Piovono dividendi UnipolSai sull’intricatissima, e a tratti oscura, foresta delle cooperative italiane. Una manna, in parte inattesa, che ristora realtà molto attive nella grande distribuzione e alle prese con il generalizzato calo dei consumi. E che sembra essere l’inizio di una ricompensa per gli sforzi sostenuti nel 2012 con gli aumenti di capitale miliardari. Ricapitalizzazioni imponenti varate per condurre in porto la fusione con la Fondiaria Sai, stritolando i piccoli azionisti, ma togliendo parecchie castagne dal fuoco ai grandi creditori del gruppo assicurativo dei Ligresti come Mediobanca.

Andiamo con ordine. UnipolSai, ossia il gruppo assicurativo nato dalla fusione a 4 tra Unipol, Fondiaria, Milano Assicurazioni e Premafin, ha chiuso il 2013 con 694 milioni di utili. Il maggior contributo ai profitti è arrivato da Unipol assicurazioni ma risultano in utile anche l’ex FonSai e Milano assicurazioni. Rimane in perdita Premafin. Continuano a pesare le perdite sugli investimenti immobiliari come Atahotels portate in dote dall’ex società dei Ligresti. Alla luce di questi risultati Unipol ha deciso di distribuire agli azionisti un dividendo da 550 milioni di euro. Una buona parte di queste risorse (371 milioni) vengono attinte dalla riserva ‘avanzo di fusione’ derivante dall’integrazione con FonSai. La riserva deriva dal fatto che il valore del patrimonio della società incorporata (la galassia FonSai) è superiore al valore della partecipazione che la società incorporante (Unipol) aveva nella società. Attingervi per pagare dividendi, in ogni caso, è del tutto normale nel momento in cui queste risorse erano originariamente utilizzabili per tale scopo (erano cioè classificate come tali nei bilanci FonSai).

Del monte dividendi UnipolSai da oltre mezzo miliardo, 346 milioni finiscono alla capogruppo Unipol gruppo Finanziario (che ha il 63% della società assicurativa) e da qui a Finsoe, la cassaforte delle coop che controlla il 50% del capitale ordinario della capogruppo. Da qui i fondi freschi verranno in qualche modo smistati tra i vari soci. Coop adriatica (recentemente entrata in affari con il finanziere George Soros) con il suo 12% mette virtualmente le mani su circa 20 milioni di euro. Coop estense e Coop nordest che hanno il 10% ciascuno di Finsoe su quasi 18 milioni a testa. Poi ci sono Coop Liguria con il 6%, Nova coop e Unicoop Tirreno (5% di Finsoe a testa e circa 9 milioni di dividendi) e Coop Lombardia 3%. Poi altre partecipazioni minori che fanno sempre riferimento a quella galassia di imprese cooperative che trova espressione nella Lega Coop presieduta fino a poche settimane fa dall’attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Ma non è finita qui, perché altri soldi arriveranno attraverso Unipol Gruppo Finanziario ossia la capogruppo che riunisce la parte assicurativa di Unipol Fonsai e la parte bancaria di Unipol banca. La società ha chiuso l’anno con quasi 190 milioni di utile. All’apporto delle assicurazioni ha fatto da contrappeso il rosso di 296 milioni di euro di Unipol banca dovuto sostanzialmente ai 306 milioni di accantonamenti per far fronte alle perdite sui crediti in sofferenza. Nonostante lo stanziamento di queste risorse il tasso di copertura dei crediti deteriorati (sofferenze, incagli e ristrutturazioni, quindi di difficile riscossione) si ferma al 37%, un livello non particolarmente elevato e che non esclude la necessità di nuovi interventi.

E intanto la banca verrà ricapitalizzata per 100 milioni di euro per puntellare un ‘core tier 1’ (l’indicatore patrimoniale utilizzato per valutare la solidità di un istituto di credito) inferiore alla soglia critica dell’8% degli attivi ponderati per il rischio richiesta dalle normative di Basilea 3. Nonostante  dunque non manchi qualche debolezza, la capogruppo distribuirà a sua volta 120 milioni di dividendi. La metà finirà di nuovo a Finsoe (che controlla il 50% di Unipol gruppo finanziario) e a cascata alle varie cooperative. In alcuni casi (Coop estense, Coop adriatica, Nova coop) oltre alla quota in Finsoe le cooperative vantano anche partecipazioni dirette nella capogruppo, con quote intorno al 3 per cento.