Nei paradossi della politica italiana, accade che il miglior assist a Matteo Renzi lo abbia dato quello che dovrebbe essere il suo principale avversario, Beppe Grillo. Lo streaming del colloquio tra i due, uno nei panni un po’ ingessati, all’inizio, del “presidente incaricato”, l’altro con l’intenzione di mandare tutto all’aria fin dalle prime battute, non è stato uno bello spettacolo.

Giudicandolo, infatti, con la lente della crisi italiana e con lo sfacelo della politica e dell’economia che ci sovrasta, quel battibecco costante, quell’urlare goffamente, senza scambio di idee o di contenuti, l’incontro ha dimostrato la propria vera natura: una messinscena mediatica


 
Resta, però, la sensazione che si deposita nella testa di chi ha guardato, il frammento che lascia traccia. E rimane l’immagine di un “giovane” politico con le maniche di camicia rimboccata intenzionato a fare qualcosa per il Paese e di un leader politico, indignato, che ha cercato in tutti i modi di demarcare un limite invalicabile. “Noi” da una parte, “voi”indegni, corrotti, schiavi di banche e industriali, dall’altra. Tra i due campi non deve esserci nessun dialogo e nessun dialogo, infatti, tra i due c’è stato.

L’unico problema che ha Grillo, però, è che a quel tavolo è stato spedito dal suo stesso movimento che ha votato, peraltro con numeri rilevanti, oltre 40 mila, e di stretta misura ha deciso che con Renzi bisognasse parlare. Per mandarlo a quel paese? Non credo. Per intavolare una discussione e, magari, provare una collaborazione? Nemmeno. 
 

Il mandato a sedersi a quel tavolo, probabilmente, esprime la volontà di una parte del M5S di far pesare le proprie idee e proposte, di trovare eventuali varchi in cui introdurre qualche antidoto all’andazzo dominante della politica italiana. Di dimostrare, anche, con la forza degli argomenti, di essere dalla parte della ragione (come, ad esempio, ha dimostrato la vicenda di Bankitalia, su cui invece nulla è stato chiesto a Renzi). La politica italiana è, senz’altro, in larga misura, come la descrive Grillo: dominata dai poteri forti, sleale, spesso corrotta, etc. Però questo si sapeva già, se l’analisi fosse stata questa allora non serviva sedersi a quel tavolo. Ma Grillo ci si è seduto, perché costretto, e nella foga di dimostrare che Renzi è “unfit”, inadeguato anche a un semplice colloquio, si alzato più debole di prima. 
 
Anche perché, nuovo paradosso, tra i due la battuta che fa ridere l’ha fatta Renzi: “Non è il trailer del tuo show, ti va male la prevendita?”. E poi, “esci dal blog“. Si torna, dunque, al punto di partenza: Renzi prova, da quando è segretario Pd a inviare messaggi dialoganti all’elettorato di Grillo puntando a recuperarne una parte. Grillo lo sa bene e prova a blindare il suo mondo ad alzare una saracinesca invalicabile. Per il momento, però, questa tattica non ha funzionato. Non è escluso che non appena si vedrà Renzi alla prova del governo, Grillo possa tranquillamente recuperare terreno. In streaming, però, ne ha perso un po’.