Finisce con un lungo applauso per lei e con un “vergogna!” all’indirizzo degli avvocati della difesa, il processo per l’agguato a Lucia Annibali, sfigurata con l’acido il 6 aprile 2013. Dal gup di Pesaro arriva una pesante condanna per l’ex della donna e presunto mandante dell’aggressione, Luca Varani: 20 anni, tanti quanti ne aveva chiesti il pm Monica Garulli, il massimo della pena considerato lo sconto previsto dal rito abbreviato, e 14 ciascuno agli esecutori materiali, gli albanesi Rubin Talaban e Altistin Precetaj, 4 in meno rispetto a quelli chiesti dal pm. “E’ un premio per chi ha lavorato a questo caso – ha commentato Lucia – ed è giusto che chi ha commesso questo scempio sia stato punito con la pena che il giudice ha ritenuto adeguata. Ma non ho rabbia”.

La sentenza, emessa dal giudice Maurizio Di Palma dopo solo un’ora di camera di consiglio, ha lasciato invece l’amaro in bocca ai difensori di Varani, gli avvocati Francesco Maisano e Roberto Brunetti: “Il diritto di difesa nel nostro paese è l’incitazione a vergognarsi, questo è il nostro stato di diritto. Questo processo non si doveva tenere in primo grado a Pesaro. La tensione ha pesato molto”. Le reazioni del loro assistito? “Se lo aspettava”, rispondono laconici. Inutilmente i difensori dell’uomo hanno cercato di smontare l’accusa, non solo quella di lesioni gravissime ma anche di tentato omicidio, per la manomissione dei fornelli a gas della cucina di Lucia, e di stalking. Maisano ha giocato la carta di un misterioso orologio che compariva sulla scena del delitto, e che non era stato repertato, ma poi si è scoperto che era di Lucia. Per sicurezza, la mamma, accompagnata da un carabiniere, è andata a prenderlo in casa della figlia, dove ancora si trovava.

La difesa, convinta che non esista la “prova regina”, ha insistito sulla sua ricostruzione: Varani ha solo dato mandato a uno degli albanesi di danneggiare con dell’acido l’auto nuova della donna, uno “scherzo odioso”, insomma. A entrare in casa sua e a gettarle l’acido in faccia è stato invece un ladro entrato dalla finestra, e “non c’è traccia dei due albanesi” nell’appartamento. Ma il gup ha evidentemente ritenuto schiaccianti le prove e non ha fatto alcuno sconto a Varani. I danni saranno liquidati in sede civile, ma intanto il giudice ha fissato una provvisionale di 800mila euro per Lucia e di 75mila a testa a madre, padre e fratello. Fuori dall’aula in cui si svolgeva l’udienza a porte chiuse, un gruppo di donne dell’Udi ha atteso paziente il verdetto: “Non lo facciamo solo per Lucia, ma per tutte le donne, e saremmo state felici se oggi ci fossero stati anche degli uomini a manifestare con noi”. Poi l’attacco agli avvocati: “vergogna, vergogna!!!”, che tanto ha fatto indignare i difensori.

Soddisfatti per l’esito del processo i carabinieri, che già la sera stessa dell’agguato avevano messo alle strette Varani, arrestandolo l’indomani, e, a pochi giorni di distanza, avevano incastrato anche i due presunti sicari: “Abbiamo restituito il sorriso a chi l’aveva perso per la violenza subita“, dice il comandante provinciale Giuseppe Donnarumma. E Lucia ringrazia loro e la Procura, tutti quelli che si sono dedicati al suo caso. Anche se, ammette, “non c’è niente che possa ripagarmi, ma l’importante ora è che viva bene io”. Quale sentimento prova verso il suo ex? “Non ho coltivato la rabbia. Dentro di me ho sentimenti positivi. Sono le ustioni che mi hanno insegnato a essere positiva. E ringrazio i medici di Parma che mi hanno spinto a riprendere una vita normale”. Quando i giornalisti le chiedono quale sia stato il momento più bello vissuto dopo l’aggressione, lei risponde: “Quando mi sono svegliata in ospedale e ho capito di essere ancora viva”. Il 1 aprile, a Pesaro, riceverà il Premio del Circolo della Stampa. In quell’occasione presenterà un video con una collage di foto che la ritraggono prima dell’agguato, durante il suo calvario – con un’immagine choc del suo viso deturpato – e infine nella fase della sua rinascita, sorridente accanto al presidente della Repubblica Napolitano. Un pezzo importante, drammatico, intenso della sua vita, che scorrerà accompagnato dalle note della canzone di Pharrell Williams ‘Happy’. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, lo scorso 25 novembre in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, ha conferito alla donna l’onorificenza di Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana.