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Denise Cosco, le indagini della procura di Velletri: acquisiti i cellulare, sequestrato l’appartamento. Sarà sentito il compagno che era in casa

Gli inquirenti indagano per istigazione al suicidio e hanno disposto nuovi accertamenti nell’abitazione di Ariccia. Acquisito il cellulare della 35enne, sarà ascoltato il compagno. Intanto la zia Marisa pubblica sui social la prima immagine pubblica di Denise: "Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti"
Denise Cosco, le indagini della procura di Velletri: acquisiti i cellulare, sequestrato l’appartamento. Sarà sentito il compagno che era in casa
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La Procura di Velletri vuole fare luce sulle ultime ore di vita di Denise Cosco, la figlia di Lea Garofalo morta giovedì dopo essere precipitata domenica dal terzo piano della sua abitazione ad Ariccia. In casa, al momento della tragedia, c’era il compagno della donna, che sarà ascoltato dagli inquirenti. L’audizione rientra negli accertamenti disposti dal procuratore Carlo Villani per chiarire cosa sia accaduto prima della morte della 35enne e verificare ogni possibile circostanza.

Gli investigatori hanno già effettuato un sopralluogo nell’abitazione, insieme ai carabinieri, per eseguire ulteriori rilievi. Il fascicolo è stato aperto, come previsto in questi casi, per istigazione al suicidio. Non ci sono al momento indicazioni che consentano di attribuire a qualcuno una responsabilità, ma l’ipotesi di reato permette alla Procura di svolgere accertamenti più ampi sulle circostanze che hanno preceduto la morte. Gli inquirenti hanno sequestrato la casa ad Ariccia dove la 35enne viveva con il figlio e il compagno.

Venerdì è stata eseguita l’autopsia. Gli inquirenti hanno inoltre acquisito un secondo cellulare di Denise, che sarà analizzato per ricostruire gli ultimi contatti e le comunicazioni avute dalla donna prima della tragedia. Due quindi i dispositivi su cui saranno eseguiti gli accertamenti.

Il lavoro della Procura punta dunque a ricomporre le ore precedenti alla caduta e a verificare se vi siano elementi utili a spiegare quanto accaduto. A rompere per prima il silenzio sulla morte di Denise è stata la zia Marisa, che sui social ha pubblicato quella che di fatto è la prima immagine pubblica del volto della nipote. Una fotografia accompagnata da poche parole che raccontano una vita intera trascorsa, fin dall’adolescenza, sotto protezione: “Nessuno potrà più decidere per te, non dovrai più nasconderti“, ha scritto la zia, aggiungendo di poter finalmente “mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi”.

Dopo l’omicidio di Lea, Denise era rimasta nel programma di protezione fino al 2018. Solo allora aveva potuto uscire da quella vita nascosta e costruirsi un’esistenza autonoma nel Lazio. Lea Garofalo aveva scelto di rompere con il contesto della ’ndrangheta nel quale era cresciuta, aveva lasciato Carlo Cosco nel 1996, dopo il suo arresto, e dal 2002 aveva iniziato a raccontare agli investigatori ciò che sapeva di omicidi ed estorsioni legati all’ambiente criminale. Con lei, per anni, anche Denise aveva vissuto sotto protezione. Dopo aver lasciato il programma di protezione, Lea fu attirata a Milano con un inganno dall’ex compagno. Il 24 novembre di quell’anno fu portata via dopo essere stata vista all’Arco della Pace. Venne uccisa e il suo corpo fu dato alle fiamme. La successiva collaborazione di uno degli uomini coinvolti nell’omicidio consentì di ricostruire la vicenda e di recuperare alcuni resti. Denise aveva allora 18 anni. Nel processo contro il padre e gli altri imputati scelse di testimoniare contro Carlo Cosco e si costituì parte civile.

“Io sono un’orgogliosa testimone di giustizia perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita”, disse durante il procedimento. A Milano si pensa anche a un gesto simbolico in memoria di Denise. Il sindaco Giuseppe Sala ha ipotizzato la piantumazione di un albero accanto alla magnolia dedicata a Lea Garofalo al Parco Sempione, promossa da Libera. Intanto sui social e attraverso i messaggi WhatsApp circola l’appello a portare un fiore al Giardino Lea Garofalo. Anche l’Associazione nazionale magistrati ha ricordato Denise come “una donna coraggiosa”.

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