Slitta il voto sul testo della riforma del Senato che era previsto in commissione Affari Costituzionali. L’accordo nella maggioranza, ma anche dentro il Pd, è ancora lontano. E nonostante il presidente della commissione, Anna Finocchiaro, abbia promesso per questa sera (quando riprenderanno i lavori della commissione in notturna) la presentazione dell’ordine del giorno dei relatori con le modifiche concordate all’interno della maggioranza, di questo testo ancora nessuna traccia. Una parte del Pd, infatti, fa muro e chiede che venga recepito come testo base l’elaborato del governo, mentre la sinistra del partito, su cui spicca il “mediatore” Miguel Gotor, sarebbe dell’idea di presentare direttamente un nuovo testo emendato con le modifiche che la stessa ministra per le Riforme Maria Elena Boschi, presente in commissione fin dalla prima mattina, ha detto di poter accettare. Comunque vada si tratta dell’ennesimo rallentamento del percorso delle riforme (elettorale compresa) annunciate dal presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Ad ogni modo la mediazione, a cui si stava lavorando da ieri sera (5 maggio) fino a oltre le 23, era stata quella di approvare, contestualmente al testo base del governo, un ordine del giorno, il cosiddetto “pillolato”, con tutti gli emendamenti messi nero su bianco, in modo da non avere sorprese. Cioè: la diminuzione del numero dei senatori nominati dal capo dello Stato, un riequilibrio della rappresentanza a favore delle Regioni rispetto ai comuni, un numero diverso di senatori a seconda della grandezza delle regioni.

Poi, però, nella notte, qualcosa è cambiato. E infatti questa mattina, all’apertura della seduta, del testo dell’ordine del giorno non c’era traccia. Perché a mettere i bastoni tra le ruote ai mediatori ci si è messo direttamente Renzi. Al capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, il premier ha detto con chiarezza di non aver alcuna intenzione di fare un passo indietro sul testo da lui firmato con la Boschi. Il motivo? Il timore di perdere terreno sul fronte dei sondaggi che, in questo momento, stanno premiando soprattutto la sua velocità e il suo decisionismo. Ecco perché, sempre questa mattina, il portavoce e vicesegretario Lorenzo Guerini ha chiarito: “Nessun passo indietro, gli stop di Berlusconi sono solo propaganda elettorale”. Ma non è tanto – e di certo non solo – lo stop del Cavaliere ad impensierire il Pd e, soprattutto, Renzi. Sono i malumori dentro la maggioranza. Gaetano Quagliariello, uscendo dalla commissione del Senato, ha lanciato un sasso pesante: “Il testo del governo sulle riforme è condivisibile nelle linee essenziali, ma va migliorato, è importante che vengano ridotti o eliminati i 21 senatori di nomina presidenziale, che i senatori siano consiglieri regionali indicati dagli elettori, che i sindaci siano meno dei consiglieri regionali, che le Regioni vengano rappresentate proporzionalmente alla popolazione”. Che questo si faccia “con odg o con emendamenti non fa differenza, l’importante è trovare un minimo comun denominatore”. Che, invece, proprio non c’è. “Forse, ora, viste come si sono messe le cose sarebbe meglio che si rinviasse tutto…”, ha poi chiosato il capogruppo di Forza Italia al Senato, Paolo Romani.

E’ successo, infatti, anche che il leghista Roberto Calderoli abbia inaspettatamente presentato un suo personale ordine del giorno di cui l’altra relatrice, la Finocchiaro, non sapeva niente e questo l’ha parecchio indispettita: “Credo che Calderoli debba pensare a ritirarlo se vuole che andiamo avanti…”, ha detto, con tono minaccioso, ma da parte del vicepresidente del Senato nessun passo indietro, tanto che lo stesso Romani è arrivato a dargli man forte: “Quello di Calderoli è stato senz’altro uno sgarbo istituzionale, ma il suo è comunque un testo molto complicato e non si può ora esprimere un giudizio su due piedi…”.

Tutto rinviato, allora? L’aria che tira al Senato è pesante. Non c’è un testo base e nessun ordine del giorno, non c’è intesa tra i relatori, ma la Finocchiaro vuole comunque arrivare ad un risultato entro la nottata. “Questa sera – ha annunciato alla fine della seduta del mattino – presenteremo l’ordine del giorno dei relatori che riassume il dibattito di stamattina e le indicazioni venute dai gruppi. Calderoli ha presentato oggi un odg di cui non ero stata avvertita ma è pronto a ritirarlo. Sono fiduciosa che il percorso possa arrivare a buon fine e mi auguro ci sarà un voto sull’odg”. Ma se non si arriverà a questo risultato, per la presidente della commissione “non sarà la fine del mondo”, cosa che, invece, in ambienti renziani viene commentato in modo del tutto opposto. Al momento, l’’orientamento del governo sarebbe di accettare anche delle modifiche al testo uscito dal consiglio dei ministri, ma a patto di non stravolgere l’impianto della riforma. La deadline per la prima lettura del testo per ora resta fissata dal governo al prossimo 10 giugno.