Destini sempre più incrociati tra Giuseppe Mussari e Ferdinando Minucci, arrestato giovedì per il suo “ruolo di ideatore e regista” del “sodalizio criminale” che  secondo la Procura di Siena si muoveva dietro le quinte del Mens Sana Basket. E l’incrocio non riguarda solo il Monte dei Paschi di Siena, al centro dei rapporti tra il deus ex machina della squadra e il suo tifoso e sponsor all’epoca alla guida della banca senese. Entrambi infatti hanno goduto fino all’ultimo della stima più totale delle rispettive associazioni di categoria tanto da arrivarne alla presidenza (è il caso di Minucci alla Lega Basket) o da spingersi a un passo dal secondo mandato (come accaduto a Mussari per l’Abi che l’ha scaricato solo quando proprio non c’era più niente da fare) anche quando il sospetto sul loro operato era ben più di un’ombra.

L’inchiesta che insieme ai quattro arresti domiciliari e ai sequestri patrimoniali per oltre 14 milioni di euro, sta portando a galla quello che i magistrati e la Guardia di Finanza definiscono appunto un “sodalizio criminale” con diverse finalità, non fa che confermare e arricchire di dettagli quanto Il Fatto Quotidiano aveva scritto il 29 gennaio del 2013 in un articolo che anticipava le acrobazie finanziarie dei vertici della squadra avallate da Mps e necessarie a far quadrare i conti in modo da garantire l’iscrizione ai campionati, accostandole proprio all’inchiesta dei pm sui presunti pagamenti in nero dei cestisti che a fine 2012 aveva registrato una serie di perquisizioni a tappeto tra Siena e Rimini. Eppure l’8 febbraio scorso, mentre gli inquirenti proseguivano il loro lavoro, i presidenti delle 16 squadre di Serie A non hanno avuto alcun imbarazzo a eleggere Minucci alla presidenza della Lega Basket (l’inizio del mandato è fissato per il primo luglio) con 14 voti a favore e 2 contrari

Un plebiscito che ricorda da molto vicino gli attestati di stima che Mussari riceveva copiosamente in ambito bancario e politiico fino a poco prima di essere abbandonato al suo destino e che era stato trainato dai sì di Milano, Cantù e Sassari con l’opposizione delle sole Virtus Bologna e Roma. Al momento dell’elezione Renato Villalta, numero uno della società emiliana, aveva spiegato in poche parole il suo no: “I principi della Virtus e i miei non collimano con i suoi”. A cose fatte, soltanto nelle scorse settimane, poi, è arrivata una presa di posizione del presidente della Federbasket Gianni Petrucci ad incrinare gli ampi consensi attorno all’ex dirigente di Siena. Ed erano rimbalzate voci di sondaggi informali per tastare la disponibilità dell’ex manager Ferrari Stefano Domenicali e del presidente della Legacalcio Serie B Andrea Abodi, il primo fuori budget e il secondo vincolato a un altro anno di contratto. Sottotraccia un nome che continua a circolare è quello di Maurizio Gherardini, senior advisor degli Oklahoma City Thunder e nome accostato negli scorsi giorni alla Reyer Venezia.

Difficile che le cose possano restare immutate dopo gli eventi delle ultime ore. Il comunicato della Guardia di Finanza, infatti, parla molto chiaro a proposito degli arresti a carico di Minucci, della sua principale collaboratrice Olga Finetti, di Stefano Sammarini e Nicola Lombardini soci della Essedue Promotion e della Brand Management per “i reati di associazione a delinquere con lo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti tributari“, nonché dei sequestri preventivi per equivalente per un totale di 14 milioni di euro ripartiti in 9,835 milioni per Minucci e Finetti e in 4,045 milioni a carico degli altri due.

“Le investigazioni di natura economico-finanziaria unitamente ad attività tipica di Polizia Giudiziaria condotte dalla Compagnia della G.di F. di Siena hanno delineato, per gli anni almeno dal 2006 ad oggi i ruoli ed i compiti dell’intero sodalizio criminale che aveva nel presidente Minucci il suo ideatore e regista”, si legge nella nota. Che parla di “disinvolta gestione economica della società sportiva” che ha consentito “alla dirigenza di raggiungere finalità diverse: elevare lo spessore della squadra ingaggiando atleti di fama internazionale pagati anche in nero su conti esteri e quindi maggior competitività sportiva; alterare i risultati dei bilanci in modo da iscriversi regolarmente ai vari campionati; produrre provviste di denaro contante per spese fuori bilancio e anche per l’arricchimento personale esentasse”. 

Il meccanismo della frode prevedeva l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti emesse da società create ad hoc, contesto in cui si inquadrano i rapporti tra di prestazione di servizi tra Mens Sana e la Essedue per sponsorizzazioni, eventi, promozione etc. A sua volta la Essedue aveva contratti speculari “con terze società compiacenti riconducibili a Galluzzi Alberto“. Quest’ultimo  “contestualmente agli accrediti era uso prelevare in contanti l’equivalente dell’82%, costituendo in tal modo una provvista finanziaria occulta a disposizione del sodalizio criminoso”. Il denaro ritornava quindi alla Essedue e di qui alla dirigenza della Mens Sana. Il 18% restava invece a Galluzzi come “commissione” il 7% veniva trattenuto dalla Essedue, il 5% a Minucci che si stima prudenzialmente abbia percepito in nero almeno 2 milioni di euro “oltre allo stipendio corrisposto dalla società, gli emolumenti gonfiati e i benefit che arrivavano alla società di famiglia per la gestione pubblicitaria del palazzetto dello sport”. Mentre “la restante parte veniva utilizzata per finalità extra bilancio ed era completamente occultata al fisco”. 

