Acque agitate in Croce Rossa. I sindacati hanno già bollato come una “riforma fatta sulla pelle dei lavoratori” il decreto di riordino dell’ente, che lo trasformerà progressivamente in un’associazione di diritto privato.

I primi a sperimentare il cambio di natura giuridica sono stati i comitati provinciali e locali, a partire dall’1 gennaio 2014, mentre dal 2015 sarà la volta di comitato centrale e regionali. Questa piccola rivoluzione coinvolge anche i lavoratori: lo status di associazione privata comporta l’abbandono dei contratti in vigore, che sono riservati agli enti pubblici non economici (Epne).

E qui sorgono i problemi. La scelta dell’amministrazione è ricaduta infatti sul contratto Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), un rapporto di lavoro che i sindacati considerano peggiorativo rispetto al precedente. In realtà, i comitati hanno prorogato il contratto Epne, ma solo per alcuni mesi: per i primi di loro, spiegano i sindacati, la proroga scadrà il prossimo 31 marzo.

A quel punto, per i precari dei comitati provinciali e locali scatterà il nuovo rapporto di lavoro. Per i dipendenti a tempo indeterminato, invece, un comma della riforma ha permesso il passaggio al comitato centrale o a quelli regionali. “Con il nuovo contratto, i precari si troveranno in busta paga il 30% dello stipendio in meno”, spiega Cosimo Arnone di Fp-Cgil. Il sindacato Usb parla invece di retribuzioni inferiori per valori variabili dal 25 al 40 per cento.

L’amministrazione ha già spedito una circolare ai comitati provinciali e locali dove conferma l’adozione del contratto Anpas dall’1 aprile. Intanto, sono stati aperti dei tavoli con le sigle sindacali per definire i dettagli del passaggio tra le due tipologie di contratto, le cosiddette “norme di raccordo”. Ma le parti sembrano arrivate a un punto di rottura: Cgil, Cisl, Uil hanno proclamato lo stato d’agitazione. “La trattativa è a un punto morto”, spiega Arnone. “La Croce Rossa non considera il problema del precariato”.

I sindacati hanno diffidato l’amministrazione dall’applicare il contratto Anpas, ma i vertici dell’organizzazione non sembrano disposti a tornare indietro. “Premesso che i minimi tabellari cambiano di poco con il nuovo contratto”, replica Francesco Rocca, presidente nazionale di Croce Rossa, “il vero problema è l’esternalizzazione dei servizi”. La Croce Rossa, infatti, vende i propri servizi in ambito sanitario alle Regioni. E subisce la competizione di altre associazioni, pronte ad aggiudicarsi le convenzioni regionali con gare d’appalto al ribasso. “E’ un sistema che non ci piace e che subiamo. Ma non possiamo permetterci di perdere le convenzioni. Significherebbe perdere posti di lavoro”, afferma Rocca.

Ma la questione salariale non è l’unico problema per i precari di Croce Rossa. La finanziaria 2007, infatti, ha previsto lo stanziamento di fondi per la “stabilizzazione a domanda del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi”. Eppure, in Croce Rossa lavorano ancora circa 1.500 precari su 4mila dipendenti, con casi clamorosi come in Lombardia, dove su 790 unità di personale 634 sono a tempo determinato. E così, i lavoratori hanno fatto una serie di ricorsi per vedere riconosciuto il proprio diritto a un posto fisso, ottenendo anche una vittoria in Corte di Cassazione.

I sindacati lamentano che nel riordino della Croce Rossa non sia stata prevista una norma che risolva questa spinosa questione. “Ci rimettiamo allo Stato, che deve darci istruzioni in questo senso”, precisa il presidente Rocca. “Per avviare la stabilizzazione dei precari, è necessaria una copertura finanziaria da parte del ministero dell’Economia che non c’è. Ho mandato tre lettere, ma non ho mai ricevuto risposta”.