“Quel ramo del lago di Como non è poi così tranquillo”. Il procuratore Edmondo Bruti Liberati cita Alessandro Manzoni e usa l’ironia per descrivere l’indagine “Metastasi” della Dda di Milano che ha portato in carcere dieci persone tra cui  due politici locali. Nel mirino della Dda c’è ancora il clan Coco Trovato, storicamente egemone nella zona. Insieme a Mario Coco Trovato, fratello del boss Franco, detenuto da oltre vent’anni, sono stati arrestati il consigliere comunale di Lecco Ernesto Palermo e il sindaco di Valmadrera, Marco Rusconi.

I dieci arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, corruzione e turbativa d’asta. L’inchiesta, coordinata dal pm Claudio Gittardi e dall’aggiunto Ilda Boccassini, ha accertato il “connubio tra ‘bracci armati’ della ‘ndrangheta, addette alle estorsioni e ad altri atti di violenza, con esponenti delle istituzioni”.

Il consigliere: “Sono un uomo di Trovato” e per il gip procacciava voti per il clan. Dalle intercettazioni emerge che Ernesto Palermo, accusato di associazione mafiosa, si definiva, parlando con altre persone al telefono, uno dei “nuovi uomini dei Trovato” e affermava che se Franco Coco Trovato non fosse stato in carcere lui avrebbe sarebbe stato certamente diventato assessore. Inoltre il consigliere è anche accusato di estorsione per l’episodio relativo ad un attentato ad un ristorante. Palermo era iscritto al Pd e dal 2011 è passato al Gruppo misto. È accusato, stando all’imputazione, di essere un “partecipe sotto le direttive” di Mario Trovato, fratello del boss Franco Coco Trovato, e si sarebbe occupato per conto del clan “in qualità di uomo politico e consigliere comunale dei rapporti con esponenti politici e pubbliche amministrazioni comunali”. Il suo ruolo sarebbe stato quello di acquisire “appalti e concessioni” e di intervenire per modificare il piano di governo del territorio per favorire gli interessi dell’ associazione mafiosa. Secondo l’accusa, inoltre, Palermo, che è anche accusato di estorsione, corruzione e turbativa d’asta, si sarebbe attivato per fare acquisire alla famiglia dei Trovato la concessione di un’area comunale sul Lido di Valmadrera, nel Lecchese. Secondo le indagini, per tale concessione, il sindaco di Valmadrera, Marco Rusconi, avrebbe intascato una tangente per circa 10 milaeuro. Gli altri arrestati Antonello Redaelli, Saverio Lilliu, Alessandro Nania, Antonino Romeo, Massimo Nasatti, gli imprenditori Claudio Bongarzone e Claudio Crotta.

Nelle intercettazioni, come ha chiarito il pm Gittardi, Palermo parlava “come un uomo di ‘ndrangheta” e avrebbe attribuito la sua elezione anche “all’appoggio che gli hanno dato i Trovato”. E diceva poi, sempre secondo il pm, che se ci fosse stato ancora il ‘vecchio’ boss Franco Coco Trovato al comando della cosca sarebbe diventato anche assessore. I fatti contestati sono stati commessi tra il 2010 e il 2012 e, tra questi, un attentato a colpi di pistola contro un ristorante che stava aprendo, l’Old White Café. Palermo, secondo le indagini, avrebbe offerto la protezione del clan ai nuovi gestori, ma quando questi avevano rifiutato era scattata la vendetta dei Trovato. Il consigliere si sarebbe adoperato anche per “incidere sulla raccolta dei voti e sull’andamento delle consultazioni elettorali locali” scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare. L’associazione mafiosa, secondo l’imputazione, procacciava, ‘voti anche per altre persone durante le elezioni ‘in cambio di future utilità’. 

