Il mondo FQ

“Domenico Caliendo poteva essere salvato”: la superperizia disposta dal gip sul bimbo morto dopo il trapianto al Monaldi

In 553 pagine i tre esperti nominati dal giudice contestano le modalità di conservazione del cuore arrivato da Bolzano e indicano nel Berlin Heart, anziché nell’Ecmo, il dispositivo che avrebbe potuto consentire un nuovo trapianto. La difesa di Oppido: condotta chirurgica conforme alle regole. Il legale della famiglia: "Hanno letto male". A novembre l’incidente probatorio
“Domenico Caliendo poteva essere salvato”: la superperizia disposta dal gip sul bimbo morto dopo il trapianto al Monaldi
Icona dei commenti Commenti

Domenico Caliendo, il bimbo morto lo scorso febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto con un cuore danneggiato, “poteva essere salvato”. Non è la famiglia o i consulenti nominati dai parenti a sostenerlo, ma la conclusione della superperizia di 553 pagine depositata nell’inchiesta sulla morte del bambino di due anni e mezzo. Secondo i tre periti nominati dal giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino – Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini – la possibilità di salvare il piccolo sarebbe rimasta concreta in due momenti: durante il trasporto e la conservazione del cuore del donatore e, una volta accertato il danneggiamento irreversibile dell’organo, nella scelta del supporto meccanico da utilizzare.

Il cuore era stato prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli. Proprio sulle modalità di conservazione durante il viaggio si concentra una prima parte delle contestazioni dei periti. La condotta della dottoressa Gabriella Farina, recatasi a Bolzano per effettuare l’espianto, viene definita “non congrua”. Secondo la superperizia, non sarebbe stato portato ghiaccio in quantità sufficiente per garantire la corretta conservazione dell’organo e non sarebbe stato verificato adeguatamente il materiale messo a disposizione, vale a dire il ghiaccio secco. Il risultato, secondo i periti, fu un danno irreversibile al cuore del donatore.

Ma è soprattutto sulle decisioni assunte al Monaldi dopo l’arrivo dell’organo che si concentra la parte più delicata della ricostruzione. I tre esperti nominati dal giudice ritengono infatti conforme alle regole mediche la decisione di procedere alla cardiectomia, cioè alla rimozione del cuore del piccolo, nonostante le condizioni dell’organo. La procedura, secondo la perizia, sarebbe stata giustificata dalla situazione di emergenza. La valutazione riguarda in particolare il primario di cardiochirurgia Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni, entrambi indagati e destinatari di una misura interdittiva nell’ambito dell’inchiesta.

La censura principale riguarda invece ciò che accadde dopo. Una volta emerso che il cuore trapiantato era stato irrimediabilmente danneggiato, per i periti sarebbe stato possibile utilizzare il Berlin Heart Excor, un dispositivo di assistenza ventricolare extracorporea, invece dell’Ecmo, l’ossigenazione extracorporea a membrana. Una ipotesi esplorata dalla procura di Napoli e sostenuta da mesi dalla famiglia della vittima. Secondo la superperizia, il Berlin Heart avrebbe potuto “preservare o ristabilire la funzionalità d’organo”, mantenendo il bambino in condizioni tali da renderlo potenzialmente candidabile a un nuovo trapianto. La finestra temporale indicata dai periti è di 72 ore. Attraverso il ritrapianto, scrivono, la probabilità di sopravvivenza di Domenico nel medio e lungo periodo sarebbe stata significativa. Come è noto il 17 febbraio, poco prima che morisse, un cuore era diventato disponibile ma le condizioni del piccolo ormai erano così compromesse che il team di esperti esperti al nosocomio napoletano, chiamati a fare una valutazione, espresse parere negativo. Secondo i periti nominati dal giudici infatti la permanenza del bambino in lista d’attesa per il trapianto non era più clinicamente giustificata da circa metà gennaio 2026, a causa del grave ed irreversibile deterioramento degli organi periferici.

È questo il passaggio sul quale ora si concentra lo scontro tra le parti. Per l’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la famiglia Caliendo-Mercolino, la conclusione della superperizia conferma sostanzialmente quanto già sostenuto dai consulenti della famiglia. Secondo il legale, se il bambino fosse stato collegato al Berlin Heart entro le 72 ore, avrebbe potuto essere sottoposto a un nuovo trapianto, con una possibilità di riuscita superiore al 70 per cento. Da qui la richiesta alla Procura di valutare anche un’eventuale contestazione di omicidio volontario, in luogo dell’ipotesi colposa. Una prospettiva che, allo stato, appartiene alle valutazioni della parte offesa.

Petruzzi contesta inoltre la lettura della perizia secondo cui la condotta chirurgica di Oppido sarebbe stata conforme alle regole mediche. A suo giudizio, proprio la parte relativa alla gestione successiva al fallimento del trapianto attribuirebbe al cardiochirurgo una responsabilità ancora più rilevante, perché avrebbe indicato una concreta possibilità di salvare il bambino. Il legale richiama anche un passaggio della superperizia relativo alla tempistica della cardiectomia. Secondo quanto riportato da Petruzzi, l’inizio dell’intervento sembrerebbe essere avvenuto con l’arrivo del contenitore in sala operatoria e non con l’apertura del sistema di trasporto. Il riferimento è anche alla documentazione clinica, altro fronte dell’inchiesta nel quale Oppido e Bergonzoni sono accusati di falso materiale e ideologico in concorso. Su questo punto la difesa del primario offre una lettura opposta. Gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes sottolineano che, secondo le conclusioni dei periti, la condotta chirurgica di Oppido sarebbe stata conforme alle regole mediche e che la cardiectomia sarebbe stata iniziata nel momento in cui il cuore è arrivato in sala operatoria. Oppido è stato raggiunto da un’interdizione dall’esercizio della professione medica per 12 mesi, Bergonzoni per sette mesi. Il provvedimento è legato alle accuse di falso relative al referto operatorio del trapianto.

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha affrontato la posizione dei due medici. La difesa di Oppido ha chiesto che fosse acquisita la nuova superperizia, depositata il giorno precedente. I giudici hanno quindi rinviato la decisione sulla sua posizione al 21 settembre. Per Bergonzoni, difesa dall’avvocato Vincenzo Maiello, il tribunale si è riservato sulla valutazione delle esigenze cautelari. La superperizia sarà ora sottoposta al contraddittorio tra le parti nell’incidente probatorio disposto dal gip Sorrentino. Le udienze sono fissate per il 12 e 13 novembre. Sarà in quella sede che i sette medici indagati, assistiti dai rispettivi difensori, potranno confrontarsi con le conclusioni dei tre esperti nominati dal giudice e con la Procura di Napoli, rappresentata dall’aggiunto Antonio Ricci e dal sostituto Giuseppe Tittaferrante.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione