Con 343 voti favorevoli, 139 contrari e 105 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione non vincolante basata su un testo proposto dalla deputata laburista inglese Mary Honeyball a proposito di sfruttamento sessuale e prostituzione

Questa risoluzione arriva dopo quella votata ieri in cui si dice che la violenza di genere deve essere affrontata a livello comunitario e che bisogna sollecitare ulteriori provvedimenti per prevenirla. Entrambe le iniziative sono parte di un piano che tende a liberare dalla violenza “tutte le donne nell’Unione europea” e che sarà sintetizzato il prossimo 5 marzo nel corso della Giornata internazionale della donna, quest’anno dedicata alla lotta contro la violenza di genere.

Nella risoluzione sullo sfruttamento sessuale e la prostituzione si sottolinea che “i paesi dell’Ue dovrebbero ridurre la domanda di prostituzione punendo i clienti, non le prostitute”. Si legge inoltre che “la prostituzione è una forma di schiavitù incompatibile con la dignità umana e i diritti umani” e quindi si raccomanda l’adozione del cosiddetto “modello nordico” attuato in Svezia, Islanda e Norvegia, preferito anche in Francia, secondo il quale commette un reato chi acquista servizi sessuali e non chi li vende (come invece avviene in Gran Bretagna, Irlanda e Croazia). Nel testo inoltre si invitano gli Stati membri a recepire negli ordinamenti nazionali la direttiva 2011/36/Ue contro la domanda di prostituzione.

Prioritaria, per la risoluzione, è la lotta alla tratta e allo sfruttamento. Il Rapporto Honeyball sottolinea come i dati dimostrerebbero che una percentuale altissima di prostitute sono vittime di tratta. Si scrive perciò che gli Stati membri dovrebbero migliorare l’istruzione e ridurre la povertà che obbliga donne e minori alla prostituzione. Il testo non fa tuttavia menzione alle leggi sull’immigrazione dei diversi Stati e non suggerisce politiche diversamente inclusive che si occupino della questione.

La proposta della deputata Honeyball parte dalla considerazione che la regolarizzazione delle prostitute avrebbe portato a grandi disastri in Olanda e Germania, Paesi in cui la prostituzione è un business gestito legalmente, e suggerisce, inoltre, di considerare l’acquisto di prestazioni sessuali da prostitute under 21, come un reato penale che tutta l’Europa dovrebbe perseguire.

Di diverso parere sono le organizzazioni dei/delle sex workers che hanno lanciato una petizione e sottoscritto, assieme a 560 organizzazioni non governative e associazioni, alcune delle quali si occupano di tratta e violenza sulle donne, 56 accademici, ricercatori e numerose altre adesioni, un documento in cui si mettono in discussione i dati relativi agli effetti della regolarizzazione e l’efficacia del modello europeo.

Luca Stevenson, coordinatore dell’International committee on the rights of sex workers in Europe (Icrse) commenta così il via libera alla risoluzione: “Il modello svedese di criminalizzazione dei clienti non solo è inefficace per ridurre la prostituzione e la tratta, ma è anche pericoloso per le/i sex workers. Infatti aumenta lo stigma che è la maggiore causa di violenza contro di noi. È una politica fallimentare denunciata da tutte le organizzazioni di sex workers e da molte organizzazioni di donne, Lgbt e migranti, così come da molti organismi delle Nazioni unite”.

Marija Tosheva, advocacy officer di Swan, la rete di advocacy dell’Est Europa e Centro Asia spiega: “Il rapporto non riesce a rappresentare le differenti realtà del lavoro sessuale nei contesti europei. Rinforza gli stereotipi che tutte le donne provenienti dall’Est Europa siano trafficate in Europa occidentale, mettendo a tutte l’etichetta di ‘vittime’, escludendole dal dibattito e dai processi decisionali. Alcune sex workers migrano per cercare migliori opportunità di lavoro, alcune diventano vulnerabili alla violenza e allo sfruttamento, ma etichettare tutte le sex workers come vittime di violenza e criminalizzare ogni aspetto del lavoro sessuale vuol dire distogliere lo sguardo dalla realtà per guardare a soluzioni moralistiche e repressive“.

Il network europeo dei/delle sexworkers, dopo aver preso atto del voto, ha sottolineato come non si tratti di una sconfitta: “Noi continueremo a rendere tutto pubblico, a denunciare le falsità a fare campagna di contro-informazione”. Soddisfatta invece l’eurodeputata Pd Silvia Costa: “Il modello nordico suggerito dalla relazione – ha osservato Costa – ha dimostrato l’efficacia di un approccio che, non criminalizzando la prostituta ma penalizzando la domanda di prestazioni sessuali a pagamento, produce un significativo cambiamento della consapevolezza delle donne e soprattutto degli uomini, oltre a una riduzione della tratta e della criminalità collegata. Un approccio – ha concluso Costa – anche più coerente con la considerazione che la prostituzione rappresenta sempre una violazione dei diritti delle donne e della parità e che va combattuta e prevenuta, soprattutto tra i minorenni, per i quali la prostituzione non può mai rappresentare una libera scelta“.