Il sindaco di Valmadrera impegnato in iniziative contro l’infiltrazione mafiosa. Rusconi in carica dal 2009 e si era ufficialmente ricandidato per il prossimo mandato, alla testa della lista civica “Progetto Valmadrera”. A livello locale si è sempre distinto per svariate iniziative in campo sociale e solidale e prima ancora personalmente in manifestazioni e iniziative contro l’infiltrazione mafiosa e la criminalità. E proprio per questo l’arresto ha suscitato clamore. Sono state colpite da sequestro preventivo 17 unità immobiliari (abitazioni e box), cinque auto, le quote di partecipazione in tre società, due complessi aziendali, otto depositi titoli, una cassetta di sicurezza, tre depositi amministrati, due fondi pensione, tre rapporti di partecipazione a fondi comuni d’investimento, un libretto nominativo ordinario postale e 14 rapporti di conto corrente. All’inizio delle indagini, hanno spiegato gli inquirenti, sul conto di Claudio Bongarzone, imprenditore amico e confidente di Mario Trovato, c’erano circa 700 mila euro in contanti. L’inchiesta, iniziata nel 2010 dopo l’indagine Infinito che portò in carcere circa 300 persone tra Lombardia e Calabria, “conferma l’esistenza della locale di Lecco emersa nell’operazione Wall Street: a distanza di più di vent’anni troviamo la stessa famiglia Trovato”.

L’aggiunto della Dda Boccassini: “Connubio bracci armati ed esponenti delle istituzioni”. L’indagine ‘Metastasi’ “conferma l’esistenza della locale di Lecco” dice il procuratore aggiunto Ilda Boccassini: “Negli anni Novanta l’operazione ‘Wall Street aveva evidenziato come i Coco Trovatola facessero da padrone. Ebbene, a distanza di più di 20 anni, noi ritroviamo la stessa famiglia ovviamente con compagini e partecipazioni diversificate”. “Quello che risulta evidente è il connubio tra i bracci armati” dell’organizzazione “con esponenti delle istituzioni”, spiega Boccassini, precisando che “in questo caso si tratta di un consigliere comunale del comune di Lecco che era organico” alla cosca. “Avendo a disposizione persone delle istituzioni” si moltiplicava per al cosca anche la “possibilità di truccare appalti” e sapere in anticipo quali bandi avrebbero emesso le amministrazioni locali. L’indagine evidenzia anche la “sinergia tra reati tipici delle organizzazioni criminali con reati tipici della Pubblica amministrazione, come corruzione propria, turbative d’incanto e quindi il coinvolgimento di pubblici ufficiali”. “Siamo in attesa delle conferme in Cassazione per l’esistenza delle locali in Lombardia e la colonizzazione della ‘ndrangheta al Nord ma anche questa indagine fa vedere come l’organizzazione continui a operare in Lombardia“.

Cosca Trovato, per gip: “Aveva creato condizione di assoggettamento e omertà”. La cosca dei Trovato, secondo il giudice per le indagini preliminari di Milano, avrebbe creato una “condizione di assoggettamento e di omertà nel territorio di Lecco”, mettendo in atto anche forme di “coercizione elettorale”. Palermo, tra l’altro, sempre stando all’ordinanza, avrebbe anche partecipato “all’attività estorsiva e di protezione nei confronti degli esercizi commerciali”. Come nell’episodio dell’attentato a “colpi d’arma da fuoco” ai danni dell’Old Wild Café avvenuto la notte del 16 gennaio 2012: Palermo e Mario Trovato avrebbero cercato di “costringere” i gestori del locale a versare “una somma di denaro a titolo di protezione”. Per acquisire, invece, l’area comunale del Lido di Valmadrera, “attraverso la sostanziale gestione della società Lido di Parè srl”, Palermo, Trovato e altri due avrebbero prima promesso diecimila euro al sindaco della cittadina, Marco Rusconi, e poi gli avrebbero versato una mazzetta di cinquemila euro. Palermo, sempre stando alle imputazioni, sarebbe intervenuto per “turbare” anche le procedure pubbliche per la “modifica di destinazione urbanistica di un’area riferibile” a una società amministrata da una donna, che avrebbe dovuto versare 60 mila euro. E per la modifica di una “strada pubblica” un’altra persona avrebbe pagato 15mila euro. Trovato e altri del clan poi avrebbero tentato di mettere a segno un’estorsione da 200mila euro.