Se in questi ultimi venti anni tutti coloro che hanno promesso di mettere mano ad una legge sul conflitto di interessi l’avessero poi fatta avremmo, su questa materia, la legislazione più corposa e avanzata del pianeta.
Dal 1994 ad oggi non c’è stata campagna elettorale in cui non si sia evocato il fantasma della sospirata normativa. Poi però, fatalmente e misteriosamente, una volta insediatosi un nuovo parlamento, il conflitto di interessi diveniva evanescente, un vago ricordo, per lasciare spazio alle “vere emergenze” rinviandone la discussione a “tempi più maturi”.

“Dovremo occuparcene, ma non possiamo fare tutto insieme”, rispose nel 2006 in un’intervista sul Corriere della Sera Massimo D’Alema. A cui quantomeno non difetta la coerenza essendo lui il patrocinatore del baratto bicamerale/conflitto di interessi, quell’accordo costituzionale del 1997 con la destra che sembra il progenitore delle correnti larghe intese.

Oggi la più macroscopica anomalia italiana sembra tornare prepotentemente nella cosiddetta agenda politica. “E’ ora di affrontare le regole per il conflitto di interessi perché gli italiani le aspettano da tanto tempo”, sono state le ultime parole dell’ex presidente del Consiglio Enrico Letta prima di essere spodestato dal nuovo inquilino di Palazzo Chigi. E ieri il neo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio è tornato sul tema: “la legge va fatta perché il Paese lo merita”.

Chissà se di questo ne ha già discusso con il neo ministro all’Economia Pier Carlo Padoan appena tornato dall’Australia e soprattutto con Federica Guidi, neo ministro allo Sviluppo economico (con delega anche alle Comunicazioni, tv comprese) a cui Silvio Berlusconi ha già dato la sua benedizione nel corso di una recente cena ad Arcore.

Articolo21, fin dalla sua nascita, non ha mai smesso di chiedere a gran voce ai governi che si sono succeduti (di centrodestra e di centrosinistra) di approvare una legge adeguata sul conflitto di interessi, sulle normative antitrust e per liberare la Rai dal condizionamento di governo, partiti e lobbies. E continueremo a reclamarlo, con la stessa e anche maggiore determinazione al neonato governo Renzi. Per rimuovere le tante metastasi della nostra democrazia, per tornare ad essere un Paese normale e risalire quella dannata graduatoria sulla libertà di informazione in cui l’Italia, ancora oggi, continua ad occupare una posizione indecorosa. 

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