Aggiornato il 12 marzo 2014:

La petizione che abbiamo lanciato per chiedere “verità e giustizia sul caso Alpi” ha superato, anche grazie al sostegno de “Il Fatto Quotidiano” 30mila firme in un giorno e migliaia di post sui social network, coinvolgendo anche numerose personalità del mondo della cultura e dello spettacolo tra cui Fiorella Mannoia e Sabina Guzzanti.  
Ci auguriamo che questo appello possa essere accolto e annunciato in occasione dei venti anni dall’assassinio (20 aprile 2014).

 

Venti anni fa, il 20 marzo 1994, furono uccisi a Mogadiscio i giornalisti Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Erano in Somalia, inviati del Tg3. Indagavano su un traffico internazionale di armi e rifiuti tossici e radioattivi illegali. Rifiuti prodotti nell’occidente industrializzato e spediti poi nei Paesi poveri dell’Africa in cambio di armi e tangenti. “Un’esecuzione”, disse subito Giorgio Alpi, padre della giornalista, ricordando che poco prima di morire la figlia aveva intervistato il sultano di Bosaso, e annotato degli appunti su un taccuino che risulta scomparso.

Ci sono voluti ben dieci anni per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria e Miran le cui conclusioni hanno lasciato l’amaro in bocca in chi si aspettava uno squarcio di verità.

Nel 2007 la Procura della Repubblica ha chiesto l’archiviazione del processo sostenendo che non vi erano altre indagini da svolgere. Ma il Gip ha negato l’archiviazione, come ha ricordato l’avvocato della famiglia Alpi Domenico D’Amati intervistato da Articolo21: “Accogliendo la nostra opposizione, il Gip ha disposto numerosi accertamenti. Oltre venti. Vuol dire che non era stato fatto molto in precedenza”.

Oggi, a venti anni esatti di distanza siamo ancora in attesa di conoscere tutta la verità su quella vicenda. Questa verità potrebbe essere contenuta nella montagna di carta (ottomila documenti e dossier) che i servizi di sicurezza militare, l’ex Sismi, oggi Aise, hanno accumulato su fatti che attengono all’esecuzione dei due giornalisti. Carte che giacciono sotto chiave negli archivi della Camera a cui sembra essere stato negato l’accesso dall’Agenzia Aise.

“È fondamentale che queste carte siano rese pubbliche e che ai cittadini sia data la possibilità di sapere”, ha spiegato D’Amati. “C’è molto da fare e speriamo che tutti gli organi dello Stato collaborino. In primo luogo la Camera dei deputati che deve desecretare questi documenti fondamentali sui traffici dei rifiuti tossici”.

Per questo, insieme al portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti abbiamo lanciato una petizione sul sito Change.org che vi invitiamo a firmare e a diffondere, indirizzata al presidente della Camera Laura Boldrini. Affinché si possa consentire l’accesso ai dossier, per squarciare “il muro di gomma” dei poteri che, in tutti questi anni hanno ostacolato la ricerca della verità.