Per quanto riguarda i campioni, “è stato appurato che ai cestisti siano stati accreditati, oltre al compenso dichiarato nei contratti depositati in Lega, una serie di altri emolumenti ottenuti sotto forma di diritti d’immagine e/o altre prestazioni certificate da società estere. Queste erano appositamente costituite dallo stesso cestista o dal suo procuratore. In alternativa si avvaleva di un’azienda nazionale compiacente a cui il cestista fittiziamente cedeva tali diritti”.  L’evasione di 25 Top Player della Mens Sana “è stata quantificata in circa 16 milioni” e 17 atleti sono stati denunciati per omessa/infedele dichiarazione fiscale.

Poi i rapporti con il Monte dei Paschi e la vendita gonfiata del ramo d’azienda merchandising che ha fatto scattare la terza fase dell’inchiesta. “Approfittando delle professionalità interne alla società e dei rapporti preziosi con la Banca Monte dei Paschi – si legge ancora nella nota – nel 2012 fu individuata la soluzione perfetta per fare un nuovo maquillage al bilancio e avere i requisiti per potersi iscrivere ai campionati”. Lo stratagemma è appunto la creazione da parte di Sammarini di una società ad hoc per farle comprare il marchio Mens Sana. Con una supervalutazione di 8 milioni di euro che ha comportato la scrittura in bilancio di una maxi plusvalenza invece del debito contratto (da Sammarini con Mps) per l’acquisizione. “Questo dato, unitamente ai dati falsi già iscritti in precedenza quale conseguenza delle fatture per operazioni inesistenti ha di fatto alterato e sistematicamente falsificato le poste iscritte al bilancio descrivendo una realtà economico-finanziaria ben diversa dalla realtà”. I conti sono poi stati presentati ai soci in versioni diverse. E da qui è scaturita una denuncia al cda da parte di alcuni azionisti, il cui esito ultimo è stato il fallimento della società e l’accusa di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta in capo a Minucci e al suo staff.

“In conclusione le indagini hanno dimostrato come l’associazione a delinquere interessata dall’Operazione Time Out abbia messo in atto un disegno criminale ben preciso cercando di utilizzare le ingenti sponsorizzazioni ottenute dal gruppo Monte dei Paschi, si parla di 100 milioni di euro in 7 anni (2006-2013), per una gestione del tutto personale della società Mens Sana”, conclude la nota. Le sole contestazioni fiscali riguardano 27 milioni di imponibile sottratto al fisco, 15 milioni di Iva, quasi 3 milioni di ritenute previdenziali non versate e 18 milioni di redditi non dichiarati.

Questi i fatti con cui dovranno fare i conti in Lega Basket dove per ora si “prende atto” degli eventi che “saranno oggetto di “apposita analisi in una prossima assemblea”. Di certo c’è che le decisioni dovranno essere rapide. L’arresto è arrivato in un momento cruciale per la programmazione della nuova stagione, alla quale il futuro presidente stava già lavorando. Molto dipenderà da un’eventuale mossa di Minucci che non ha ancora firmato un contratto con la Lega, impegnata però da una delibera vincolante. Quello delle dimissioni è lo scenario più invocato in via informale in queste ore dai presidenti di Serie A. Altrimenti verrà convocata un’assemblea straordinaria che porterà a una clamorosa retromarcia dopo il sì convinto e gli applausi scroscianti d’inizio febbraio, quando i fatti che hanno portato ai domiciliari l’ex dirigente senese erano già in larga parte noti. A Siena, invece, resta il rimpianto dei 100 milioni perduti oltre alle incognite sulla restituzione dei denari prestati a Sammarini per il marchio. La sponsorizzazione invece scade quest’anno dopo che nel 2012 il neo ad Fabrizio Viola aveva confermato l’impegno di circa 10 milioni dedicandosi personalmente alla ricerca di un paio di sponsor scaduti, come dimostra lo scambio di mail con suo figlio Gianluca e, prima, con Minucci, finito nelle carte dell’inchiesta sul dissesto della banca. 

“Una indagine particolarmente complessa e complicata dalla condizione ambientale che ha creato non poche difficoltà”, ha commentato intanto il pm Antonino Nastasi, titolare dell’inchiesta che “continua, stiamo raccogliendo prove”. “Alla base delle misure cautelari – ha spiegato Nastasi – l’inquinamento probatorio. Nel corso delle indagini sono stati distrutti alcuni documenti”. Il pm ha anche specificato che “sono state accertate fughe di notizie che hanno permesso l’eliminazione di alcuni documenti che, se trovati, avrebbero permesso di ricostruire uno spaccato più ampio”. Secondo Nastasi i documenti sarebbero stati eliminati “da soggetti che hanno aiutato le persone raggiunte dalla misura di custodia cautelare”.

di Gaia Scacciavillani e Andrea Tundo