Corruzione di testimone. Questa l’accusa che l’ex trader Jérôme Kerviel, protagonista del più grande scandalo finanziario della storia, muove alla Société Générale. L’ex enfant prodige dei derivati ha deciso di far causa al suo ex datore di lavoro perché ritiene che la banca abbia profumatamente pagato il silenzio dell’uomo che all’epoca dei fatti era il suo diretto capo, Eric Cordelle. Al processo contro Kerviel, Cordelle aveva dichiarato che l’istituto di credito non era a conoscenza dei grossi rischi presi dal trader nell’ambito di operazioni fortemente speculative. Una falsa testimonianza, come aveva raccontato lo stesso Kerviel in una recente intervista rilasciata al ilfattoquotidiano.it (“i miei capi hanno mentito al mio processo”, aveva chiarito). Che in più, per l’ex trader, sarebbe anche il frutto di un accordo illegale in base al quale la Société générale avrebbe versato a Cordelle più di un milione di euro subito dopo la prima condanna dell’ex trader nell’ottobre 2012. Una circostanza di cui Kerviel è stato informato attraverso una lettera anonima.

Diretto superiore di Kerviel, Cordelle è stato licenziato per “insufficienza professionale” dopo la scoperta dell’enorme buco nei conti della banca (“Scoprire una frode non era al mio livello tecnico nel 2007”, aveva dichiarato al processo spiegando che “non era uno specialista del trading”). Successivamente l’ex manager ha fatto causa all’istituto di credito davanti al giudice del lavoro per contestare le ragioni del proprio licenziamento. La causa pero’ è stata ritirata nel febbraio 2013. Una cronologia che, secondo quanto scrive Kerviel nella lettera inviata al procuratore della Repubblica di Parigi, è “quanto meno inquietante”. “La giustizia deve verificare l’ammontare di questa somma e determinare quale sia la contropartita”, ha dichiarato al quotidiano Le Monde, David Koubbi, avvocato di Kerviel. “Se la Société générale è una vittima, come pretende di esserlo in questa vicenda, allora è per lo meno sorprendente che “indennizzi” un superiore che non ha visto niente, non ha sentito niente, non ha letto niente e non ha capito niente. Di cosa si tratta allora, se non del prezzo del silenzio?” conclude. Per la Société générale la denuncia di Kerviel è una “tattica, già utilizzata a più riprese, finalizzata a distogliere l’attenzione del nocciolo della questione che sopo tre gradi di giudizio e in maniera definitiva sul piano penale ha portato alla condanna di Jérôme Kerviel”.