Our results, using seismology and hydrogeology, show a strong link between a small number of wells and earthquakes migrating up to 50 kilometers away,” ( I nostri risultati, utilizzando la sismologia e l’idrogeologia, mostrano lo stretto legame tra la presenza di un piccolo numero di pozzi e quella di terremoti  in un raggio di 50 chilometri)
Katie Keranen, Cornell University

The analysis suggests that a likely contributing factor to the increase in earthquakes is triggering by wastewater injected into deep geologic formations. This phenomenon is known as injection-induced seismicity” (“L’analisi suggerisce che un fattore probabile dell’aumento dei terremoti  sia provocato da acqua di scarico iniettata nelle formazioni geologice e profonde. Questo fenomeno è noto come sismicità-indotta”
United States Geological Survey

Il giorno 2 maggio 2014 per la prima volta nella sua storia, il servizio geologico degli Usa ha diffuso un “earthquake warning” per possibili terremoti ad est delle Montagne Rocciose. Questo “earthquake warning” è una allerta per terremoti e per la prima volta nella sua storia, riguarda l’Oklahoma. Ma cosa è successo in Oklahoma, Stato fino a poco fa considerato non particolarmente soggetto ad attività sismica?

Beh, da ottobre 2013 fino ad oggi i terremoti di magnitudo superiore a 3.0 sono stati 183, con un aumento del 50% rispetto allo stesso periodo di un anno prima. Così gli scienziati dell’USGS hanno avvisato che questi sismi potrebbero essere premonitori ed aumentare le probabilità di terremoti di magnitudo maggiore che potrebbero arrivare anche a 5 Richter. Con serenità hanno dunque avvisato le popolazioni che bisogna prepararsi a questa eventualità.

E cosa altro dicono questi ricercatori dell’USGS?

Che il motivo di questo aumento di attività sismica in Oklahoma potrebbe essere dovuto al nostro amico fracking. Il report dice infatti, altrettanto serenamente, che i cambiamenti nei tassi di occorrenza dei terremoti non sono dovuti a fluttuazioni normali e casuali ma che potrebbero essere dovuti all’attività umana, fra cui trivellazioni e reiniezione di materiale di scarto nel sottosuolo.

Prima del fracking in Oklahoma c’erano al massimo due terremoti l’anno di magnitudo maggiore o uguale a 3.0. Dal 2009, anno di inizio delle attività sismiche i terremoti sono aumentati a tassi vertiginosi e ci sono stati venti terremoti di intensità variabile fra 4.0 e 4.8. Il giorno 5 Novembre 2011 il terremoto più forte mai registrato in Oklahoma:  5.7 presso Prague. Studi successivi mostrarono la potenziale correlazione con la reiniezione di materiale di scarto da attività petrolifera.

In tutti gli Stati Uniti, sempre secondo l’USGS, dal 1967 al 2000 c’erano circa 21 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 3.0. Dal 2010 al 2012 la media è salita a 100 terremoti l’anno. Non può essere un caso.

Nel frattempo Katie Keranen, geofisico di Cornell University ha presentato assieme al collega Geoff Abers un nuovo studio in cui si mostra che le attività di reiniezione nei pozzi dismessi possono avere conseguenze anche a distanze di varie decine di chilometri, a causa dei cambiamenti di pressione sotterranei. 

C’e’ anche da notare che nel warning c’è scritto che “i proprietary di edifici e rappresentanti governativi dovrebbero prestare particolare attenzione alle costruzioni più vecchie, di mattoni e non rafforzati, che sono particolarmente vulnerabili a danni seri se le scosse sono sufficientemente violente.”

E in Italia?  E in Emilia Romagna? E in Basilicata? E in Abruzzo?

Se dovessero servire, ci saranno mai dei sereni annunci in cui ti dicono: guardate che questi terremoti di intensità minore potrebbero essere precursori di terremoti maggiori, per cui quantomeno siate vigili? C’è qualcuno che indaga come gli almeno 39 pozzi di reiniezione italiani solo collegati alle attività sismiche nelle loro vicinanze? Chi ci vive vicino lo sa che ci sono pozzi di reiniezione?

Qui grafici ed immagini sull’Oklahoma ed i suoi terremoti e la lista di pozzi di reiniezione in Italia.