François Hollande, dopo ore di consultazioni e i suoi tipici tentennamenti, alla fine ha liquidato il premier Jean-Marc Ayrault, all’indomani dei risultati disastrosi alle municipali per il suo partito, quello socialista. E ha chiesto a Manuel Valls, attuale ministro dell’Interno, di formare il nuovo governo. Una decisione sicuramente sofferta: i due (Hollande e Valls) si rispettano ma non si amano e il nuovo premier, un socialista moderato, dal carattere non facile, impulsivo e immodesto, che va contro i luoghi comuni della gauche (un “rottamatore”, a suo modo), non è apprezzato dall’apparato tradizionale del partito, soprattutto dalla sinistra del Ps. Una decisione, comunque, obbligata: già dopo pochi mesi la sua nomina al dicastero dell’Interno, nel maggio 2012, Valls era balzato in testa ai sondaggi, ritenuto fra gli uomini politici più amati dai francesi. E da allora è rimasto saldamente in testa alla classifica.

Hollande oggi ha proprio bisogno di questo: consensi. E lo sa bene. In un discorso pronunciato ai cittadini in diretta televisiva questa sera, ha ammesso di “aver recepito il vostro messaggio” dopo le comunali, che per i socialisti hanno rappresentato una vera disfatta, con 151 città, fra quelle con più di 10mila abitanti, passate dalla sinistra alla destra. Il presidente ha ricordato che ci sono “troppe tasse, troppa disoccupazione” e che bisogna “iniziare una nuova fase”. La sua risposta – e lo ha detto con una strana solennità, in un discorso freddo e a tratti banale – è la nomina di Valls nuovo primo ministro. Il suo governo, ha detto Hollande, dovrà essere “di combattimento”.

Alle municipali, in effetti, i francesi hanno voluto sanzionare il presidente, accusato di debolezza nella gestione del Paese, in una fase economica delicata. E’ di questa mattina l’ennesima brutta notizia, i dati sul deficit pubblico del 2013: ha toccato il 4,3% del Pil, il Prodotto interno lordo, oltre l’obiettivo che si era prefissato l’esecutivo (4,1%) e decisamente al di sopra di quella soglia del 3%, compresa nei parametri di Maastricht, che l’Italia ha invece rispettato. Hollande ha ora bisogno di un personaggio decisionista e popolare: Valls, in questo senso, è perfetto. La scelta di Manuelito (come lo chiamano all’interno del partito) era nell’aria da tempo, per sostituire Ayrault, fedelissimo di Hollande, suo amico di vecchia data, ma ormai screditato agli occhi dell’opinione pubblica.

Nato nel 1962 a Barcellona, Valls in realtà è riuscito ad acquisire la nazionalità francese solo all’età di vent’anni. Figlio di un pittore catalano, fuggito dalla Spagna perché antifranchista, madre svizzera italiana, l’uomo è cresciuto a Parigi, in un ambiente pieno di stimoli artistici e intellettuali, ma ricevendo un’educazione rigida e austera. Si avvicina al Partito socialista già all’università, quella di Parigi Tolbiac, all’epoca un covo dell’estrema sinistra, dove si è laureato in storia. Ma lui non è mai stato un ribelle, neanche a quei tempi. Si è sempre presentato come un riformatore, ispirato dalla socialdemocrazia tedesca e scandinava. Nel 2001 venne eletto sindaco di Evry, nella banlieue calda di Parigi. E iniziò subito a puntare, in polemica con i compagni di partito, sui temi della sicurezza. Anche per questo viene chiamato in maniera dispregiativa “il Sarko de gauche”, alludendo a Nicolas Sarkozy, che, quando era presidente, cercò invano di portarlo dalla sua parte.

Come ministro dell’Interno ha utilizzato il pugno duro contro l‘immigrazione clandestina, conquistando la simpatia del francese medio. Sui rom che popolano gli accampamenti illegali della periferia parigina, l’anno scorso, ha detto chiaramente che non hanno nessuna voglia di integrarsi. Non esita a criticare un certo perbenismo della sinistra francese. E nella Capitale negli ultimi tempi, per le sue polemiche nei confronti della vecchia guardia socialista e per il fatto di raccogliere consensi anche nell’elettorato di destra, è paragonato sempre più spesso a Matteo Renzi. Con Hollande, Valls sta già valutando la possibile lista dei nuovi ministri. Intanto Marine Le Pen, la zarina dell’estrema destra, è stata fra i primi a commentare la sua nomina. Lo ha definito “un uomo pericoloso”. Di sicuro è uno dei rari politici della gauche che può frenare l’emorragia di voti dalla sinistra verso il Front National.