L’auto gira lenta per le strade di Lecco. Manca un quarto d’ora alle cinque del pomeriggio del 26 febbraio 2010. Un mese esatto alle elezioni. Lecco torna alle urne dopo il terremoto politico del 2009 che ha fatto cadere la giunta di centrodestra retta da Antonella Faggi. Meno di un anno di commissario prefettizio e ora la Lega nord vuole tornare a comandare come all’epoca di Lorenzo Bodega. Per l’ex senatore del Carroccio quasi nove anni di giunta. Adesso in prima fila c’è addirittura il viceministro Roberto Castelli. Il Partito democratico schiera una punta d’eccezione: Virginio Brivio ex presidente della Provincia. Vincerà Brivio al primo turno. In quel febbraio i giochi sono ancora tutti aperti. In città compaiono i cartelloni elettorali dei candidati.

Il 26 febbraio 2010 in auto ci sono due persone. Parlano e la microspia della Guardia di Finanza registra. Dice l’uomo: “La famiglia Coco-Trovato oggi vota Brivio ed è quello che voglio io, devo fargli avere il materiale per buttare in giro la voce di votare Brivio, il voto alla famiglia Coco-Trovato”. L’intercettazione, considerata rilevante dagli investigatori, è messa agli atti dell’inchiesta Metastasi che il 2 aprile 2014 ha portato in carcere dieci presunti affiliati alla cosca dei Trovato (leggi), ‘ndrangheta di peso che da oltre vent’anni giostra i propri affari su questo ramo del lago di Como. E così dopo l’ordinanza d’arresto firmata dal giudice, anche gli atti dell’intero fascicolo riportano in primo piano gli interessi della ‘ndrangheta per la carriera politica dell’attuale sindaco di Lecco, il quale non risulta coinvolto penalmente nell’inchiesta (leggi)La voce intercettata è quella di Francesco Sorrentino, lecchese classe ’71, ex consigliere comunale in quota Lega, professione odontotecnico con la passione per le auto di lusso (in garage ha una Ferrari) e residenza in una villa in collina: 33 stanze, con piscina, grande parco e custode domestico.

Anche Francesco Sorrentino finisce indagato con l’ipotesi di evasione fiscale e riciclaggio. L’inchiesta sui Trovato, iniziata nel 2009, trova la sua conclusione ben cinque anni dopo. In questo periodo si alternano due magistrati della Procura di Milano. A ciò va aggiunto quasi un anno di ritardo nell’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare. Anche per questo, ragionano gli investigatori del Gico, la figura di Sorrentino inizialmente centrale via via finisce per diventare marginale. Tanto che l’odontotecnico uscirà dall’indagine e non comparirà nell’elenco degli ordini di cattura. Sono, invece, provati i suoi rapporti personali con Mario Trovato, l’ultimo reggente della cosca finito in galera agli inizi di aprile. Tanto che, intercettato nel luglio 2010, Sorrentino rivela che Mario Trovato “c’ha l’associazione a delinquere di stampo mafioso (…) è un personaggio pericoloso (…). Questi governavano dalla Calabria a qua, ma non a cazzate (…). Io sono incastrato in politica e conosco bene questa gente qua da una vita, ora parliamoci proprio bello chiaro, perché Mario per me ti posso garantire che se c’è qualcosa che non va la sistema” perché “questi non avevano un impero, di più”.

In quel 2010, dunque, le microspie degli investigatori sono attive e macinano informazioni importanti. Tanto che gli stessi finanzieri, nell’informativa conclusiva annotano: “Francesco Sorrentino confidava alcune sue manovre politiche per le imminenti elezioni, ovvero che gli appartenenti alla famiglia calabrese dei Coco-Trovato avevano espresso la loro preferenza di voto nei confronti di Virginio Brivio, candidato Sindaco di Lecco”. In quel momento le indagini fotografano la figura di Sorrentino non solo come personaggio legato ai clan, ma anche in grado di rapportarsi con elementi della politica locale e nazionale. Insomma, un buon cavallo per i boss. Un cavallo che grazie alla sua esperienza conosce, a suo dire, la differenza tra un mafioso e un politico. Dice: “La differenza tra questa gente e il politico è una sola, questa gente ammazza, il politico no, però fidati, a questo gli dai una stretta di mano, la parola la mantiene ok?”.

Ecco chi è Francesco Sorrentino. Ed è a lui che Mario Trovato affida il compito di racimolare voti a favore di Virginio Brivio. Tanto che il boss inviterà l’odontotecnico nella sua pizzeria 046 per pianificare la campagna elettorale. Spiega sempre Sorrentino: “La famiglia Coco-Trovato oggi vota Brivio ed è quello che voglio io, devo fargli avere il materiale”. In questo caso Sorrentino si riferisce al materiale elettorale. E così il 27 febbraio 2010, Sorrentino contatta Gianguido Mazza, muratore e testa di legno dei Trovato, utilizzato come prestanome per il night milanese Margot. Il locale si trova a cento metri dalla sede della Direzione investigativa antimafia e per anni è stato il vero ufficio di rappresentanza della cosca nel capoluogo lombardo. A Mazza, il professionista consegna il materiale elettorale di Brivio e dell’allora consigliere regionale leghista uscente Stefano Galli. Annotano i militari: “Francesco Sorrenitno, poiché era conscio che la famiglia Trovato appoggiava esclusivamente Virginio Brivio, chiedeva a Mazza di non rivelare a Trovato degli ulteriori volantini consegnati”. Ecco le sue parole: “Mario vuole il materiale di Brivio e basta gli ho detto che glielo faccio avere io punto fine”.

Da qui in poi la storia è nota. Brivio conquisterà la giunta e nella maggioranza del consiglio comunale si porterà Ernesto Palermo, casacca Pd e legami forti con la ‘ndrangheta dei Trovato. Palermo, lo racconta già l’ordinanza d’arresto, imposterà per conto di Mario Trovato l’affare del Lido di Parè. Affare che inizia bene, grazie alla collaborazione illegale del sindaco di Valmadrera, ma che poi sfuma con un contenzioso finale tra il comune e la società della mafia, mediato dallo stesso Brivio, il quale, già secondo il gip “è consapevole dei collegamenti mafiosi prospettati a carico dei privati coinvolti”. Non solo. Si legge nel documento “schede-personaggi” (agli atti dell’inchiesta) che “Brivio, anche grazie all’appoggio elettorale fornitogli dal clan Coco–Trovato, si attivava personalmente per agevolare l’assegnazione dell’appalto a Ernesto Palermo, socio occulto della Lido di Paré S.r.l”. E in generale “si mostrava particolarmente docile e malleabile a ogni richiesta e bisogno che Palermo gli poneva all’attenzione, accettando così le interferenze che tali esigenze inevitabilmente producevano nell’ambito dei processi decisionali amministrativi dell’Ente Pubblico”. Dopo gli arresti dell’aprile 2014, lo stesso Virginio Brivio è stato interrogato per diverse ore dal pubblico ministero Claudio Gittardi. Terminato il verbale, il sindaco è uscito dagli uffici della procura da uomo libero e soprattutto non indagato.