Come funghi dopo un periodo di pioggia, hanno fiutato l’aria che tira e – incoraggiati – alzano la testa, senza un minimo di rispetto per i principi fondamentali della Costituzione, né quello – meno fondamentale, ma necessario – del semplice buon gusto.

Jihadisti delle paritarie; il loro essere da quella parte è elemento identitario: sostenitori di un sistema economico a scopo di lucro, che gode di protezioni bipartisan; sfrutta l’altrettanto bipartisan strizzare l’occhio alla Chiesa cattolica che, tra i tanti privilegi, ha anche quello di ricevere un consistente obolo pubblico per i propri istituti scolastici; favorisce il radicamento del pensiero unico, in una società oggi come non mai terrorizzata dalla divergenza.

Frequenti dichiarazioni della logorroica Giannini a favore delle paritarie. Prima l’infelice esordio: “I soldi sono necessari per la scuola pubblica e quella paritetica [sic!], che non lascerò indietro“; poi, tra le povere vittime della comunicazione Renzi style (i bambini di asilo parrocchiale a Padova): «La libertà di scelta educativa deve trovare anche in Italia un suo spazio politico e culturale concreto. Servono misure perché le paritarie possano essere una delle opzioni per le famiglie». «La paritaria è uno dei punti del sistema che funziona meglio quindi si tratta di rafforzarla»; ad “Avvenire”: “Non ci deve essere un conflitto pubblico e privato, ma un sistema pubblico articolato al cui interno ci siano scuole statali e scuole non statali“; su “Radio 1”: “La libertà di scelta educativa  è un principio europeo ed è un principio di grande civiltà. Scuole statali e paritarie “devono avere uguali diritti“. Si potrebbe continuare. Incoraggiata, in questo suo spensierato profluvio di parole, anche dai controcanti del giovane capo, che lo scorso anno a Bologna si pronunciò a favore del finanziamento delle scuole dell’infanzia private con i fondi pubblici, invocando il principio di sussidiarietà. In questo scenario i pasionari della paritaria escono allo scoperto, ignoranti o incuranti della norma costituzionale, pronti ad esigere il compenso per la loro fedele militanza. Circolano sulla rete insistentemente i dossier dell’Agesc e del suo presidente Roberto Gontero, che ha già inviato al giovane capo i propri desiderata. Ci informa di un’opportunità della quale non si capisce per qual motivo non dovremmo approfittare: grazie alle “private” lo Stato risparmia 6 miliardi di euro.

Scuola paritaria non è solo scuola confessionale cattolica. Ma i più agguerriti – anche perché percentualmente di gran lunga i più numerosi – sono i cattolici. D’altra parte godono dell’appoggio delle “alte sfere”; ecco, ad esempio, il Card. Scola, il 15 marzo scorso: «Chiediamo di educare alla libertà restituendo alle famiglie, ai genitori, la responsabilità dell’educazione dei figli. Credo che i tempi, in questo senso, stiano maturando».

Suor Monia Alfieri, presidente Fidae Lombardia (Federazione Italiana Di Attività Educative), che comprende Scuole Cattoliche primarie e secondarie, in un articolo su Il sussidiario.net, ha comprensibilmente espresso il più entusiastico consenso alle affermazioni di Giannini e agli annunci di Renzi. Plaude, la solerte sorella, in particolare a 4 punti irrinunciabili del programma gianniniano (“non avviare nuove riforme – valorizzare l’autonomia delle scuole – riconoscere piena dignità alla scuola paritaria – considerare le spese per l’istruzione non come costi, ma come investimenti in capitale umano”). E riesce (sarà, anche qui, la vicinanza con le Alte Sfere?) in una prodigiosa reductio ad unum: tutti e quattro gli imprescindibili confermerebbero la centralità della paritaria (magari cattolica), trasformata in una perfetta scuola-azienda. Management in odor di santità…

Lamenta – la sorella – che in Lombardia chi scelga la paritaria “sia costretta a pagarla” e benedice il buono scuola lombardo, contro il quale la scuola democratica sta da anni mobilitandosi; parla addirittura di anticostituzionalità là dove, dovendo pagare la retta alla scuola paritaria, nell’esercizio della propria libertà di scelta, la famiglia debba anche contribuire alla fiscalità generale, che sovvenziona la scuola pubblica. Insomma, una lettura veramente fantasiosa del “senza oneri per lo Stato” costituzionale.

Bisogna però stare molto attenti. Il tema è centrale: troppi gli interessi convergenti e trasversali; troppa l’ibridazione del partito di maggioranza, che in un tempo assai remoto – prima di farsi promotore della l. 62/00 che sancisce la parità scolastica – si appellava al principio di laicità e al dettato costituzionale. Vincenzo Pascuzzi sta creando un gruppo Fb per il monitoraggio della situazione. Contribuite. L’Italia, sempre più, va alla rovescia. Proviamo – con un ennesimo atto di buona volontà e di esercizio di cittadinanza (ci restano solo queste possibilità) – a raddrizzare la direzione di marcia.