La ‘ndrangheta su lago di Como. Affari e politica. Ancora: contatti, rapporti. Di più: un politico del Pd definito “organico”. E poi il dato che trasforma questa storia di “normale” mafia al nord, in una vicenda clamorosa. Sì perché dall’ordinanza d’arresto a carico di dieci presunti affiliati alla cosca del superboss ergastolano Franco Coco Trovato, emerge, nettissimo, il ruolo di mediatore di Virginio Brivio, sindaco di Lecco, in una gara pubblica che coinvolge il primo cittadino del comune di Valmadrera, Marco Rusconi, e una società riconducibile al reggente del clan Mario Trovato. Scrive il giudice per le indagini preliminari: “Appare allarmante anche se allo stato privo di rilievo penale il comportamento del sindaco di Lecco Virginio Brivio” il quale “senza avere dirette competenze istituzionali e ben consapevole dei collegamenti mafiosi prospettati a carico dei privati coinvolti , attraverso i contatti con Ernesto Palermo, Antonello Redaelli e Marco Rusconi cerca di raggiungere con la sua mediazione un compromesso economico tra i primi e il comune di Valmadrera”.

Piccolo passo indietro. Il 2 aprile 2014, il Gico della Guardia di Finanza di Milano coordinato dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini arresta dieci persone. Otto sono ritenute organiche alla ‘ndrangheta. Spicca il nome di Mario Trovato, fratello del Franco Coco, recordman di ergastoli. C’è anche Alessandro Nania, storico autista di Franco Coco e altre nuove leve del crimine organizzato lecchese. A loro il compito di riprendere gli affari interrotti dai maxi processi degli anni Novanta. Tra gli indagati ci sono anche due nomi insospettabili. Sono entrambi politici. Ed entrambi del Partito democratico. C’è Rusconi, sindaco di Valamdrera e c’è Ernesto Palermo, il consigliere comunale di Lecco che, secondo il giudice, è organico alla ‘ndrangheta.

Questo il prologo di un’inchiesta, durata oltre tre anni, e che mette sul tavolo l’infiltrazione capillare dei boss su questo ramo del lago di Como. In elenco così vanno estorsioni e violenze, capacità di intimidire e di controllare il territorio, ma anche una pervasiva capacità di infiltrarsi nella pubblica amministrazione. Elemento, questo, che trasforma una storia di piccola ‘ndrangheta al nord, in un allarme, rilanciato dalla dottoressa Boccassini e recepito anche dalla Commissione parlamentare antimafia.

I fatti nei fatti, dunque. Il capitolo racconta di una srl, la Lido Parè voluta e creata da Mario Trovato per gestire lo spazio pubblico chiamato “pratone” o Lido di Parè. Il dominus, secondo la procura, è lo stesso Palermo che al pari del boss non compare direttamente negli assetti societari. Ci sono prestanomi. Il risultato non cambia. Quella è mafia. Ed è mafia che s’infila diritta dritta in una gara pubblica grazie alla compiacenza e alla collaborazione del sindaco di Valamdreara che anticipa i contenuti della gara favorendo Trovato e soci. Un capo d’accusa pesantissimo tra le cui pieghe emerge nettissima anche la figura di Virginio Brivio, eletto sindaco nel 2010 quando sconfisse al primo turno l’allora viceministro leghista Roberto Castelli. Nel Lecchese Brivio ha fatto carriere grazie al centrosinistra, ai Ds prima al Pd poi. Tanto da essere stato oltre che presidente della Provincia anche segretario provinciale del partito.

L’affare del Lido inizia nel 2010. Fin da subito sembra ben avviato. Palermo lavora per il clan. Rusconi appare disponibile. Poi, nel 2011, qualche voce inizia a circolare. Sospetti di mafia, ombre di collusioni. Nella zona, in fondo, tutti sanno chi è Mario Trovato. Se poi il consigliere Palermo si fa vedere spesso in compagnia con lui, il calcolo è quasi binario. Le voci girano, i giornali locali registrano. Risultato: Rusconi, dopo aver incassato una mazzetta da 5mila euro, si tira indietro. Le chiavi a quella società non le dà.

E’ in questo momento che entra in gioco lo stesso Brivio, il quale, annota il giudice, “è ben consapevole” di quei rapporti con la ‘ndrangheta. Brivio non è indagato, va chiarito. Ma, si legge nell’ordinanza d’arresto, ben conosce lo spessore dei Trovato. Lo racconta lo stesso consigliere Palermo, il quale, intercettato, riferisce di aver detto a Brivio “che dietro a tutto c’è Mario Coco”. A quel punto, riassume il gip, “il sindaco di Lecco, secondo il racconto di Ernesto Palermo, avrebbe così reagito”. Ecco l’intercettazione: “Allora – dice Palermo a colloquio con un presunto affiliato – lui quando gli ho detto così invece di dire cazzo minchia, ha detto va bene siamo più tranquilli. Pensava che c’erano altre persone di Valmadrera, gli ho detto no fetenzie non c’è né, come a dire che i Coco Trovato sono una garanzia”.

Il quadro così come prospettato appare chiaro. Brivio ben sapeva. Eppure, piuttosto che denunciare o al limite defilarsi, inizia a mediare per conto della ‘ndrangheta una buona uscita con il sindaco di Valmadrera per chiudere la questione del lido. Fa di più. Su indicazione dello stesso Rusconi, l’attuale sindaco di Lecco fa visita al Prefetto per conoscere, capire e carpire informazioni. Ecco le parole del gip: “Brivio, nonostante la delicatezza della vicenda per la caratura dei personaggi coinvolti, dopo aver preso contatti con l’ufficio del Prefetto ed avere avuto informazioni evidentemente in merito agli sviluppi delle verifiche presso quell’Ufficio, non esita a informare tramite sms Palermo rinviando le notizie a un contatto diretto in Consiglio Comunale”. Scrive il sindaco: “Ciao parlato con prefetto per vicende Lecco accennato Valmadrera pare. Se vuoi ne parliamo ma non al telefono ma stasera in consiglio. Sento anche Marco (Rusconi, ndr)”.

Quindi la conclusione del giudice che, ricordiamolo, ha accolto in pieno la richiesta della procura. “Dalla complessiva attività di indagine emerge che la locale di ‘ndrangheta facente capo a Mario Trovato disponeva, attraverso la figura di Ernesto Palermo di contatti con esponenti di primo piano dell’amministrazione comunale lecchese, in primo luogo con il sindaco Virginio Brivio”. Il quale, il giorno degl arresti, intervistato da un quotidiano locale cosi commentava: “Da quello che sta emergendo mi pare di capire che si tratti di un fatto circoscritto a Valmadrera. Sono rimasto shockato dalla notizia, ma confido che tutti possano chiarire l’accaduto facendo valere le proprie ragioni”. Probabilmente anche le sue.

Articolo aggiornato il 5 aprile 2014, nel passaggio in cui si dice che il consigliere Palermo chiese al sindaco Brivio di andare dal Prefetto. Non fu Palermo, ma il sindaco Rusconi