto legato dopo aver venduto le sue proprietà italiane  –Istituto Galeazzi (Mi), i policlinici San Pietro (Bg) e San Marco (Zingonia) e le case di cura Città di Milano e Madonnina – allo scomparso Giuseppe Rotelli in seguito alla condanna per la tragedia della camera iperbarica dell’Istituto Ortopedico Galeazzi dove morirono undici persone. Un addio doloroso soprattutto perché intanto Ligresti non è riuscito a ricostruire un nuovo impero nella sanità in Italia dove pure aveva tentato, invano, di inserirsi nella partita per il salvataggio del San Raffaele di don Verzè e aveva più di recente sperato nella possibilità di riprendersi gli ospedali venduti controvoglia al re del San Donato, Rotelli.

Per Mediobanca e DeA Capital, invece, uscire dalla partita Générale de Santé significherà riportare a casa capitali che non hanno fruttato come nelle attese. Lo scenario della sanità pubblica francese si è infatti molto deteriorato e Générale de Santé, nonostante il miliardo e 800 milioni di fatturato, non è più la macchina da soldi di una volta. Tutta colpa della flessione delle tariffe rimborsate dallo Stato francese alle cliniche private i cui margini si sono progressivamente erosi. Non a caso negli ultimi tre o quattro anni, Générale de Santé si è lanciata in un programma di dismissioni immobiliari finalizzate ad abbattere il debito (oggi a 610 milioni). E la stessa Santé sa, holding di cui DeA Capital, possiede il 43% e alla quale fa direttamente riferimento il 23,78% del capitale di Générale de Santé, è stata costretta nell’agosto scorso ad una ricapitalizzazione.