Abbattere le tasse sul lavoro è la priorità per Matteo Renzi. Ma sull’entità del taglio regna ancora una gran confusione. Il presidente del Consiglio aveva inizialmente annunciato al Senato una revisione “a due cifre” del cuneo fiscale e in un secondo momento aveva precisato alla Camera che parlava di miliardi e non di punti percentuali. Intervistato da Ballarò, però, quando Giovanni Floris gli chiede come trovare le risorse per ridurre il costo del lavoro “di due cifre percentuali che secondo i primi calcoli costerebbe 10 miliardi”, il premier non fa una piega e promette di dare “entro un mese il percorso preciso su quanto e dove prendiamo i soldi” necessari. Tra le possibili fonti elenca la spending review, l’accordo con la Svizzera sui capitali esportati e una possibile riduzione dei contributi previdenziali.

Renzi annuncia poi che “c’è spazio per aumentare la tassazione delle rendite finanziarie“, confermando quanto già anticipato la settimana scorsa da Graziano Delrio (dichiarazioni a cui era seguita una rapida ma confusa smentita da Palazzo Chigi). Ma, mentre il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio parlava di aumentare le imposte in particolare sui titoli di Stato, il premier precisa che il provvedimento “non riguarderà i Bot, ma le rendite pure”, sottolineando che questo servirà ad “abbassare il costo del lavoro” e che in Italia “abbiamo una tassazione sulle rendite finanziarie tra le più basse in Ue”. Per Renzi bisogna comunque “attendere la riforma complessiva del sistema fiscale”.

Tornando al cuneo fiscale, Renzi ammette che a riguardo “ci sono scuole di pensiero diverse” che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “sta verificando: alcuni professori della Bocconi insistono su 20-23 miliardi, altri hanno idea diversa. Un modo è abbassare Irap, un altro è abbassare Irpef, il terzo sul quale stiamo ragionando è quello degli oneri sociali“. Il taglio del cuneo porterebbe quindi a un beneficio sulla busta paga degli italiani che, secondo una stima de Il Sole 24 Ore, sarebbe di circa 100 euro per l’85% dei lavoratori nell’ipotesi di un provvedimento da 10 miliardi.

Quanto alla Cassa depositi e prestiti, “ci può aiutare a fare quello che ha fatto la Spagna, per circa 60 miliardi di euro, con un effetto benefico immediato. Aiuterà i fondi per lotta al credit crunch, e in 15 giorni permetterà di sbloccare i 60 miliardi che sono bloccati per i debiti della pubblica amministrazione“.

Renzi si rivolge infine a Enrico Letta, dicendosi “molto triste per come è stata riportata la vicenda a Palazzo Chigi” con l’ex premier, “ma il tempo è galantuomo”. E conclude con una sfida: “Io vado avanti, al massimo mi mandano a casa. Se la politica sbaglia va in malora il Paese”.