“Dopo la coppa del mondo del 2018 avrò 71 anni: basta ragazzi, è giunta l’ora di dire stop. Il mio posto da selezionatore in Russia è il mio ultimo contratto. Farò come Alex Ferguson. Lui se n’è andato a 72 anni, io lo farò un anno prima”. Queste le parole rilasciate da Fabio Capello al sito R-sport. Il tecnico friulano, commissario tecnico della nazionale russa dall’agosto del 2012, annuncia il suo addio al mondo del calcio. Sarà la sua ultima panchina, chiuderà la carriera dopo i Mondiali del 2018 che si terranno proprio in Russia.

Da San Canzian d’Isonzo a Mosca, Don Fabio ne ha fatta di strada, sia da calciatore che da allenatore. Nipote d’arte, suo zio materno era la mezzala della nazionale Tortul negli anni cinquanta e sessanta, Fabio Capello ha indossato le casacche di Spal, Roma, Juventus e Milan dove chiude la carriera da calciatore nel 1980 dopo aver vinto una Coppa Italia e uno scudetto. In Nazionale? 32 presenze e 8 gol, indimenticabile quello che nel 1973 valse agli azzurri il primo successo a Wembley contro l’Inghilterra. Niente male per chi ha cominciato a giocare a calcio nelle squadra di Pieris, frazione di San Canzian d’Isonzo, il comune in provincia di Gorizia dove era nato nel 1946.

Classe, tenacia, mentalità vincente e carattere forte. Da giocatore e anche da tecnico. Prima Milan, 3 anni di cui uno da allenatore della primavera, poi Real Madrid e ancora Milan, poi Roma e – “Non andrò mai alla Juventus”– alla corte di Moggi sulla panchina bianconera, poi ancora Real Madrid – dove Cassano tra le risate di Ronaldo e Cannavaro imitava il suo allenatore – e dal 2007 prima sulla panchina dell’Inghilterra fino alle dimissioni del 2012 dopo il caso Terry, poi su quella della Russia.

Due Coppa Italia vinte da calciatore, con Roma e Milan e 4 Scudetti, tre con la Juventus e uno con il Milan. Diverso il palmares da allenatore: una Coppa Italia Primavera con il Milan, poi 5 campionati vinti, di cui 4 con i rossoneri e uno con la Roma. E ancora 4 Supercoppa Italiana, 3 con il Milan e una con la Roma, due campionati spagnoli con il Real Madrid, una Coppa Campioni e una Supercoppa Europea con i rossoneri.

“Non andrò mai alla Juventus”, aveva detto. “Sulla panchina bianconera? Dei suoi anni ricordo due scudetti revocati, certo non il gioco…”. Queste le parole, recenti, di Antonio Conte, dopo una polemica poi conclusa con l’attuale ct della Russia.

Comunque un vincente Don Fabio. Un sergente di ferro, solo bastone e niente carota. Grintoso e pratico. Un allenatore con la A maiuscola che per ora volerà in Brasile con la Russia. Per un’altra sfida, per un’altra panchina. Per tentare l’impresa.