I miei due figli a Melbourne frequentano una scuola elementare 24/7. Pubblica. Cancelli sempre aperti – ciò a onor del vero viene reso più semplice dalla sicurezza della città e dalla quasi totale assenza di invertebrati che si divertono a vandalizzare il bene comune -, campi sportivi a disposizione della comunità, giardini in cui i residenti portano a giocare i propri cani. La scuola è considerata uno dei fulcri fondanti della comunità ed un centro di aggregazione non solo per gli alunni, ma per i cittadini in generale. Vengono organizzati pic-nic serali, competizioni sportive di ogni tipo, concerti. Una sorta di moderno centro sociale, incentrato ovviamente sull’educazione dei più giovani.

Il momento più significativo è il pomeriggio, quando si vanno a riprendere i ragazzi a scuola. Io ho ancora in mente la scene italiane, con mamme (perlopiù) che scendono trafelate dalle macchine, acchiappano il figlio al volo urlandogli di muoversi perché hanno la macchina in terza fila e non si può fare tardi al corso di inglese, e poi bisogna correre a recuperare il fratello a calcio etc. Chi di voi non ha sperimentato la logistica giornaliera pre-uscita da scuola, con accordi con altri genitori del tipo: “Se oggi non ce la fai, prendo io tuo figlio e me lo porto a casa, poi però devo accompagnare il piccolo a judo, me lo porto dietro e verso le 18.30 ci troviamo in Piazza Argentina e te lo scarico al volo che devo recuperare la più grande a danza”? Ed in aggiunta ci sono gli inflessibili bidelli delle scuole italiane, che dieci minuti dopo il suono della campana spingono tutti fuori dal cortile, perché bisogna chiudere la scuola: “Arrivederci, grazie, a domani”. Insomma, la scuola è organizzata come un qualunque ufficio pubblico, fornisce il servizio per le ore concordate e voilà. Certo, ci sono il pre-scuola ed il post-scuola: spesso forniti da associazioni che assumono qualche giovane per vigilare sui bimbi perché non si facciano male, più che per organizzare vere e proprie attività.

Qui è tutto diverso. I bimbi escono dalle loro classi e si fermano in cortile a giocare per ore, fanno merenda sul prato mentre i genitori riescono a fare due chiacchiere e socializzare. Nel doposcuola vi sono corsi sportivi di tutti i tipi che si tengono all’interno del plesso scolare; quindi, se i genitori sono impegnati al lavoro, non devono scapicollarsi e fare magari mezz’ora di macchina per ritirare il figlio da scuola e spesso scaricarlo alla palestra situata proprio di fianco alla scuola. Per i bimbi qui l’attività giornaliera scuola-tempo libero-sport è un continuum da svolgersi spesso nello stesso luogo, con indubbi vantaggi per loro e per i genitori che non devono stressarsi ogni giorno per equilibrare i tempi dedicati al lavoro ed alla cura dei figli.

Cosa ci vorrebbe in Italia per realizzare un modello di questo tipo? Semplice: investimenti in infrastrutture, per dotare le scuole di spazi gioco-sport più decente di quelli attuali, e personale supplementare per coprire qualche ora in più. Quindi occorrono soldi. Per il primo punto, ci vogliono soldi freschi e dei governanti che capiscano che l’investimento in educazione è la chiave per ridare competitività futura al nostro paese. Per il secondo, una volta abolite le Province, perché non indirizzare parte dei dipendenti verso la scuola invece che costringerli ad infoltire le schiere di qualche altro ufficio pubblico? Una persona in più per ogni scuola, che consenta alla stessa di rimanere aperta fino alle 19 organizzando attività sportive e ricreative (proiezioni di film, concerti di musica, corsi di disegno e canto), senza dover forzare impossibile trattative sindacali con il personale attuale (che peraltro sta subendo dei tagli). Permettendo così ai genitori di vivere serenamente la propria giornata senza folli corse in auto ed agli alunni di avere un punto di riferimento costante non solo per l’insegnamento, ma anche per il loro tempo libero. Perché, a mio parere, il moderno concetto del genitore (leggi mamma al 99%)-autista per i figli, che vaga ogni giorno per la città, è quanto di più deleterio esista: non permette la piena realizzazione di pari opportunità tra uomini e donne al lavoro e produce delle mamme stressate da ore ed ore passate nel traffico, spesso di corsa e con il cronometro in mano.